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| 23 ott 2022 | 19:41

“Un inverno difficile per le famiglie e nel 2023 Pil giù in Trentino: bisognerebbe unire le forze, ma la Giunta farà ancora (male) tutto da sola”

Sono queste le parole del segretario provinciale della Cigl Andrea Grosselli, che commenta gli ultimi dati condivisi dalla Cgia Mestre per quanto riguarda le previsioni economiche per l'anno 2023: “Sarà un inverno difficile per migliaia di famiglie alle prese col caro bollette, ma sarà un 2023 ancora più complicato per l'economia ed il lavoro in Trentino”

TRENTO. “La ricetta più efficace per il Trentino sarebbe sempre la stessa: unire le forze in un progetto comune di rilancio e coesione. Il condizionale in questo caso è d'obbligo perché la Giunta del presidente Maurizio Fugatti anche questa volta si chiuderà nel palazzo per fare (male) tutto da sola”. Sono queste le parole del segretario provinciale della Cigl Andrea Grosselli nel commentare gli ultimi dati condivisi dalla Cgia di Mestre sull'andamento economico nel 2023, dati nei quali il Pil in Provincia di Trento è visto in calo (-0,1%) per il prossimo anno. “Sarà un inverno difficile – scrive Grosselli in un post condiviso sui social – per migliaia di famiglie alle prese con il caro bollette. Ma sarà un 2023 ancora più complicato per l'economia ed il lavoro in Trentino. Lo conferma la Cgia di Mestre, che per la Provincia di Trento prevede un Pil in contrazione, per un -0,1%. Di fronte a questo scenario l'appello di Cgil, Cisl e Uil del Trentino è sempre lo stesso: condividere tra istituzioni locali, associazioni imprenditoriali, sindacati e sistema della conoscenza interventi anticongiunturali e misure strutturali per favorire la ripresa economica senza lasciare indietro nessuno”.

Nel report della Cgia, parlando della variazione percentuale del valore aggiunto reale (del Pil, quindi, al netto delle imposte indirette), Milano è in prima posizione per quanto riguarda le aspettative di crescita per il prossimo anno (+0,8%), seguita da Savona e Salerno (+0,6%), Bologna, Verona e Cremona (+0,5%). In positivo anche la Provincia di Belluno (+0,3%) e quella di Bolzano (+0,1%). In generale, scrive la Cgia analizzando la situazione attuale: “E' in arrivo uno degli inverni più difficili degli ultimi 50 anni”. Per salvare infatti i bilanci delle famiglie e delle imprese, precisa il centro di ricerca: “Sarà necessario impiegare entro la fine dell'anno almeno 70 miliardi di euro. Di questi, 35 per dimezzare il caro bollette e altrettanti, con la legge di Bilancio 2023, per non far decadere dal prossimo gennaio alcune misure introdotte dal governo uscente. La situazione è critica: il nuovo esecutivo dovrà fare l'impossibile per recuperare tutte queste risorse senza ricorrere ad un aumento del deficit visto che, al massimo, potrà beneficiare su un 'tesoretto' che potrebbe toccare i 25 miliardi di euro. Se non riuscirà a recuperarne altri 45, rischiamo un 2023 molto complicato. Secondo le ultime previsioni, infatti, ben 6 Province su 10 registreranno una crescita negativa”.

 

Delle 107 Province monitorate da Prometeia infatti, scrive la Cgia, 67 (pari al 62%) vedranno un Pil in contrazione nel 2023: “Se a livello nazionale la crescita del Pil (o meglio il valore aggiunto reale) sarà pari a zero, le differenze a livello provinciale saranno abbastanza contenute, anche se si verificheranno alcune sorprese positive: come le performance di alcune realtà del Mezzogiorno. Anche se dello zero virgola, tra la Province che l'anno prossimo registreranno una crescita positiva segnaliamo, in particolar modo, Roma, Belluno, Viterbo, Fermo e Bari (+0,3%), Venezia, Foggia e Modena (+0,4%), Cremona, Verona e Bologna (+0,5%), Salerno e Savona (+0,6%). A guidare la graduatoria a livello nazionale, infine, sarà il capoluogo di regione della Lombardia. Nella provincia di Milano, infatti, l’aumento del valore aggiunto toccherà il +0,8 per cento. Le situazioni più critiche, invece, riguarderanno Pisa, Cagliari, Ragusa, Messina e Macerata (tutte con una diminuzione della crescita dello 0,8%), Enna e Rovigo (entrambe con il -0,9%) e Vibo Valentia (con il -1%)”. Va però segnalato che sono diverse le Province che non hanno ancora recuperato il livello di ricchezza che avevano nel periodo pre-Covid (2019), tra le quali anche Belluno (-2,2).

 

Parlando invece della situazione attuale, la Cgia stima che per combattere il caro energia il nuovo governo dovrebbe trovare, entro la fine dell'anno, 35 miliardi di euro per dimezzare gli aumento di costo in capo a famiglie e imprese previsti nel 2022: “Aumenti che, al netto dei 58 miliardi di aiuti erogati quest'anno contro il caro bollette, ammontano complessivamente a 70 miliardi di euro. Ecco perché sono necessari altri 30 miliardi, a cui si devono aggiungere 5 miliardi per estendere anche al prossimo mese di dicembre gli effetti contro il caro bollette introdotti con il decreto Aiuti ter”. I tempi però sono stretti e la nuova legge di Bilancio dovrà essere approvata entro il 31 dicembre. Al momento, dice la Cgia: “Il 'tesoretto' che il nuovo governo erediterà dal premier uscente Draghi, potrebbe essere di 20 miliardi di euro: 10 da usare subito e altri 10 da impiegare nella manovra 2023. Risorse che sono state 'recuperate' senza fare nuovo deficit, grazie al fatto che in quest’ultimo anno l’esecutivo uscente è riuscito a mantenere i conti ordine. Un ulteriore aiuto potrebbe arrivare anche da Bruxelles che sta per mettere a punto una misura che consentirà di recuperare i fondi strutturali europei 2014-2020 non ancora spesi o non impegnati in modo vincolante. Il nostro Paese potrebbe avere a disposizione tra i 4-5 miliardi di euro. Pertanto, a fronte di 70 miliardi di spese da impegnare nel giro di poco più di 2 mesi, il nuovo governo può contare su una copertura di circa 25 miliardi. Nel caso non si volesse fare nessun altro scostamento di bilancio, non sarà certo facile trovare in poco tempo ben 45 miliardi di euro”.

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