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Trentino, aumentano i posti di lavoro. Olivi: "Nuovo clima di fiducia", Ianeselli: "L'investimento in conoscenza strategico per governare la trasformazione tecnologica"

 Le assunzioni nei primi sei mesi dell'anno superano le cessazioni lavorative per 5.785 unità. Per il vicepresidente della Provincia, Alessandro Olivi "crescono le assunzioni di quei soggetti verso cui le nostre politiche si sono concentrate, ovvero le donne e i giovani"

Di Giuseppe Fin - 07 settembre 2017 - 13:19

TRENTO. Nei primi sei mesi del 2017 sono aumentati del 15% i nuovi rapporti lavorativi in Trentino e se da un lato calano le assunzioni nel settore dell'agricoltura (- 1.312 unità), dall'altro aumentano nel secondario (+ 1.889 unità) e soprattutto nel terziario (+ 7.754). Tra i numeri positivi anche l'incremento delle assunzioni dei giovani dai 15 ai 29 anni. Questi alcuni dei dati sull'occupazione in Trentino nei primi sei mesi del 2017, elaborati dall'Agenzia del Lavoro di Trento.

 

Notizie positive arrivano anche sul fronte dei saldi occupazionali, con le assunzioni che nei primi sei mesi dell'anno superano le cessazioni lavorative per 5.785 unità.  Analizzando nello specifico la situazione, nei primi sei mesi del 2017 la dinamica delle assunzioni è migliore per le donne, con un +4.593 rispetto al +3.738 degli uomini e per gli italiani, +7.367 rispetto al +964 riferito agli stranieri.

 

"Nel primo semestre dell'anno il quadro occupazionale generale sta decisamente migliorando in Trentino – ha spiegato il vicepresidente e assessore provinciale alle attività economiche, Alessandro Olivi - grazie anche alle misure che la Provincia ha previsto a rinforzo del nuovo clima di fiducia che si è creato. Misure che generano un effetto leva, come dimostra il sensibile aumento delle assunzioni, +15%, rispetto al primo semestre del 2016. In particolare, ed è questa forse la cosa più importante, crescono le assunzioni di quei soggetti verso cui le nostre politiche si sono concentrate, ovvero le donne e i giovani".

Dopo essere stati il segmento più colpito dalla crisi, sono i giovani, come già detto, a presentare i migliori esiti occupazionali in questa prima metà dell'anno. Le assunzioni dei 15-29enni crescono, infatti, di ben 4.254 unità (comunque +3.083 tra i 30-54enni e +994 per quelli oltre i 54 anni).

 

Un altro elemento importante per cogliere il maggior grado di fiducia delle imprese è dato dalla crescita, all'interno delle stesse aziende, dei passaggi da un lavoro a termine a uno a tempo indeterminato. Nei primi sei mesi del 2017 si contano 1.293 trasformazioni a tempo indeterminato, quasi 300 in più rispetto al 2016.

 

"Ora - aggiunge Olivi - lavoreremo per rendere sempre più stabili e strutturali le misure che stimolano le imprese ad investire sul capitale umano e quindi a promuovere il 'buon lavoro' e affronteremo la sfida, forse la più decisiva, della formazione, nell'ottica di favorire, ulteriormente, l'incontro fra la domanda di lavoro ed un'offerta che richiede profili sempre più qualificati".

 

Segnali che fanno ben sperare arrivano anche dai Centri per l'Impiego dove, sul versante delle uscite, crescono le cancellazioni per avviamento al lavoro. Le persone che si sono cancellate dalle liste nei primi sei mesi del 2017 perché hanno trovato un'occupazione sono state 8.254, ben 764 in più rispetto a dodici mesi prima. 

 

A commentare i dati è anche Franco Ianeselli, segretario della Cgil. “I numeri sul primo semestre di quest'anno sono indubbiamente positivi – prosegue Franco Ianeselli – sarebbe un errore, però, non considerare che la ripresa economica resta ancora fragile. Sappiamo che crescono le assunzioni, ma ciò non produce automaticamente qualità, buone remunerazioni e stabilità. La scommessa nei prossimi mesi è riuscire a coniugare la ripresa economica con la creazione di nuova occupazione di qualità, quindi maggiore produttività e buon lavoro".

 

La direzione su cui muoversi, per il segretario della Cgil trentina, è puntare su formazione e riqualificazione delle figure professionali. "Tutti gli investimenti in conoscenza, ricerca e formazione vanno assolutamente mantenuti” ribadisce Ianeselli. “La conoscenza, a tutti i livelli, resta per il sindacato un asse strategico per la competitività del nostro territorio". A cominciare dalla sfida di Industry 4,0. "La trasformazione tecnologica produrrà la perdita di posti di lavoro – ammette Ianeselli -, ma sicuramente anche la creazione di nuova occupazione. L'unico strumento per affrontare questo cambiamento, in chiave costruttiva, è la conoscenza". Per tale ragione, "è auspicabile che l'investimento in formazione e ricerca sia ritenuto centrale dal più ampio schieramento possibile di forze politiche. Negli ultimi tempi abbiamo dovuto prendere atto, purtroppo, di segnali contrastanti. Deve crearsi, invece, la più ampia consapevolezza che la conoscenza è l'unico strumento per governare positivamente questo cambiamento. In tal senso la nostra Autonomia, in termini di decisioni possibili e strategie innovative, può rappresentare un vantaggio per la nostra comunità", conclude il segretario trentino. 

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