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Le 'miniere dei Bitcoin' alimentate da energia green, la trentina Alps Blockchain: “Puntiamo a rendere il mining ecosostenibile"

In sostanza, spiega a il Dolomiti la Cfo di Alps Blockchain Francesca Failoni, l'obiettivo dell'azienda nata a Trento nel 2018 è quello di costruire un ponte tra la tecnologia della blockchain e il mondo dell'energia rinnovabile

Di Filippo Schwachtje - 27 novembre 2021 - 09:41

TRENTO. “In generale nella blockchain non esiste un ente verificatore delle transazioni, è tutto operato mediante una serie di algoritmi matematici che garantiscono alle parti di poter scambiare, ad esempio, i Bitcoin: il processo è molto complicato e per diverse ragioni molto dispendioso dal punto di vista energetico. Quello che noi cerchiamo di fare è da una parte di ottimizzare quel processo e dall'altra di puntare sul carbon-free mining attraverso dei centri di produzione di potenza di calcolo realizzati all'interno di impianti idroelettrici”. In sostanza, spiega a il Dolomiti la Cfo di Alps Blockchain Francesca Failoni, l'obiettivo dell'azienda nata a Trento nel 2018 è quello di costruire un ponte tra la tecnologia della blockchain e il mondo dell'energia rinnovabile. Ponte che permette, attraverso la collaborazione diretta con gli impianti di produzione (18 in tutto quelli nei quali sono state allestite le mining farms in Italia ad oggi), di rendere il mining sostenibile nel nostro Paese valorizzando al contempo l'energia green.

 

L'idea di fondo è semplice: Alps Blockchain punta a realizzare e gestire, per conto dei produttori di energia idroelettrica, delle mining farm installate nelle loro centrali, offrendo così la possibilità di valorizzare l'energia generata attraverso l'autocosumo di parte della stessa. Riassumendo, parte dell'energia che sarebbe altrimenti destinata all'immissione nella rete nazionale viene riciclata e destinata all'autoconsumo per la mining farm. Un modello di business innovativo, spiega l'azienda, che si ispira a quanto già sperimentato in passato quando, fino alla fine degli anni '80, le centrali idroelettriche autoconsumavano l'energia generata per alimentare cartiere e acciaierie sparse in tutta Italia. Lo scopo del progetto è di rinnovare il modello utilizzato anni fa, convertendo il prodotto finito da acciaio o carta a potenza di calcolo.

 

“La potenza di calcolo prodotta dall'unità di consumo – spiega Failoni – viene a sua volta riacquistata da Alps Blockchain e venduta sul mercato, riducendo così il rischio e semplificando gli aspetti operativi e burocratici per i produttori di energia, nonché consentendo a terzi di fare mining in maniera sostenibile”. Le attività di mining, spiega la Cfo dell'azienda trentina, servono sostanzialmente a permettere lo svolgersi delle transazioni sulla blockchain (la 'struttura' virtuale attraverso la quale vengono scambiate le criptovalute, in questo caso in particolare Bitcoin) e a garantirne la sicurezza. “Per queste operazioni però servono macchinari apposti – continua Failoni – e la potenza di calcolo da generare deve necessariamente essere dispendiosa non solo per questioni di sicurezza, visto che un criminale informatico dovrebbe generare una potenza di calcolo equiparabile a quella immessa nella blockchain per portare avanti un eventuale attacco, ma anche per generare un valore sottostante alla moneta virtuale”.

 

Ed è proprio sulla potenza di calcolo che si concentrano le attività della realtà trentina. Come detto infatti, Alps Blockchain fornisce le mining farm (quindi non solo i macchinari necessari a creare la potenza di calcolo ma anche il supporto logistico e tecnico) agli impianti idroelettrici, che poi a loro volta autoconsumano l'energia prodotta per permettere il funzionamento dei macchinari. La potenza di calcolo è poi acquistata da Alps Blockchain in euro e rivenduta sul mercato internazionale. Il presupposto da cui nel 2018 è partita l'azienda trentina è che la tecnologia “non può essere combattuta, ma può essere migliorata”. Le attività di mining infatti sono solitamente molto impattanti sull'ambiente, visto che richiedono grandi quantità di energia ma fin dal principio Alps Blockchain, sottolinea la responsabile finanziaria: “Ha puntato sull'ottimizzazione dei macchinari, tutti di ultima generazione e molto più efficienti, e dei software utilizzati. In questo modo abbattiamo i consumi e, grazie alle collaborazioni con gli impianti idroelettrici, una buona percentuale dell'energia che viene utilizzata proviene direttamente da fonti rinnovabili”.

 

Fonti che a loro volta ottengono vantaggi non da poco nel processo. “Quest'anno il valore medio della potenza di calcolo venduta dai nostri produttori – spiega Failoni – si è aggirato sui 380-400 euro a megawattora. Sulla rete 'normale' il valore era quasi la metà, circa 200 megawattora. Finora non c'è mai stato un momento in cui la potenza di calcolo è stata venduta a un valore più basso dell'energia elettrica necessaria a produrla”. L'idea di Alps Blockchain ha quindi portato nuove entrate a tanti impianti anche sul territorio trentino, che hanno potuto a loro volta riutilizzare i fondi per le manutenzioni straordinarie previste per legge. In Val d'Aosta addirittura, dice l'azienda, un impianto idroelettrico ha potuto iniziare le sue attività proprio grazie al 'mining ecosostenibile' della realtà trentina. “In questo modo la produzione di energia green viene valorizzata grazie al mining – conclude Failoni –. In Italia stiamo già collaborando con 18 impianti e altri stanno nascendo all'estero. In tutto abbiamo collaborazioni presenti o in via di scrittura con 32 strutture, sia private che pubbliche. Ma stiamo puntando anche alla realizzazione di impianti di nostra proprietà”.

 

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