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| 23 giu 2023 | 15:52

Buoni pasto, i sindacati Cgil, Cisl e Uil: "Obiettivo è di lungo periodo: una misura tampone per ristrutturare strumento. La cifra di 5,29 euro ha una sua ragione"

Le funzioni pubbliche dei sindacati di Cgil, Cisl e Uil intervengono sull'uscita della Fenalt per quanto riguarda il provvedimento di transizione firmato negli scorsi giorni in Apran

di Redazione

TRENTO. "Un'ennesima ricostruzione bizzarra dei primi della classe". A dirlo Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Andrea Bassetti (Uil Fpl) in riferimento all'accordo transitorio sottoscritto dai sindacati in Apran per risolvere nel breve periodo le criticità sorte con il cambio di gestione dell'erogazione dei buoni pasto. "La delegazione era presente, senza intervenire e, forse, senza comprendere quanto sottoscritto". 

 

La risposta, spiegano le Funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil, a chi interviene polemicamente sull'accordo trovato con la Provincia, in particolare per la somma di 5,29 euro. "L'obiettivo è di lungo periodo - dicono Diaspro, Pallanch e Bassetti - questa è una misura tampone e la cifra ha una sua ragione: non viene tassata. E' un provvedimento che risale ai tempi dell'emergenza Covid e forse la Fenalt non si è accorta di questa possibilità data dalla legge. Un importo superiore invece avrebbe avuto ripercussioni fiscali sul lavoratore". 

 

La soluzione transitoria è in vigore dal 5 giugno al 31 ottobre, "nella prospettiva del rafforzamento del circuito degli esercizi convenzionati nei prossimi mesi, a oggi in numero insufficiente rispetto alle reali esigenze del personale. Si inizia a vedere la 'luce in fondo al tunnel' per il risultato ottenuto, data l’azione di sollecito delle parti sociali nelle scorse settimane. Una misura tampone per dare risposta a un diritto dei lavoratori messo in discussione dall’attuale condizione determinata dall’avvio del nuovo appalto, con esercizi commerciali che disdettano le convenzioni per le alte commissioni e/o ne scaricano gli effetti sul consumatore finale, a fronte di un potere d’acquisto delle retribuzioni già fortemente falcidiato dalla spinta inflattiva".

 

I sindacati evidenziano la necessità di ristrutturare il buono pasto: "Rafforzando il valore, introducendo cumulabilità, pasti convenzionati, allargando il perimetro per la consumabilità e adeguandolo al costo della vita e potenziando la capillarità delle mense aziendali. E’ una vertenza che unitariamente abbiamo posto da tempo che continuerà nelle imminenze della legge di assestamento di bilancio. Questi gli obiettivi ma abbiamo ritenuto necessario trovare un accordo transitorio perché la situazione non è semplice". 

 

Le Funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil rispediscono quindi al mittente le accuse. "Una lettura superficiale. Ma non è la prima volta che assistiamo a questi interventi senza però avere contezza delle decisioni. E' già avvenuto quando si sono intestati i risultati su Sanifonds, dopo aver cercato di affossare il progetto. Oggi ancora una volta non sono protagonisti e cercano di trovare giustificazioni senza la conoscenza degli strumenti utilizzati per dare una primissima risposta ai lavoratori", concludono Diaspro, Pallanch e Bassetti.

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