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Guerra in Ucraina, Coldiretti: “Più 12,6% prezzi materie prime alimentari mondiali in un mese”. E' l'incremento più elevato dall'inizio delle rilevazioni

A trainare il boom dei prezzi alimentari gli oli vegetali (+23%), i cereali (+17,1%) e la carne (+4,8%) che hanno fatto registrare, dice Coldiretti: “Il massimo di sempre”

Di F.S. - 09 aprile 2022 - 10:03

TRENTO. “Con la guerra in Ucraina ed i rincari energetici le quotazioni delle materie alimentari a livello mondiale balzano del 12,6% in un solo mese, facendo registrate l'incremento più elevato mai registrato da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1990”. Sono questi i risultati dell'analisi di Coldiretti, che evidenziano come nel mese di guerra, a marzo 2022, l'indice dei prezzi Fao (che comprende un paniere di cinque prodotti agricoli di base) si sia impennato al valore di 159,3. Il presidente della Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi: “Bisogna invertire la tendenza ed investire per rendere il Paese il più possibile autosufficiente per le risorse alimentari”.

 

A trainare il costo delle materie prime alimentari, sottolinea la Coldiretti: “Sono i prezzi internazionali di oli vegetali, cereali e carne che hanno fatto registrare il massimo di sempre. Ma sono in forte aumento anche zucchero e prodotti lattiero caseari”. Nel dettaglio, secondi i dati dell'associazione, gli oli vegetali aumentano del 23,2%, i cereali del 17,1%, lo zucchero del 6,7%, la carne del 4,8%, e i lattiero caseari del 2,6% rispetto al mese di febbraio. Il tutto “sotto la spinta dei pesanti rincari dei costi di produzione favoriti dai prezzi dell'energia”.

 

Si tratta di una situazione, dice la Coldiretti, che “nei Paesi più ricchi provoca inflazione, mancanza di alcuni prodotti e aumenta l'area dell'indigenza alimentare” ma che nei Paesi meno sviluppati può portare a “gravi carestie, come negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto, che peraltro è il maggior importatore mondiale di grano e dipende soprattutto da Russia e Ucraina”. Ma si troverebbero in difficoltà anche Paesi come la Repubblica democratica del Congo, che importa da Mosca il 55% del suo grano e da Kyiv un altro 15%.

 

Secondo Coldiretti: “Con la guerra rischia di venire a mancare dal mercato oltre un quarto del grano mondiale con l'Ucraina che insieme alla Russia controlla circa il 28% sugli scambi internazionali con oltre 55 milioni di tonnellate movimentate, ma anche il 16% sugli scambi di mais (30 milioni di tonnellate) per l'alimentazione degli animali negli allevamenti e ben il 65% sugli scambi di olio di girasole (10 milioni di tonnellate)”. Ora la paura è che se il conflitto non dovesse arrestarsi, le semine primaverili di cereali in Ucraina saranno “praticamente dimezzate” su una superficie di 7 milioni di ettari, rispetto ai 15 milioni precedenti all'invasione. Il tutto mentre le spedizioni dai porti del Mar Nero sono bloccate dalla Russia, che peraltro, dice Coldiretti: “Ha minacciato di non fornire più cibo ai Paesi considerati ostili”.

 

Secondo Barbacovi in questa fase l'emergenza “sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte della materie prime anche nel settore nazionale" settore che "ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l'Italia che è fortemente deficitario in alcuni settori ed ha bisogno di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all'atteso piano proteine nazionale per l'alimentazione degli animali in allevamento, per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri”. Secondo Coldiretti negli ultimi 25 anni l'Italia avrebbero perso “un quarto della propria superficie coltivabile per colpa dell'insufficiente riconoscimento economico del lavoro in agricoltura. Il risultato è che il nostro Paese è obbligato ad importare il 64% del grano per il pane, il 44% di quello necessario per la pasta, ma anche di mais e soia, fondamentali per l'alimentazione degli animali, con i raccolti nazionali che coprono rispettivamente appena il 53% e il 27% del fabbisogno italiano”.

 

In conclusione, secondo Barbacovi è necessario: “Invertire la tendenza ed investire per rendere il Paese il più possibile autosufficiente per le risorse alimentari facendo tornare l'agricoltura centrale negli obiettivi nazionali ed europei”. Il presidente della Coldiretti regionale sottolinea poi come nell'immediato occorra “salvare aziende e stalle da un'insostenibile crisi finanziaria, per poi investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, ma serve anche contrastare seriamente l'invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molto zone interne all'abbandono nei terreni, sostenere la ricerca pubblica e l'innovazione tecnologica”.

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