Bilancio ricchissimo (grazie a Olimpiadi e Pnrr) ma i prossimi anni previsioni in calo. I sindacati: "Crescita bassa, investire su industria prima che sia tardi"
La Provincia si prepara a varare un bilancio da cifre record, eppure non mancano alcune perplessità all'orizzonte. L'ex governatore Ugo Rossi: "Non si affronta l'emergenza sociale". I sindacati Cgil, Cisl e Uil: "Indispensabile accelerare sul piano per l’industria e sull’attuazione del patto per i salari. C’è poi il nodo welfare a partire dall’aumento scriteriato dell’Icef"

TRENTO. Il bilancio è ricco, ricchissimo. Non si è mai vista in Trentino una finanziaria da 6,2 miliardi. Cifre che non sono state raggiunte nemmeno nei periodi migliori, ancora meno nel recente passato caratterizzati dal patto di stabilità e dall'accordo di Milano quale contributo di "solidarietà" per supportare i conti nazionali. Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, parla del "momento più alto della programmazione politica" e indica le tre priorità: "Famiglie, casa e sviluppo economico" (Qui articolo). Una manovra che sembra piacere in generale, eppure non mancano le preoccupazioni per un territorio che rischia di essere più povero. La parola d'ordine dei sindacati è investire. Qualche dubbio anche per l'ex governatore Ugo Rossi.
"La manovra finanziaria oggi non è sufficiente per rispondere al rallentamento della crescita economica e alla riduzione della capacità di spesa di lavoratori e pensionati", spiegano Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Largher (Uil). "Dobbiamo avviare rapidamente il confronto sulla ripresa dell’industria e sul sostegno all’innovazione: non c'è un minuto da perdere".
Un bilancio 2025 da quasi 7 miliardi ma che si avvierebbe a una riduzione della potenza di fuoco negli anni fino al 2028. Emerge un avanzo alto, altissimo, che ormai si trascina di anno in anno, entrate tributarie in diminuzione e gettiti/arretrati dallo Stato via via in calo.
Per il 2025 l'avanzo ammonta a 1.287,61 euro (di cui "libero" a 470 milioni) e poi è zero dal 2026 al 2028. "E' ogni anno talmente alto che non riescono a stimare sugli anni successivi". I gettiti arretrati/saldi invece sono 857,4 euro nel 2025, poi 657,9 euro nel 2026, 107 euro nel 2027 e 0 nel 2028.
A ogni modo questa dovrebbe essere una finanziaria di grande respiro per affrontare con più serenità e più stabilità un'economia messa a dura prova anche per gli scenari internazionali. Qualche dubbio era stato sollevato anche da Casa Autonomia (Qui articolo). Perplessità che rimangono sul tavolo.
"I proclami di un'economia fiorente non trovano conferme alla lettura di questo bilancio. La stima è di entrate più basse, ma è una dinamica che riguarda l'Italia", dice Rossi. "Le cifre sono oneste e corrette, forse fin troppo prudenziali. E c'è la costante di un enorme avanzo dagli esercizi precedenti". Circa 1 miliardo e 200 milioni. "Un numero enorme, segno che non si riescono a spendere i soldi e che le risorse non vengono usate nel miglior modo possibile. Si vogliono sostenere le famiglie? Bene, la Provincia potrebbe adeguare l'assegno di cura che ho introdotto come assessore alla Salute e fermo da 10 anni, si possono aiutare le persone in difficoltà con un mini fondo oppure intervenire sulle case di riposo. Si tratta di provvedimenti da circa 10-20 milioni all'anno che possono però dare grandi risposte sul fronte dell'emergenza sociale: certo, serve ragionare sui criteri, sulle condizioni patrimoniale e così via".
C'è la previsione di un piano casa. "Una pianificazione che ho chiesto per 5 anni all'opposizione. Si parla di 1.000 alloggi ma le cifre inserite a bilancio non sono sicuramente sufficienti". Poi c'è la questione opere. "Non vengono portate a termine quando neppure partono. Non si sa nulla della circonvallazione di Cles oppure l'ospedale di Cavalese è uscito dai radar quando abbiamo lasciato un progetto pronto per aprire i cantieri. Solo alcuni esempi ma il tunnel Loppio-Busa, iniziato dal centrosinistra, è ormai da anni location per photo-opportunity". Per l'ex presidente si potrebbe fare di più. "Anche perché l'economia è stagnante e deve essere stimolata".
