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Ripartire dai negozi di quartiere per affrontare il post-pandemia: “Durante il lockdown crescita senza precedenti, anche grazie alla spesa online”

La nuova vita delle imprese alimentari, i negozi di quartiere promossi durante la pandemia: “Dopo decenni di corsa incontrollata alle grandi superfici di vendita la crisi ha messo in luce la grande importanza dei negozi di vicinato”. Consegne a domicilio e spesa online lanciano il settore

Di Tiziano Grottolo - 20 giugno 2021 - 14:32

TRENTO. L’82,2% delle imprese del commercio al dettaglio alimentare, che durante la pandemia ha effettuato le consegne a domicilio, pensa che continuerà a fornire il servizio anche nel 2021. È questo uno dei principali dati emersi dal rapporto pubblicato dalla Federazione italiana dei dettaglianti alimentari (Fida) e intitolato La nuova vita delle imprese alimentari”. Secondo l’associazione di categoria la pandemia ha rappresentato una opportunità di innovazione e crescita senza eguali nella storia italiana fin dal secondo dopoguerra.

 

Infatti se prima della pandemia le imprese del dettaglio alimentare in Italia che consegnavano a domicilio erano meno della metà, il 45,8%, ora sono aumentate esponenzialmente. Così anche la comunicazione con i propri clienti (dal 15,8% al 42,4%) e la vendita via web o email (dall’11,4% al 36,2%), acquistano sempre maggior importanza. Le aziende si stanno adeguando a una mutazione delle abitudini dei consumatori che, prima costretti, ora convinti, scelgono la spesa online per numerose motivazioni tra le quali la comodità degli orari, la facilità di acquisto in qualsiasi luogo e, limitatamente al profilo sanitario, il minor rischio di contagio.

 

Da qui la convinzione che i negozi di quartiere possano rappresentare una risorsa unica per affrontare il post-pandemia. In questi giorni la presidente di Fida-Confcommercio, Donatella Prampolini, è stata a Trento per incontrare il neo eletto rappresentante provinciale Nicola Ribaga. L’incontro è stato l’occasione per fare il punto sulla categoria del dettaglio alimentare. La crisi – spiega Prampolini – ha messo in luce la grande importanza dei negozi di quartiere. Le imprese della distribuzione alimentare rappresentano il 3,4% delle imprese italiane, per un totale di oltre 130 mila aziende. In un decennio il loro numero è calato del 10%. Con la pandemia e le conseguenti chiusure, le imprese hanno conosciuto una nuova ‘vita’, dal momento che per lunghi periodi erano tra le poche attività commerciali aperte”.

 


 

In Trentino si contano circa 1500 esercizi commerciali. Il 60% sono esercizi non specializzati, con una superficie media che nel 2020 era di 282 metri quadrati. Gli ipermercati in 10 anni sono raddoppiati, passando da 3 a 6, ma il numero degli addetti è diminuito da 246 a 222. I supermercati sono scesi dell’8%, oggi sono 178, crescendo però nella superficie media del 15%, arrivando a circa 774 metri quadrati. Sono sensibilmente scesi anche gli esercizi specializzati. In Trentino, poi, i cinque comuni più popolosi sommano circa un terzo degli esercizi commerciali, mentre i rimanenti due terzi sono diffusi sull’intero territorio provinciale. Gli esercizi alimentari sono diminuiti del 25%, passando dai 389 del 2010 ai 312 del 2020, con un calo del 25%. Gli addetti, circa 5.600, sono rimasti pressoché invariati.

 

“In questi anni – ha spiegato il presidente Fida Trentino Ribaga – abbiamo assistito a una forte riorganizzazione del settore, a scapito soprattutto delle piccole e medie superfici di vendita. Alcuni negozi specializzati hanno subito cali drastici, impoverendo di fatto il tessuto economico e sociale della nostra provincia”. La pandemia però ha messo il settore di fronte a delle scelte da prendere, così in molti hanno deciso di puntare sulla spesa online. “È un trend importante degli ultimi anni – sottolinea Ribaga – che la pandemia ha accelerato notevolmente. Abbiamo sempre rincorso l’evoluzione del mercato in termini di assortimento, tecnologia, spazi e quindi necessariamente dobbiamo far capire ai nostri associati che non possiamo rimanere fuori da questo nuovo modo di interpretare gli acquisti alimentari. Per tipologia, dimensione, età, questa sarà una grande sfida, perché avere un sito o un sistema online di e-commerce equivale ad avere un altro negozio che necessita di attenzioni e cure”.

 

“La situazione della popolazione italiana – ha aggiunto Prampolini – unita alla chiusura in casa, ha scatenato una serie di trasformazioni nell’offerta commerciale e soprattutto nei servizi legati ad essa che durano tutt’ora e che le previsioni ci dicono si protrarranno anche in futuro. È stato messo in luce l’importanza fondamentale dei negozi di vicinato, che in molti hanno scoperto e apprezzato, dopo decenni di corsa incontrollata dello sviluppo delle grandi superfici di vendita. La coesistenza di grandi e piccoli rappresenta un valore aggiunto che dev’essere preservato e promosso”.

 

A margine dell’incontro il vicepresidente vicario di Confcommercio Trentino Massimo Piffer, che è anche presidente dell’Associazione commercianti al dettaglio, ha lanciato una proposta che verrà formalizzata e promossa nelle prossime settimane: un percorso di formazione e riconoscimento di una delle professionalità più importanti del settore alimentare, il banconiere. “La nostra tradizione – spiega Piffer - ha sempre visto nella figura del banconiere, il professionista del banco salumi, formaggi e gastronomia, una professionalità ben specifica: grande conoscitore dei prodotti, in particolare quelli tipici del territorio, e allo stesso tempo dei clienti e dei loro gusti. Un mestiere affascinante e unico, soprattutto nelle realtà minori. Oggi un po’ di quella professionalità viene meno e quindi crediamo siano maturi i tempi per proporre una sorta di certificazione o un percorso formativo professionalizzante di questa attività. In questa prospettiva coniugheremo diverse esigenze legate sia alla necessità di avere personale formato adeguatamente, che alla crescita delle imprese e del loro legame con il territorio”.

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