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| 04 lug 2021 | 16:58

Il mais diventa plastica: dal Veneto l'innovativa azienda che produce righelli e goniometri compostabili

Si chiama PLA, ed è il materiale innovativo che nasce dal mais completamente naturale e biodegradabile e che nell'ultimo decennio ha cominciato a prendere il posto di piatti in plastica, bicchieri, posate e bustine. Da oggi è anche accessorio per la didattica e per il disegno. Piazza: "Non si può sostituire la plastica, ma possiamo consumare meno e consumare meglio"

di Laura Gaggioli

CASTELNUOVO DEL GARDA. Penne stilografiche, righelli di legno, calamai e pennini, è così che è cominciata la tradizione Pratel, quasi 60 anni fa. Un’attività che di generazione in generazione è passata dal fondatore, rappresentante di strumenti di cancelleria e per la didattica che ha poi deciso di dedicarsi alla produzione, alla figlia, Pinuccia Pratelli e infine ai nipoti. Sono Enrico Marco Piazza oggi che si occupano di portare avanti questa tradizione, senza però dimenticare la necessità d'innovare. L’accelerazione tecnologica degli ultimi anni, partita dal premio Nobel per la chimica Giulio Natta con la scoperta dei polimeri, quindi della plastica, non ha infatti risparmiato il mondo degli articoli per il disegno e la scuola, e ora in Veneto è nata la prima azienda in Italia che crea righelli e goniometri biodegradabili partendo dal mais. A prova di economia green.

 

“Il 90% della produzione è ancora realizzata in plastica - commenta Enrico, uno dei due fratelli imprenditori - complice il risparmio in termini di costi, di tempo e quindi di prezzo al pubblico, ma il mercato delle realizzazioni in PLA è sicuramente destinato a crescere, diventando il futuro della cancelleria”. 

 

Il PLA, ossia acido polilattico, o più semplicemente amido di mais, è infatti il materiale più innovativo ad oggi in uso, che ha già interessato tanti settori produttivi, dalle posate, alle buste per la spesa, da materiale chirurgico fino a quello tessile. Si tratta di una bioplastica, o plastica biodegradabile, che deriva dalla trasformazione degli zuccheri presenti nel mais e da altri prodotti naturali e rinnovabili, non derivanti dal petrolio, come invece avviene per la comune plastica.

 

Questo materiale biodegradabile e compostabile, cioè che si decompone nel terreno una volta raggiunte le condizioni di temperatura e umidità necessarie, va infatti smaltito nell’umido insieme agli scarti alimentari, non è tossico e non rilascia metalli pesanti né per l’uomo né per l’ambiente e può essere completamente smaltito in 4 anni, anziché 1000 come per la plastica tradizionale.

 

“Il ciclo del Gpps (General purpose polystirene), ossia della plastica proveniente dal benzene e addizionata di agenti chimici, viene aspirata negli impianti, in cui la plastica viene resa fluida e portata a circa 240°, iniettata negli stampi di acciaio temperato e poi una volta fredda viene estratta e impilata - spiega Piazza - la nuova macchina destinata al PLA ha invece un sistema completamente diverso".

 

Il mais si fa plastica, dal Veneto l'innovativa azienda che produce righelli e goniometri compostabili
Uno dei soci, Marco Piazza, e Responsabile Tecnico Alberto Lavarini.

L'innovazione è frutto di un investimento fatto alle porte della pandemia, del quale l’azienda non si è mai pentita. “L’acido polilattico va portato a una temperatura di 110 gradi centigradi perché essendo completamente naturale, senza stabilizzanti o sostanze chimiche, assorbe umidità e la trattiene. Va quindi preriscaldato, asciugato, seccato e continuamente agitato in modo da creare un sistema di aria calda, poi aspirato immediatamente e lavorato. Viene poi impressa una stampa, limitata alle informazioni essenziali, che lascia l’articolo nella sua trasparenza naturale".

 

L’unica differenza del prodotto finale rispetto a quello ottenuto dalla plastica è infatti il colore ambrato, che può forse infastidire una clientela che non sa che invece questa tonalità può essere garanzia di un prodotto sostenibile. Il mercato dunque deve ancora essere sensibilizzato verso i principi della sostenibilità, dove è intrinseca la non perfezione, i tempi lunghi per la lavorazione e per la disponibilità del materiale, costi più sostenuti e una produzione limitata e contenuta.

 

"Per cambiamenti di mentalità di questo tipo si deve partire dalla scuola - commenta Enrico - è ancora quell'ambiente in cui poter sottoporre concetti non strettamente relegati alla famiglia, come la socialità, libertà di espressione, capacità di raccogliere informazioni, spirito critico, l’arte del dissenso, il consumo sostenibile. Bisogna educare i ragazzi a riflettere".

 

Tuttavia il PLA non può essere pensato come sostituto della plastica. Se si volesse un mondo plastic free ogni luogo di questa terra sarebbe destinato alla produzione di mais, caucciù o qualsiasi altro elemento naturale, a scapito della coltivazione per l’uomo. Questo materiale innovativo può quindi essere inteso come un’integrazione. Il messaggio di cui l’azienda si fa portavoce infatti, è piuttosto legato al concetto di consumismo sfrenato

 

“Siamo abituati a comprare qualsiasi cosa, solo perché costa poco, non importa se no ho già 18 uguali - ironizza Enrico - l’idea che vorremmo veicolare è “consumiamo meno e consumiamo meglio”. I nostri articoli arrivano al pubblico con un prezzo che è tre volte quello di un righello realizzato secondo il metodo tradizionale, ma il PLA è più denso, più robusto, quindi durerà di più. E’ qui che entrano in discussione la raccolta differenziata, lo spreco o il risparmio economico. Noi vorremmo insegnare ai nostri clienti la pazienza, l’attesa, quel tempo sacro che ti separa da un prodotto buono, sano e giusto”.

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