Smart working per risparmiare su carburante ed energia, “Così ci guadagnano sia le imprese che i lavoratori”: l’idea che piace a Uil e Cna del Trentino
La proposta della Confederazione degli artigiani e delle piccole e medie imprese trentine: “Alle aziende che sono nelle condizioni di farlo consigliamo di adottare il più possibile lo smart working. In questo modo il dipendente risparmia sul carburante, mentre le aziende possono risparmiare sui costi di riscaldamento e di corrente elettrica”

TRENTO. Puntare sullo smart-working per risparmiare su carburante e energia. È questa la soluzione che mette d’accordo sindacati e la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa del Trentino (Cna).
La Uil scuola infatti parla di smart working ibrido tra sede di lavoro e casa, il segretario regionale Marco Pugliese invita a non sperperare quanto costruito in questi mesi di pandemia: “Nelle scuole più dell’85% delle riunioni si potrebbero tranquillamente fare online e questo vale pure per molti settori dell’amministrazione con un ingente risparmio per i soldi pubblici. Secondo i nostri calcoli pari al 20% rispetto a quanto si spende oggi”.
Dal canto suo Luca Demattè, presidente di Cna del Trentino invita le imprese ad adottare il più possibile, quando la mansione lo permette, lo smart working. “Alle aziende che sono nelle condizioni di farlo consigliamo di adottare il più possibile lo smart working. In questo modo il dipendente risparmia sul carburante non essendo costretto a raggiungere tutti i giorni il posto di lavoro, mentre le aziende possono risparmiare sui costi di riscaldamento e di corrente elettrica”.
Dal Cna infatti, trapela un certo scetticismo circa la possibilità che venga accolta la proposta, avanzata dal mondo dell’autotrasporto alle due province di Trento e Bolzano, di rinunciare a parte degli introiti derivanti da tasse e accise di vario tipo sulla benzina. Si tratterebbe di circa 180 milioni all’anno in Trentino e della stessa cifra in Alto Adige.
“Con il riscaldamento e la luce – riprende Pugliese – dal prossimo anno avremo un ulteriore aumento. Mantenendo lo smart working questo sarebbe limitato”. Allo stesso tempo, per chi resta a casa a lavorare, la Uil chiede dei bonus per fronteggiare i rincari tra le mura domestiche: “L’ente pubblico potrebbe reinvestire il 20% risparmiato con lo smart working in questo tipo di aiuti innescando una circolarità positiva”.












