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Trento
23 dicembre | 19:58

"Crescita economica più bassa del Nord Est e sotto la media nazionale", sindacati e Pd all'attacco della Provincia: "Pericolosa stagnazione del Trentino"

Per Cgil, Cisl e Uil serve un cambio di rotta nelle politiche economiche. “Il rilancio di manifattura e servizi avanzati passa attraverso investimenti selettivi in innovazione. È urgente definire il piano per l'industria senza la quale il Trentino arranca”. Il Partito Democratico: "Nonostante l'autonomia il territorio cresce meno del Paese: qualcuno pensa di assumersene la responsabilità?"

TRENTO. La crescita economica del Trentino è la più bassa del Nord Est e si colloca sotto la media nazionale. A lanciare l'allarme di una situazione di stagnazione sono i sindacati, così come il Partito Democratico.

 

"I dati Istat sulla crescita economica in Trentino non ci sorprendono", commentano Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Largher (Uil). "Tutti gli indicatori segnalavano già un progressivo rallentamento delle dinamiche produttive in provincia negli ultimi tre anni. La conferma che nel 2023 il Pil provinciale è cresciuto solo dello 0,4% e le stime per il 2024 ferme allo 0,5% dimostrano che siamo sostanzialmente in una fase di stagnazione anche considerato il fatto che nello scorso biennio il Pil pro capite è salito solo di un misero 0,2%. Se a questo si aggiunge che nell’anno in corso la Giunta provinciale prevede una crescita non superiore allo 0,5%, la tendenza risulta preoccupante e pericolosa".

 

Una dinamica che preoccupa le parti sociali da diversi mesi, già segnalata anche nel corso della discussione del bilancio (Qui articolo). "Ecco perché oggi bisogna abbandonare ogni facile entusiasmo e ammettere che politiche fondate solo su opere pubbliche e turismo non possono garantire al Trentino un livello di sviluppo in grado di sostenere la crescita di posti di lavoro qualificati, l’aumento del potere d’acquisto dei salari, la competitività del sistema economico locale e con essi contribuire alla sostenibilità delle finanze pubbliche provinciali e quindi del welfare locale".

 

La Provincia ha varato una manovra da quasi 7 miliardi, il bilancio più ricco di sempre. Eppure non sono mancate le preoccupazioni a fronte di una possibile riduzione della potenza di fuoco negli anni fino al 2028. Per farsi trovare pronti a mettere in campo interventi anticiclici i sindacati chiedono investimenti e di puntare sui settori innovativi, così come quelli avanzati. Il rischio è di un'economia stagnante che renda il territorio più povero.

 

"Oggi più che mai serve un cambio di rotta delle politiche provinciali che abbandonino strumenti di aiuto a pioggia e imbocchino la strada di interventi sempre più selettivi a sostegno del sistema economico", aggiungono Grosselli, Bezzi e Largher. "Serve quindi ripartire dagli investimenti pubblici e privati in innovazione per rigenerare il settore industriale e rilanciare i servizi avanzati in modo da rendere sempre più attrattivo il Trentino per lavoratori e imprese visto che in questi ambiti i livelli di produttività e valore aggiunto sono più alti e con essi anche le dinamiche retributive. Abbiamo condiviso l’annuncio da parte della Giunta Fugatti della volontà di concertare un piano provinciale per l’industria. Ora però serve accelerare il varo di una serie di interventi a favore di manifatturiero evoluto e terziario avanzato senza i quali il Trentino arranca".

 

A intervenire anche il Partito Democratico. "Puntuale come un orologio - dicono Paolo Zanella e Alessio Manica - arriva il rapporto Istat a smentire la narrazione di Fugatti su un'economia trentina in splendida salute".

 

Un film per i dem già visto. "Era già successo l'anno scorso, quando il presidente veniva sbugiardato dall'Istat che ridimensionava la crescita del Pil per il 2023 dal preventivato 1,3% della Giunta a un misero 0,1%. Anche lì però Fugatti resisteva dicendo che le stime di Ispat erano più accurate di quelle di Istat", aggiungono Zanella e Manica. "RisultatoDa alcuni mesi anche Ispat ha rivisto i valori a consuntivo assestando la crescita del 2023 allo 0,2%, la più bassa del Nordest. Adesso che Istat ha riaggiustato i dati a 0,4%, comunque quasi un punto in meno della stima iniziale, il presidente propende per considerare più affidabile l'Istat. Ecco che anche per il 2024 abbiamo messo in guardia il presidente in Aula durante la discussione della manovra di bilancio che lo 0,8% di crescita stimata per il 2024 non facesse la stessa fine del Pil stimato sul 2023. Et voilà: la revisione al ribasso è arrivata. La crescita, secondo l'Istat, sarà solo dello 0,5%, passando dall'essere prevista sopra al posizionarsi sotto la media nazionale. Un successone". 

 

Il Pd mette nel mirino quella che sembra l'impreparazione della Provincia nell'analizzare i dati. "Fa specie che l'assessore all'economia Spinelli non si capaciti di come tutto ciò possa accadere e soprattutto dell'incongruenza tra questa bassa crescita e l'aumento delle risorse provinciali a bilancio. Glielo abbiamo già spiegato in Aula: le entrate nel bilancio sono aumentate più per il fiscal drag dovuto alla mancata indicizzazione degli scaglioni Irpef all'inflazione, come attesta la relazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che ha eroso i pochi aumenti di pensionati e lavoratori, piuttosto che per una reale crescita che è stata appunto irrisoria. E quel poco di crescita che c'è stata non è certo legata a consumi interni, visti i salari medi sotto la media nazionale, ma al turismo e, come riporta il report di Istat, nemmeno all'industria, che non cresce da anni". 

 

Insomma, prima che sia troppo tardi il Trentino dovrebbe cambiare direzione. "Il frutto dell'investire in settori a basso valore aggiunto è questo: bassa crescita e bassi salari. Ma sappiamo già che Fugatti e Spinelli si nasconderanno dietro i fattori congiunturali della situazione geopolitica attuale. Ovviamente è colpa di Putin e Trump se una Provincia con un'Autonomia speciale cresce da due anni meno del resto del Paese che non ha l'autonomia. Il Trentino ha bisogno di strategie serie e non di un governo provinciale che fa finta che vada tutto bene", concludono Zanella e Manica.

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