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Lavoro, in Trentino aumentano le assunzioni ma cresce anche la precarietà. I sindacati: ''Incentivi alle imprese? Un flop costato fino ad oggi 7,5 milioni di euro''

“Tra nuovi contratti e stabilizzazioni, oggi mancano all’appello ben 3.100 contratti a tempo indeterminato nel confronto tra i primi dieci mesi del 2021 e del 2019" spiegano Maurizio Zabbeni, Lorenzo Pomini e Gianni Tomasi. "Neppure gli incentivi alle imprese introdotti a fine 2020 dell'assessore Spinelli hanno sortito alcun effetto, anzi sono stati un costosissimo flop per le finanze pubbliche provinciali" 

Pubblicato il - 02 gennaio 2022 - 09:46

TRENTO. Occasioni di lavoro in crescita ma, purtroppo, a fare la parte da leone rimane la precarietà. Se da un lato nel mese di ottobre è continuata la ripresa dell’occupazione in Trentino con un livello di assunzioni complessive in linea con quelle registrate nel 2019, purtroppo si registra un fenomeno preoccupante: gli impieghi a tempo indeterminato sono ben il 9,4% in meno rispetto al 2019. Se a questi dati si aggiungono le mancate stabilizzazioni nello stesso periodo i contratti stabili segnano un meno 13,3%.

 

A rilevare la preoccupante tendenza sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil. A ottobre di quest’anno le assunzioni sono aumentate del 26,5% allo stesso mese del 2020, per un totale di 2.357 nuove attivazioni. Segno più anche nel confronto con il 2019, prima del Covid, con un incremento del 13,9% (+1.370). L’occupazione è dunque in fase di forte ripresa, tanto che si è ormai quasi recuperato totalmente il gap rispetto al 2019, come dimostrano i dati relativi ai primi dieci mesi dell’anno dove l’andamento resta inferiore ma solo dello 0,3%.

I dati emergono dalla nota mensile sul mercato del lavoro elaborata dall’ufficio studi di Agenzia del Lavoro. Se sul trend positivo del mercato del lavoro locale ci sono pochi dubbi è necessario interrogarsi sulla qualità del lavoro offerto.

 

“Le imprese anche in Trentino – spiegano i sindacati – dimostrano di guardare con fiducia alla fase di ripresa, ma diventano molto caute quando si tratta di assumere a tempo indeterminato, scaricando di fatto sul lavoro le incertezze rispetto all'andamento del Covid ma anche a quello dei prezzi delle materie prime”. Nei primi dieci mesi del 2021, l’88% delle attivazioni riguarda infatti forme di lavoro non stabile con un aumento del 30,2% dei contratti in somministrazione e del 11,9% di quelli a tempo determinato rispetto al 2020. Sono solo il 12% del totale le nuove assunzioni a tempo indeterminato.

 

“Tra nuovi contratti e stabilizzazioni, oggi mancano all’appello ben 3.100 contratti a tempo indeterminato nel confronto tra i primi dieci mesi del 2021 e del 2019. Una delle priorità delle politiche del lavoro trentine deve essere proprio quella di ridurre la precarietà - spiegano Maurizio Zabbeni, Lorenzo Pomini e Gianni Tomasi che seguono le dinamiche del mercato del lavoro per Cgil, Cisl e Uil -. Ma neppure gli incentivi alle imprese introdotti a fine 2020 dell'assessore Spinelli hanno sortito alcun effetto, anzi sono stati un costosissimo flop per le finanze pubbliche provinciali, visto che sono stati spesi fino ad oggi ben 7,5 milioni di euro per registrare, pur in presenza ormai dello stesso numero di assunzioni complessive, ben il 13,3% in meno di contratti stabili tra gennaio e ottobre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2019”. Gli incentivi straordinari varati a dicembre 2020 dalla Giunta Fugatti permettevano alle aziende di ricevere un contributo fino a 6mila euro per stabilizzazioni o nuove assunzioni a tempo indeterminato anche di chi non aveva neppure un giorno di disoccupazione alle spalle, rischiando così di coprire di fatto contratti di lavoratori forti che sarebbero comunque stati assunti. Fino a metà dicembre - i termini per presentare la domanda scadono però a metà gennaio 2022-, la misura ha coinvolto circa 1.200 aziende per circa 1.600 lavoratori e con un costo complessivo appunto di 7,5 milioni di euro.

 

Nel confronto con i primi dieci mesi del 2020, le assunzioni delle imprese trentine crescono di 14.759 unità e del +12,8% (dalle 115.581 alle 130.340). La domanda di lavoro aumenta nel secondario (+4.415 assunzioni per un +31,4% rispetto al 2020, ma anche +1.376 con un +8,1% rispetto al 2019) e nel terziario (+10.754 e +14,6%), mentre cala in agricoltura (di 410 e -1,5%). Sempre rispetto all’anno scorso è positivo anche il saldo occupazionale, cioè l’attivazione di nuovi rapporti di lavoro supera le cessazioni: tra gennaio e ottobre si è registrato un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a 10.706 unità, valore raggiunto grazie un calo delle cessazioni rispetto al 2020 di quasi 5.000 unità.

 

Di fronte a questi dati il nodo cruciale per i sindacati resta il tema della qualità del lavoro legata agli investimenti del Pnrr.Non può esserci ripresa economica senza qualità e stabilità del lavoro. Se la Provincia incasserà a breve la prima tranche di risorse per finanziare le politiche attive del programma GOL, nel corso del 2022 arriveranno anche i primi investimenti sugli interventi previsti dal resto del Pnrr. Grazie alla mole di questi investimenti non possiamo accontentarci di tornare alla situazione precedente la pandemia, ma dobbiamo puntare a impieghi di maggiore qualità, meglio retribuiti e sempre più produttivi. Per farlo serve un vero monitoraggio e confronto sugli investimenti del Pnrr in Trentino che fino ad oggi è mancato”.

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