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Bar, discoteche e pub trentini critici sul Green pass: “Non ci penalizzi, deve consentirci di lavorare, non di chiudere”

I pubblici esercizi trentini temono di essere penalizzati dal Green pass: “Non è giusto che a pagare sia ancora il nostro settore, capiamo l’allerta sulle varianti e sulle nuove ondate, ma non possiamo credere che chiudere i bar sia la soluzione”

Pubblicato il - 21 luglio 2021 - 11:14

TRENTO. “Bisogna fare molta attenzione affinché le iniziative messe in campo non diventino discriminatorie per alcune attività”, così la presidente dell’Associazione pubblici esercizi del Trentino, Fabia Roman, prende posizione sul Green pass.

 

Roman, che parla a nome della categoria, sottolinea di essere favorevole alla campagna vaccinale e a tutte le misure che consentono di arginare la diffusione del Covid-19 ma chiede al contempo di non creare “attività di serie A e serie B”. In questi giorni infatti, il Governo sta vagliando l’ipotesi di rendere accessibili alcune attività solo a coloro che sono in possesso del Green pass, cioè un certificato di avvenuta vaccinazione o un tampone negativo recente.

 

Dopo la Fipe, la federazione di categoria nazionale, anche l’Associazione provinciale che riunisce i pubblici esercizi (bar, pub, birrerie, discobar, discoteche) esprime delle critiche al Green pass. “La nostra categoria – spiega Roman – ha subito pesantemente le conseguenze delle chiusure, dei lockdown e delle zone gialle, arancioni e rosse, senza aver avuto ristori adeguati alle perdite registrate. Se poi all’orizzonte si prospettano soluzioni che creano attività di serie A e serie B, questo non lo possiamo tollerare: non è giusto che a pagare sia ancora il nostro settore, che peraltro segue scrupolosamente tutte le prescrizioni”.

 

I pubblici esercizi chiedono al Governo di valutare le peculiarità di ciascuna impresa, senza penalizzare nessuno: “Il Green pass, o qualsiasi altra iniziativa, deve consentirci di lavorare, non di chiudere. Capiamo l’allerta sulle varianti e sulle nuove ondate, ma onestamente non possiamo credere che chiudere i bar sia la soluzione. E nemmeno limitare l’accesso a chi è in possesso di un certificato digitale la cui attivazione non è banale né immediata, soprattutto per alcune fasce della popolazione”.

 

Ad ogni modo, se il Governo dovesse comunque decidere di proseguire in questa direzione, gli esercenti chiedono che la misura perlomeno valga per tutti, insomma mal comune mezzo gaudio.

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