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Coronavirus e l'economia che trema, la Cgil: ''Situazione eccezionale, si può e deve ricorrere al Fondo di solidarietà del Trentino''

Aderiscono al Fondo di solidarietà circa 8.700 aziende trentine per circa 54 mila lavoratrici e lavoratori tra scuole e asili, comparto del turismo, commercio e servizi. Grosselli: "Si possono garantire le integrazioni salariali e l'utilizzo della cassa integrazione. Vale anche per stagionali e contratti a tempo determinato"

Di Luca Andreazza - 27 febbraio 2020 - 05:01

TRENTO. "Il Fondo di solidarietà del Trentino va utilizzato soprattutto in casi come questo e permette l'accesso alla cassa integrazione ai dipendenti privati a prescindere dalla consistenza dell'organico", queste le parole di Andrea Grosselli, segretario della Cgil, che aggiunge: "In questo contesto di emergenza sanitaria legata alla possibile diffusione anche qui del coronovirus, l’attivazione di questo strumento può avvenire per fronteggiare questo momento di difficoltà".

 

Aderiscono al Fondo di solidarietà circa 8.700 aziende trentine per circa 54 mila lavoratrici e lavoratori. "In questo modo - prosegue Grosselli - si possono garantire le integrazioni salariali ai dipendenti di imprese aderenti quali le cooperative che orbitano nel mondo scolastico e asili, quelle realtà che gestiscono mense e servizi legati alle sospensioni imposte dai provvedimenti provinciali. In questo modo non vengono lesi i diritti di dipendenti e parti datoriali".

 

Il Fondo, istituito sulla base dell’accordo tra organizzazioni datoriali e sindacali trentine, permette l’accesso alla cassa integrazione a prescindere dalla consistenza dell’organico, che occupano almeno il 75% dei propri dipendenti in unità produttive ubicate nel territorio della Provincia di Trento, e che operano principalmente nei settori quali commercio, turismo e servizi. Un piano che vede anche Confcommercio, Confesercenti, Federazione trentina della cooperazione, Confprofessioni, Asat e Confindustria tra le parti interessate.

 

C’è preoccupazione tra i lavoratori degli impianti a fune per le conseguenze legate alla diffusione del coronavirus in Italia. Le disdette di molti turisti, soprattutto dall’estero, rischia di pesare fortemente anche sugli impianti di risalita trentini, con il rischio chiudere anticipatamente i contratti stagionali, che rappresentano i due terzi dei 1.300 occupati del settore. Dati economici che allarmano anche il panorama nazionale (Qui articolo).

 

"E' ancora presto per quantificare la situazione nel turismo - evidenzia la Cgil - ma questo strumento può risolvere alcuni problemi legati alla sospensione o alla riduzione di attività in forza di un’ordinanza della Pubblica autorità per situazioni temporanee di mercato. Queste fattispecie sono integrate da due distinte causali previste per le integrazioni salariali ordinarie".

 

Si cerca di correre ai ripari a situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all'impresa o ai dipendenti, così come a quelle temporanee di mercato "in relazione a causali previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria, ad esclusione delle intemperie stagionali con un'anzianità di lavoro di almeno 30 giorni effettivi anche non continuativi nei dodici mesi precedenti la data di domanda di beneficio".

 

Possono rientrare in questi casi la sospensione, per esempio, delle attività degli asili nido convenzionati gestiti da imprese private (cooperative e non), delle scuole per l’infanzia equiparate, delle mense scolastiche in appalto, dei servizi di pulizia in appalto, dei servizi educativi integrativi e qualunque altra attività direttamente connessa alle attività sospese dalle ordinanze della Provincia autonoma di Trento del 22 e del 24 febbraio.

 

"Ovviamente speriamo che il contraccolpo sia minimo - continua Grosselli - ma si prospetta anche un calo per il turismo a causa delle disdette. La cassa integrazione può essere utilizzata anche per lavoratori a contratto determinato oppure stagionali nei comparti quali strutture ricettive, ristoranti e impianti a fune per 'mancanza di lavoro o di commesse' o quella 'crisi di mercato'. Anche Inps ravvisa la straordinarietà dell'evento e quindi la possibilità di accedere dovrebbe presentare procedure semplificate. In Trentino la copertura degli ammortizzatori sociali è praticamente del 100%, probabile l'intervento anche a livello ministeriale e quindi un'eventuale decisione di Trento avrebbe maggiore forza".

 

E se anche in Trentino sono partite le comunicazioni per spiegare che alle nostre latitudini il coronavirus non si è diffuso, il turismo mostra segnali di preoccupazione (Qui articolo). "Il vero problema sono la paure in larga parte ingiustificate - dice Stefano Montani, segretario della Filt Cgil - che hanno fatto piovere in quasi tutte le località sciistiche del Trentino, una raffica di disdette da parte, soprattutto, di turisti stranieri e scolaresche. Il rischio è anche quella dell'emergenza occupazionale".

 

La maggioranza del personale degli impianti di risalita ha infatti un contratto stagionale, che normalmente termina a marzo. “C’è l’oggettivo rischio di un recesso anticipato – ammette Montani -. Per questa ragione, per tutelare il reddito dei lavoratori, è indispensabile attivare tutte le misure previste dal Fondo di solidarietà trentino che ricordiamo copre anche i lavoratori stagionali”.

 

La norma prevede che la domanda di integrazione salariale "deve essere presentata entro il termine di 15 giorni dall'inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa fatte salve le domande per eventi oggettivamente non evitabili, per le quali si applica il termine della fine del mese successivo a quello in cui si è verificato l'evento", mentre per quanto riguarda gli obblighi di informazione e consultazione sindacale: "Nei casi di eventi oggettivamente non evitabili che rendano non differibile la sospensione o la riduzione dell'attività produttiva, l'impresa è tenuta a comunicare ai soggetti la durata prevedibile della sospensione o riduzione e il numero dei lavoratori interessati. Quando la sospensione o riduzione dell'orario di lavoro sia superiore a sedici ore settimanali si procede, a richiesta dell'impresa o dei soggetti di cui al comma 1, da presentarsi entro tre giorni dalla comunicazione di cui al primo periodo, a un esame congiunto in ordine alla ripresa della normale attività produttiva e ai criteri di distribuzione degli orari di lavoro". 

 

La relazione tecnica accompagna la domanda di integrazione salariale ordinaria documenta l'andamento degli ordini di lavoro o delle commesse e ad essa può essere allegata la documentazione relativa al bilancio e al fatturato. A richiesta l'impresa produce la documentazione attestante l'andamento degli indicatori economico-finanziari.

 

La sospensione o riduzione dell'attività lavorativa per mancanza di lavoro o di commesse derivante dall'andamento del mercato o del settore merceologico cui appartiene l'impresa viene documentata in base ad indici riguardanti l'andamento degli ordini di lavoro o delle commesse, del bilancio e del fatturato, il contesto economico produttivo del settore o la congiuntura negativa che interessa il mercato di riferimento.

 
"Non va dimenticato, inoltre, che l'economia di molte vallate si basa sul turismo in quota e che il settore del trasporto a fune per ogni occupato genera, mediamente, altri 5 nell'indotto: dagli hotel, alla ristorazione, agli affittacamere, ai maestri di sci e al noleggio attrezzatura.

Un problema che non può essere delegato alle sole società funiviarie e fatto pagare ai loro dipendenti con la rescissione anticipata del contratto, ma che necessita della regia e di interventi dell'ente pubblico", conclude Montani. 

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