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I sindacati in piazza: ''Impoveriscono 30 mila famiglie e valutiamo azioni giudiziarie per sbloccare i contratti: la pubblica amministrazione volano per il Pil''

I sindacati in piazza per chiedere di sbloccare gli accordi sulla pubblica amministrazione: "La politica non sostiene e non difende i propri dipendenti. Gli unici in Italia lasciati senza risorse"

Di Luca Andreazza - 18 giugno 2021 - 12:21

TRENTO. "Non è solo una manifestazione per la dignità e l'orgoglio del lavoro pubblico, ma tutti i settori in prima linea rivendicano il diritto a vedere riconosciuto il lavoro". "La Provincia deve smettere di creare contrapposizioni, un modus operandi che divide la società, il territorio e il Trentino". "La politica non sostiene e non difende i propri dipendenti". "E' una vergogna il trattamento a cui è sottoposto questo comparto: impoveriscono 30 mila famiglie". A parlare sono Giuseppe Pallanch (Cisl Fp), Luigi Diaspro (Fp Cgil), Marcella Tomasi (Uil Fpl) e Maurizio Valentinotti (Fenalt).

"La Giunta - spiega Pallanch - premia esclusivamente i suoi sodali e solo alcuni settori: non tiene conto che il Pil parte proprio dal sistema pubblico. Anche il ministro Renato Brunetta si è accorto che è fondamentale il pubblico impiego per rilanciare l'economia e ci sono tante risorse stanziate all'interno del Next generation Eu. E' un grave errore non capire questo, il Pil italiano viene dato in crescita mentre quello del Trentino resta indietro. La Pat dovrebbe dovrebbe fare un esame di coscienza".

 

 

I sindacati Cgil, Cisl, Uil e Fenalt sono scesi in piazza Dante per manifestare contro il blocco del pubblico impiego. Una mobilitazione unitaria per sostenere il rafforzamento della sanità pubblica, per la riorganizzazione delle Apsp, per l'innovazione della pubblica amministrazione e per il rinnovo dei contratti.

"La legge di assestamento - prosegue Diaspro - deve prevedere risorse per rinnovare i contratti i contratti e riqualificare la pubblica amministrazione trentina. Ci aspettano sfide importanti e si possono affrontare solo con una Pa solida e che riesce a far spendere le risorse in arrivo dall'Europa per la ripartenza. Si devono rinnovare i contratti, riconoscere professionalità e competenze, assumere giovani: questo significa migliorare i servizi, sostenere la ripartenza economica, garantire presidi di salute, sicurezza, assistenza e giustizia sociale. Le scorciatoie non portano da nessuna parte".

In tutta Italia ci sono stati investimenti per rinnovare e riqualificare la pubblica amministrazione. "Valutiamo - prosegue la Cgil - anche da un punto di vista giudiziario se questo blocco è legittimo. Solo in Trentino non sono state stanziate risorse, evidente un trattamento disparità che merita un approfondimento. La legge dello Stato aveva bloccato i rinnovi per 8 anni e la Corte costituzionale è intervenuta per confermare che non è stato ragionevole. Questa situazione è ingiustificata e l'unica via potrebbe essere la strada giudiziaria".

Il comparto pubblico è stato messo a vari livelli sotto pressione nel corso dell'emergenza Covid. I sindacati chiedono che la politica valorizzi le lavoratrici e i lavoratori impegnati in prima linea per il funzionamento del sistema pubblico: "Curiamoci di chi ci cura", tra gli slogan per l'occasione. Le parti sociali chiedono una serie di interventi tra assunzioni, la valutazione dei servizi pubblici e la lotta al precariato, la sicurezza sul posto di lavoro e il rinnovo dei contratti.

 

 

"Occorrono assunzioni stabili a partire dalla sanità e in tutti gli enti pubblici trentini. Recentemente - aggiunge Tomasi - sono state annunciate assunzioni nei Comuni con popolazione superiore a i 5 mila abitanti: serve però una ricognizione dei fabbisogni che tenga conto dei servizi da assicurare e e delle professionalità necessarie. Gli enti sono in difficoltà anche a erogare i servizi, serve un cambio di passo. La Giunta Fugatti adesso si trova a Garniga ma crediamo che non si degneranno di incontrarci. Una politica che non difende e non sostiene i propri dipendenti".

 

Tanti i nodi che sarebbero da risolvere per far ripartire il territorio condizionato dall'epidemia. "Siamo gli unici in Italia senza un rinnovo contrattuale - continua Valentinotti - tutto fermo dal 2009 e sono nel 2016 c'è stato un intervento di 80 euro medi. Questo significa impoverire i trentini, 30 mila famiglie che non hanno un recupero del potere d'acquisto: si danneggia la società e il territorio".

 

Le parti sociali chiedono di intervenire perché la pubblica amministrazione è la base per sostenere i cittadini e le imprese. "Gli accordi di sanità, autonomie locali, scuola e ricerca pubblica, sono scaduti da due anni e mezzo. La pandemia ha dimostrato che il lavoro pubblico serve al Paese e i servizi pubblici per imprese e cittadini devono essere rafforzati. A livello nazionale si è aperto il confronto in Aran. Solo in Trentino non sono state stanziate risorse, comprese quelle per l'ordinamento e assistiamo anzi all'arretramento sul lavoro agile. E' un attacco ai dipendenti pubblici cui il lavoro viene svalutato fino all'affermazione che non meritano il contratto", concludono Diaspro, Pallanch, Tomasi e Valentinotti.

 

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