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| 13 dic 2021 | 17:49

Dopo il Covid l’allarme per l’epidemia di aviaria: “Mancherà carne di pollo e tacchino”, avverte Confagricoltura

Secondo Confagricoltura l’Italia sta vivendo la più grande epidemia di aviaria che si sia mai vista: “È la peggiore in assoluto, sia per diffusione, sia per aggressività del virus, siamo a quasi 8 milioni di capi abbattuti su circa 176 focolai, con il Veneto che conta il 90% degli allevamenti colpiti”

di T.G.

VERONA. “Stiamo vivendo la più grande epidemia aviaria che si sia mai vista in Italia che avrà tremende ripercussioni sul settore”, così Michele Barbetta, recentemente rieletto presidente della sezione avicoltori di Confagricoltura Veneto. Secondo l’associazione di categoria il settore avicolo pagherà un alto prezzo con l’epidemia aviaria, che, oltre a enormi danni per le aziende agricole venete, comporterà anche una forte mancanza di prodotto.

 

“Innanzitutto – sottolinea Barbetta – ci troveremo presto di fronte a una considerevole mancanza di prodotto a cominciare dalla carne di pollo e tacchino, perché siamo a quasi 8 milioni di capi abbattuti su circa 176 focolai, con il Veneto che conta il 90% degli allevamenti colpiti in Italia”. La conseguenza più probabile sarà che tutta la filiera, a partire dalla grande distribuzione, andrà a cercare carni altrove e quindi in Paesi competitor come l’Ucraina, l’Argentina e il Brasile. “Oltre a perdere quote di mercato, il nostro Paese non potrà più garantire ai consumatori una carne di qualità, controllata e quindi sicura come quella nostrana. Una batosta quindi non solo per le aziende agricole, ma anche per i consumatori”.

 

Di questa terribile epidemia, al momento, non si vede la fine. “Questa è la peggiore in assoluto – rimarca Barbetta – sia per diffusione, sia per aggressività del virus, dal momento che può uccidere fino al 100% degli animali di un allevamento”. Oltre al Basso Veronese, che conta il maggior numero di focolai, a soffrire è anche il Basso Padovano, che attualmente conta oltre 35 aziende agricole colpite.

 

Il virus si è diffuso nonostante le rigide normative e i sistemi di sicurezza attivati dagli allevatori italiani. “Il risultato è che moltissime aziende avicole si ritrovano da un giorno all’altro con fatturato pari a zero e ciononostante devono continuare a far fronte a spese ingenti per pulire e sanificare gli stabilimenti e pagare le bollette dell’energia elettrica, che hanno subito rincari abnormi”. Per questo l’associazione di categoria chiede ristori tempestivi sia per gli allevatori che per il personale, dato che con le aziende chiuse e improduttive il lavoro verrà a mancare. “Bisogna considerare che, per far ripartire un allevamento che ha perduto tutti gli animali, ci vorranno mesi. Nella speranza che nel frattempo si riesca a contenere l’epidemia”, conclude Barbetta.

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