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Coronavirus, tra crisi ed e-commerce i grandi marchi sempre più lontani da Trento. Stanchina: ''Rimoduliamo gli orari dei negozi e andiamo oltre le strutture''

Nei giorni scorsi ha chiuso il punto vendita Gaudì, uno dei principali negozi di abbigliamento in centro storico a Trento. Ma ci sono anche altre catene, di abbigliamento e arredamento, che potrebbero essere pronte a fare le valige nei prossimi mesi. Massimo Piffer: ''Non dobbiamo abbandonare la piazza, i rapporti umani e i confronti. Abbiamo bisogno di una riprogrammazione urbanistica commerciale''

Di GF - 04 marzo 2021 - 05:01

TRENTO. Il punto vendita di Gaudì è stato solo l'ultimo caso. Ma in città ci sono altri marchi noti dell'abbigliamento e dell'arrendamento che potrebbero essere pronti a fare le valige nei prossimi mesi. E' la triste realtà di una pandemia che giorno dopo giorno sta sgretolando il tessuto economico di un centro storico.

 

Le grandi catene, perlopiù, pensano al commercio online e cercano di risparmiare i costi nelle città dove magari gli affari sono più scarsi. Dall'altro ci sono i piccoli imprenditori che portano avanti attività con uno o due dipendenti e che si trovano da soli ad affrontare costi fissi immutati e incassi quasi azzerati. Quello che è certo sta nel fatto che il paradigma commerciale del centro storico di Trento nei prossimi anni è destinato a cambiare profondamente e la pandemia ne ha velocizzato il processo.

 

A saperlo bene è l'assessore comunale al Commercio e vicesindaco Roberto Stanchina che proprio in questi giorni assieme alla Camera di Commercio ha analizzato la situazione avendo la conferma della preoccupazione in cui stanno vivendo tante attività. Una preoccupazione dalla quale bisogna partire per trasformare il centro storico e trasformarlo in un “centro commerciale all'aperto”. Usa proprio queste parole Stanchina e si stanno già muovendo i primi passi con importanti proposte che potrebbero essere fatte alle categorie, pandemia permettendo, già per la prossima estate.

 

“Che questo periodo sia drammatico non ci vuole molto a capirlo – spiega l'assessore al Commercio – ma bisogna fare una doppia lettura di quello che stiamo vivendo. I grandi marchi hanno un grosso indotto dall'online ed è normale che ad un certo punto si facciano i loro conti. Mi preoccupa molto di più, invece, il piccolo imprenditore con la superfice commerciale piccola e con uno o due dipendenti”.

 

Alla fine della scorsa legislatura il Comune ha approvato il nuovo piano urbanistico commerciale. Un piano che può anche essere ripensato, migliorato e arricchito. “Per ripartire – spiega Stanchina - dobbiamo guardare alla città di Trento come ad un grande centro commerciale all'aperto. I negozi devono uscire dalla struttura dove si trovano. Dobbiamo partire subito con il confronto con le categorie, fondamentale per portare avanti questo progetto”. Ma non solo.

 

Il commercio di oggi non è più il commercio degli anni Novanta. Cambiano le esigenze dei clienti e i tempi dello shopping. Da qui l'idea di proporre un cambio di orario per le attività del centro storico già a partire dalla prossima estate. “Sempre se la pandemia sarà sotto controllo – chiarisce Stanchina – possiamo davvero pensare di avere negozi che, rimodulando gli orari, possono tenere aperto fino alle 21 creando anche eventi e cultura. Non possiamo stare fermi su un modello di commercio che era adatto al passato se vogliamo uscire da questa situazione”.

 

E su questa idea del centro commerciale all'aperto si incrocia la volontà di far diminuire nel centro città il traffico. “Abbiamo circa 3100 permessi Ztl – spiega Stanchina – che entrano in centro. Dobbiamo ridurre il traffico ed è anche per questo che stiamo lavorando per rendere via Suffragio senza auto offrendo l'alternativa per i residenti”.

 

Una visione, questa, che viene condivisa anche dal vicepresidente di Confcommercio Massimo Piffer. “Nel 2020 molti sono riusciti ad andare avanti con le forze che avevano ma i problemi iniziano ora” ci spiega. “Da noi viene a mancare la stagione invernale che per le nostre attività era importante e per un tessuto come il nostro è difficile andare avanti. A tenere sembra essere solamente l'alimentare”.

 

Catene e grandi brand un po' alla volta stanno tutti virando verso l'e-commerce. Come potranno trasformarsi i centri cittadini? “I punti vendita – spiega il vicepresidente della Confcommercio – potrebbero diventare degli showroom dove vedere i prodotti ma questo ci pone davanti ad un enorme cambiamento nel quale devono trovare collocazione le persone e i posti di lavoro e non è un problema di poco conto”.

 

In questo “nuovo mondo” non possiamo dimenticare i piccoli negozi. “Su di loro come Confcommercio – ha spiegato a ilDolomiti.it Piffer – stiamo cercando di elaborare una nuova strategia. E' fondamentale non abbandonare la piazza e il centro storico. Dobbiamo tornare a pensare all'antica agorà. Ne abbiamo bisogno e occorrerà riorganizzare tutto tramite una nuova e forte riprogrammazione urbanistica commerciale. Non possiamo fare a meno del contatto umano, della società e del confronto tra persone”.

 

Un modello nuovo, che ricalca i punti lanciati anche dall'assessore comunale Stanchina, che passa dall'individuazione di alcune vie e zone dove il commercio possa espandersi al di fuori del luogo strutturale. “Penso, per esempio, a via Suffragio, e ai suoi portici" spiega Pieffer che chiarisce: "Tutto questo deve essere fatto attraverso un dialogo tra le categorie e le istituzioni”.

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