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Coronavirus, impianti aperti per ospiti di alberghi e seconde case (che in primavera Fugatti minacciava di non curare): la proposta delle Regioni alpine

Con Austria e Svizzera già attive o in procinto di aprire gli impianti, le regioni italiane cercano un punto di incontro col governo. Gli assessori: "La soluzione che proponiamo permette di avviare la stagione invernale con gradualità. Saremo in grado di sapere con precisione il numero degli avventori per ogni giorno e in questo modo potremo gestire al meglio l’afflusso e il deflusso agli impianti di risalita"

Di Mattia Sartori - 30 novembre 2020 - 10:19

TRENTO. Skipass solo a chi pernotta almeno una notte in una struttura alberghiera o a chi ha o affitta una seconda casa nelle zone sciistiche. Con la concorrenza di Austria e Svizzera (QUI articolo), già decise sulla riapertura delle piste, gli assessori delle Regioni alpine (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Province di Trento e Bolzano, Veneto e Friuli) si affrettano a cercare una soluzione che permetta di aprire almeno in parte gli impianti per il periodo di Natale e Capodanno.

 

E se il pendolarismo da territori limitrofi può rappresentare un fattore di rischio, soprattutto nei week end, in questo contesto resta da capire la gestione degli skipass stagionali ma anche dei locali "giornalieri" che decidono di trascorrere alcune ore sulle piste, un aspetto che può incidere molto sull'affluenza agli impianti.

 

Si registra anche un cambio di passo e di direzione della Giunta Fugatti per quanto riguarda le seconde case. In primavera e nella fase più acuta della prima ondata, il presidente aveva minacciato pubblicamente di non curare i turisti (Qui articolo). Dichiarazioni sbagliate e che per  fortuna non avrebbero avuto riscontri: la salute è un bene primario nel nostro Paese, c'è una Costituzione che la garantisce in tutto lo Stato e dei medici che non intendevano sottostare a una barbarie del genere.

 

Si insiste quindi a cercare di avviare la nuova stagione sciistica nonostante i numeri non siano ancora confortanti. Nella giornata di ieri si sono infatti registrati 12 decessi e 265 nuovi positivi, senza contare i tamponi antigenici, con un rapporto contagi/tamponi del 7,2% (QUI articolo). Già lunedì scorso, il 23 novembre, era stato approvato il protocollo di sicurezza per l'apertura degli impianti (QUI articolo) e oggi è arrivata la nuova proposta: limitare l'accesso alle piste ma anche evitare il pendolarismo concedendo lo skipass solo a coloro che pernottano in una struttura alberghiera per almeno 1 notte o i proprietari/affittuari di seconde case nelle zone sciistiche.

 

"La soluzione che proponiamo al governo Conte permette di avviare la stagione invernale con gradualità, in questo modo si potranno applicare i protocolli di sicurezza che abbiamo approvato lunedì scorso e metterli alla prova - proseguono gli assessori delle Regioni alpine - infatti, se consentiamo l’acquisto degli skipass solo a chi ha pernottato in una struttura ricettiva o in una seconda casa saremo in grado di sapere con precisione il numero degli avventori per ogni giorno e in questo modo potremo gestire al meglio l’afflusso e il deflusso agli impianti di risalita. Si tratta di una soluzione ragionevole, da adattare alle esigenze di ciascun territorio. Il Governo ci ascolti, consenta l’apertura degli impianti di risalita con questo criterio e permetta la mobilità regionale".

Permettere la mobilità regionale durante le festività è infatti un requisito necessario per il settore. "Se il Comitato tecnico scientifico e il governo intendono vietarla per evitare feste e momenti di aggregazione, consentano perlomeno la mobilità tra Regioni per chi ha prenotato in una struttura ricettiva almeno una notte".

 

"La nostra proposta – rimarcano le Regioni – non è legata agli aspetti ludici dello sci e dello svago della “settimana bianca” ma, al contrario, deriva da un’attenzione particolare al mondo del lavoro e all’occupazione che l’industria dello sci genera sui nostri territori montani. Trovare un compromesso con il Governo di Roma per scongiurare una chiusura totale delle località turistiche invernali è d’obbligo, ne va della sopravvivenza della montagna, dei suoi lavoratori e del suo indotto di 20 miliardi".

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