Preoccupazioni condivise anche dai sindacati, un bilancio considerato anche dalla parti sociali fin troppo prudenziale. "Dal 2023 c'è una bassissima crescita economia che il presidente Fugatti ha omesso di commentare nella sua relazione mentre questo dato nell'assestamento dell'estate scorsa è stato utilizzato per puntualizzare alcuni aspetti di bilancio. Da 3 anni il prodotto interno lordo cresce meno dell’1%, dello 0,2% nel 2023, dello 0,7% nel 2024 e dello 0,5% nel 2025", aggiunge Grosselli. "Le previsioni restano su questo andamento anche per il 2026: siamo davanti a un rallentamento che va invertito mettendo in campo politiche anticicliche che sostengano gli investimenti delle imprese e la loro crescita in produttività, e al tempo stesso che spingano la ripresa del potere d’acquisto di famiglie e pensionati".
I sindacati non nascondono una certa preoccupazione per le performance poco rassicuranti del Pil provinciale. "C'è un eccesso di prudenza con valutazioni perfino inferiori a quelle dello Stato: il governo nazionale prevede una revisione delle aliquote Irpef ma comunque indica una crescita", commenta il segretario della Cgil. "Si inserisce un minor gettito derivante dall'Iva, un elemento che è aumentato anche nel periodo Covid. Un bilancio molto prudenziale e legato a un tasso di crescita evidentemente molto basso. I numeri sono alti ma il paradosso è che si va verso una finanza pubblica più ristretta".
Un bilancio che "beneficia" di alcuni ristorni dallo Stato. "I ristori per Covid, i fondi Pnrr, Olimpiadi e straordinari", continua Grosselli. "Se non si investe con decisione il rischio concreto è di entrare in una situazione di bassa crescita senza le risorse necessarie per misure anticicliche. Ci sono soldi stanziati ma non impegnati in una miriade di opere che non sono ancora partite e senza che abbiano un crono-programma chiaro: si deve puntare sull'industria, sul terziario avanzato e sull'innovazioni, settori che possono attrarre professionisti qualificati e comparti che possono portare a un valore aggiunto".
Le tre sigle ammettono che la strada è tracciata, ma è urgente tradurre in concreto gli impegni annunciati. E in particolare il piano per l’industria e gli investimenti e il patto per i salari siglato ormai sei mesi fa. “Apprezziamo il cambio di passo, ma è ora di passare dalle parole ai fatti. Ne va della nostra crescita, ma anche della tenuta della nostra Autonomia", proseguono Grosselli, Bezzi e Largher. "Non basta consolarsi rimarcando che il Trentino è tra i migliori in Italia, se poi l’Italia è tra i Paesi con le peggiori performance europee. E’ nascondersi dietro un dito”.
Se su questo fronte almeno l’impegno è tracciato, non altrettanto si può dire sulle politiche di welfare. "Il welfare per noi resta un nodo problematico. Se la riduzione dei costi dei nidi e il potenziamento degli strumenti di conciliazione extrascolastica sono obiettivi condivisi, per l’ennesima volta registriamo il mancato adeguamento delle politiche di welfare all’inflazione, senza l’indicizzazione dell’Icef", evidenziano Grosselli, Bezzi e Largher. "Un quadro che si aggrava anche per la rimodulazione dell’indicatore voluto dalla Giunta che sta producendo non poche storture escludendo dalle misure anche nuclei che hanno avuto adeguamenti del tutto trascurabili di reddito. Ci auguriamo che nel confronto tra maggioranza e opposizione ci sia la possibilità di migliorare questo aspetto che per noi, ad oggi, resta gravemente carente e rischia di penalizzare moltissime famiglie già in grande difficoltà per il caro vita".
Per i sindacati serve qualcosa in più. "E' tutto importante ma la Provincia deve guardare a quei settori che possano trainare economicamente il territorio, altrimenti il Trentino si impoverisce", conclude Grosselli.














