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Imprese trentine, Bort: “La lunga coda della crisi ha esaurito i suoi effetti”. Trento prima in Italia per numero di startup in rapporto alle aziende

In Trentino diminuiscono le procedure fallimentari e aumentano le grandi imprese, anche se l’87% delle aziende ha meno di 6 dipendenti. Il presidente Bort: “Necessario capire se le politiche al sostegno delle nuove iniziative d’impresa debbano essere potenziate o riviste, ma soprattutto vanno introdotte misure in grado di alleggerire il carico burocratico e fiscale che grava sul nostro sistema economico”

Al centro della foto il presidente Giovanni Bort
Di Sabina Boscaro - 20 febbraio 2020 - 19:16

TRENTO. A dieci anni dall’inizio del declino economico le imprese trentine possono finalmente tirare un sospiro di sollievo, a certificarlo è lo stesso presidente della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Trento, Giovanni Bort, che ha annunciato: “La lunga coda della crisi ha esaurito i suoi effetti”.

 

A quanto pare il ciclo di crisi economiche che aveva colpito l’Italia, in particolare nel biennio 2009-10 e successivamente 2012-13, e che nel 2016 fece registrare il picco di procedure fallimentari (ben 145) può considerarsi definitivamente superato. I numeri parlano chiaro: ad oggi le imprese trentine stanno attraversando una fase di stabilità, sono 50.846 le aziende iscritte nel registro Camera di Commercio, 46.300 quelle considerate attive. I dati raccolti dalla camera di commercio offrono uno spaccato interessante sulla provincia, dove l’87% delle imprese ha meno di 6 dipendenti. Le piccole o micro-aziende sono ancora quelle che vanno per la maggiore anche se da alcuni anni a questa parte stanno aumentando le imprese di grandi dimensioni.

 

 

 

 

Il settore economico di attività con il più alto numero di imprese si conferma essere l’agricoltura (11.960 imprese), al fronte di tante attività però non corrisponde un altrettanto elevato numero di occupati che in Trentino si ferma a circa l’8% del totale. Al secondo posto troviamo le aziende che operano nel settore del commercio (8.347) seguite da quelle delle costruzioni (7.304). Il settore che negli ultimi dieci anni ha evidenziato il maggior incremento di imprese registrate è quello dei servizi alle imprese (+22,3%), “un dato che conferma la così detta terziarizzazione dell’economia”, fanno sapere dalla Camera di commercio.

 

I dati del settore manifatturiero risentono particolarmente della morfologia del territorio che non avendo grandi spazi da offrire limita in questo senso la proliferazione delle aziende. In buona sostanza lo stesso discorso può essere applicato alla distribuzione delle imprese sul territorio provinciale, il 20,6% ha sede nella Valle dell’Adige e in particolare nel comune capoluogo, segue la Vallagarina con il 14,7%, la Val di Non con l’11,8%, l’Alto Garda e Ledro con l’8,5% e l’Alta Valsugana e Bersntol con l’8,2%. Le imprese dunque si concentrano dove esistono gli spazi aperti. Una curiosità: in Val di Non spiccano le imprese agricole a conduzione famigliare derivanti anche dalla forte parcellizzazione fondiaria.

 

Come già anticipato risulta particolarmente confortante l’andamento storico dei fallimenti che, rientrando in un ordine di normalità, si dimostra in linea con i dati registrati prima dalla crisi economica del 2009, nell’ultimo anno sono state solo 61 le imprese che hanno dovuto gettare la spugna.

 

Fra le poche macchie di quadro generalmente positivo troviamo il numero delle imprese guidate dalle donne (9190 il 18,1% del totale), che rimangono al di sotto della media nazionale (22%), così come quelle degli extracomunitari (3541 il 7%). Risultano invece in linea con gli andamenti del resto del Paese le imprese giovanili, sebbene, come sostenuto da Bort: “Il desiderio di fare impresa va incentivato e sostenuto”. Il presidente ha poi voluto sottolineare la predisposizione del territorio nel sostenere la realizzazione di nuove forme di innovazione tecnologica, ciò ha permesso alla provincia di Trento di mantenere il primato nel rapporto tra startup e totale di imprese: 35,4 ogni 10 mila aziende (con la media nazionale ferma al 18,1%).

 

“D’altro canto – ha commentato Bort – non possiamo non considerare che al 31 dicembre 2019 le imprese iscritte al Registro camerale erano solamente 2 in più rispetto alla fine del 2018 e che oggi, rispetto al 2006, mancano all’appello più di 3mila unità. In questo contesto – ha concluso – credo sia necessario capire se le politiche al sostegno delle nuove iniziative d’impresa debbano essere potenziate o riviste, anche radicalmente, ma soprattutto va reso complessivamente più semplice il ‘fare impresa’, introducendo misure in grado di alleggerire il carico burocratico e fiscale che grava sul nostro sistema economico”.

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