Caro bollette e piscicoltura, Astro: "Riattivati pozzi di soccorso e pompe inutilizzate dal 2003 per la siccità. Così sono aumentati i costi dell'energia"
Secondo Confagricoltura l’energia elettrica per il settore della piscicoltura sale dal 200 al 300 %, l’ossigeno liquido ha segnato almeno un +250% e i mangimi sono aumentati del 35%. Pellegri: "La siccità ha determinato una forte riduzione delle produzioni per la crescita ridotta dovuta alla minor quantità d’acqua". Coller: "Non sappiamo se ne avremo a sufficienza per Natale"

TRENTO. "Quest'anno abbiamo dovuto ricorrere a pozzi di soccorso e pompe, inutilizzate dal 2003 per la carenza idrica. Attivandole però sono aumentati i costi dell'energia che si vanno a sommare al problema della siccità di quest'estate". Così Diego Coller, direttore di Astro, commenta la difficile annata che ha caratterizzato il settore della piscicoltura non solo in Trentino ma a livello nazionale.
Già da tempo si parla infatti della scarsità di acqua necessaria per l'approvvigionamento degli allevamenti ittici. Alte temperature e siccità di quest'anno hanno abbassato la portata dei corsi d'acqua. "Aumentare il prelievo di acqua dal sottosuolo per noi significa utilizzare molta più energia - sostiene Coller - speriamo che arrivi la pioggia e che si abbassino le temperature per portare a regime gli impianti, alcuni dei quali sono arrivati a essere ridotti anche del 50-60%. Metà acqua significa metà pesce".
Il già notevole aumento del costo unitario di produzione è arrivato a raddoppiare nei sistemi fortemente dipendenti dalla disponibilità di energia elettrica. Nel caso degli impianti a terra quindi, gli allevatori hanno dovuto attivare le pompe che prevalentemente erano rimaste inutilizzate dal 2003, un altro anno caratterizzato da forte siccità. Un forte impatto è stato registrato nelle aree lagunari, in particolare nel Nord Adriatico.
La situazione in Trentino è grave, sostiene la presidente di Astro Barbara Pellegri: "La preoccupazione è alta, la siccità ha determinato anche una forte riduzione delle produzioni per la crescita ridotta dovuta alla minor quantità d’acqua - sostiene - questa creerà dei problemi dal punto di vista commerciale per la cooperativa Astro, sia dal punto di vista dei costi che per la perdita di quote di mercato che saranno difficile da recuperare quando e se la produzione si normalizzerà. La Giunta provinciale, su proposta dell’assessora Zanotelli, ha messo in atto un intervento importante per aiutare il settore dell’itticoltura al fine di consentire alle aziende trentine di far fronte agli aumenti eccezionali dei prezzi di materie prime, mangimi ed energia".
Come sottolinea Confagricoltura del Trentino, l’energia elettrica sale dal 200 al 300 % (in base alle tipologie d'utilizzo), l’ossigeno liquido ha segnato almeno un +250% e i mangimi sono aumentati del 35%. A questo si aggiungono gli incrementi registrati nella logistica interna (mezzi aziendali) e negli scambi con fornitori e clienti dovuti ai rincari dei carburanti agricoli (che non hanno tutte le agevolazioni della pesca), nel costo degli avannotti, degli imballaggi, dei materiali e pezzi di ricambio necessari alla manutenzione degli impianti e delle attrezzature.
"Sono letteralmente saltate, a causa del drastico aumento dei costi di produzione per i prodotti della piscicoltura, le programmazioni per i prossimi mesi - è l'allarme lanciato da Pier Antonio Salvador, presidente dell’associazione piscicoltori italiani di Confagricoltura - incidendo sulla presenza del prodotto ittico d'acquacoltura, mettendo a rischio la stessa sopravvivenza di molte imprese del settore e la presenza di pesce ‘made in Italy’ fino alle prossime feste natalizie".
La situazione, denunciata dai piscicoltori di Confagricoltura, dopo oltre 6 mesi di conflitto, è aggravata dalla forte carenza idrica determinata dal prolungarsi del periodo siccitoso.
Come già era stato riportato per gli allevamenti "non si può configurare un lockdown - conclude Salvador - ma, senza urgenti provvedimenti in grado di abbattere immediatamente i costi, crescerà inevitabilmente il numero delle imprese a rischio chiusura, costringendo gli italiani a consumare sempre più pesce importato".














