"I dipendenti? Non possono essere sostituiti dai robot". La lezione di Arrigo Cipriani (Harry's Bar) agli studenti: "Identità, libertà, rapporto diretto"
Una lezione speciale per gli studenti del master Belluno Dolomiti Tourism Marketing & Communication. In aula Arrigo Cipriani, imprenditore degli Harry's Bar e ambasciatore dell'accoglienza Italian Style nel mondo

BELLUNO. Una lezione con un docente d'eccezione: Arrigo Cipriani, imprenditore degli Harry's Bar e ambasciatore dell'accoglienza Italian Style nel mondo, ha tenuto una lezione agli studenti del master di Belluno Dolomiti Tourism Marketing & Communication che ha sede alla Camera di Commercio Treviso - Belluno.
A introdurre l'appuntamento Paolo Doglioni di Confcommercio Belluno che ha ringraziato Cipriani per la sua presenza e gli studenti che hanno scelto questo percorso perché saranno gli ambasciatori dell’Italia nel futuro per poi prendere a prestito il manifesto dell'imprenditore contenuto nel suo libro “Elogio dell’accoglienza” che recita “Il servizio è accoglienza, l’accoglienza è stile, lo stile è cultura, la cultura è conoscenza, la conoscenza è diversità, la diversità è genuinità e semplicità, la genuinità è mancanza di imposizioni, la mancanza di imposizioni è libertà, il turismo è libertà” e poi ancora “l’Italia deve tornare a essere non solo il Paese più bello, ma anche quello più ospitale del mondo”.
Con queste parole Doglioni ha voluto precisare che il momento che stiamo vivendo è difficile ma si può uscirne se si fa accoglienza di alto livello. Arrigo Cipriani ha fatto una breve carrellata riguardo il marchio oggi: 4.000 dipendenti nel mondo, diversi milioni di euro di fatturato, locali presenti nel mondo in città come New York, Las Vegas, Miami, Montecarlo, Dubai, Riyad, il tutto partito nel 1931 da un bar di 4 per 9 metri che fondò suo padre, che dal 2001 è stato dichiarato monumento nazionale dal Ministero italiano per i Beni Culturali e che è tuttora aperto a Venezia.
Alla fine degli anni Venti Giuseppe Cipriani, padre di Arrigo, era barman all’hotel Europa a Venezia. Qui soggiornava un giovane americano, Harry Pickering, in Italia con una zia per curare un principio di alcolismo. A seguito di una lite, Harry rimane solo a Venezia, senza un soldo. Fu Giuseppe Cipriani ad aiutarlo a tornare a casa, prestandogli 10.000 lire.
Qualche anno dopo Pickering tornò a Venezia e saldò il proprio debito: “Giuseppe, grazie, ecco i soldi. Anzi, per dimostrarle la mia riconoscenza, aggiungo anche questi: quanti occorrono per aprire un bar in società” si dice sui 30.000 lire. Fu in questo momento che Giuseppe decise: “Lo chiameremo Harry’s Bar”.
Giuseppe decise di aprire il suo locale in una calle dove allora non c’era passaggio, e altre imprese avevano fallito, perché sostenne che il suo locale sarebbe dovuto essere frequentato dalle persone per scelta e non perché messo su una via di passaggio e così fu. Durante la seconda guerra mondiale il locale venne occupato dalle truppe tedesche fino al 25 aprile 1945 quando arrivarono i neozelandesi a liberare Venezia.
"In quel momento sentì la libertà scoppiarmi dentro e da li pensammo che la frequentazione stessa di un locale dovesse essere una scelta libera e mio padre studiò tutto per non creare imposizioni: sedie di una certa altezza e comodità, tavoli della giusta altezza, posate piccole per essere facilmente impugnabili senza occupare spazio in tavola, bicchieri senza gambo per maneggiarli con facilità, luci adeguate, tovaglie di lino, niente odore di cucina in sala. Per far funzionare bene un locale così oggi abbiamo 100 dipendenti che sono parte dell’esperienza dell’Italia e non possono assolutamente essere sostituiti da robot o altre soluzioni non umane perché l’umanità è parte dello spirito dei nostri locali così come il gusto che vede nei nostri locali in giro per il mondo gli stessi piatti fatti qui e con tutti chef italiani”.
Parlando ai giovani li ha poi spronati a guardarsi intorno affermando che l’Italia offre la più antica cultura al mondo, che si assorbe anche semplicemente passeggiando per una qualsiasi piazza del paese, oltre che ad approfondire la letteratura americana, russa, europea sostenendo che lo studio delle cose “inutili” è quello che poi crea la persona, la sua personalità e fa essere autentico, umano, empatico e trasmette il vero lusso che si cerca oggi e che sta nelle persone.
Portando un esempio di bellezza italiana ha parlato della sua città, Venezia, che ha definito unica a suo avviso non perché città sull’acqua ma perché fondata e fatta con lo spirito e non con i preventivi: è una città dove chi ha piantato il primo palo o posato la prima pietra sapeva che non avrebbe visto la casa finita ma l’ha comunque fatta per poi essere finita dai posteri.
Facendo un focus sull’umanità ha portato l’esempio dell’apertura del suo locale a Riyad dove uomini e donne mangiavano separati nei locali e le donne solo se accompagnate dalla famiglia: “Il giorno dell'apertura avevamo 600 persone così decidemmo di fare tavoli misti. In un primo momento ci fu chi non la prese bene ma fu un gesto che contribuì nel suo piccolo a migliorare l’umanità”.
Ha concluso “arrivato a 92 anni mi chiedono se ho paura della morte. La morte è il passato, tutto quello che potevamo fare e non abbiamo fatto. Nel futuro invece io vedo solo vita e opportunità”.












