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Trento
09 novembre | 15:53

Lavoro, più pensioni che occupati al Sud: “Meglio il Centro-Nord ma attenzione alla 'fuga' dei baby-boomer”. Trentino Alto Adige la regione più 'giovane' tra i privati: i dati

L'analisi della Cgia di Mestre: nel Mezzogiorno il numero delle pensioni erogate supera di quasi 1 milione di unità quello degli occupati attivi. Saldo positivo invece al Centro-Nord, dove però si attende una vera e propria “fuga” dal mondo del lavoro per una fetta importante dei 'baby-boomer'. Il Trentino Alto Adige presenta l'indice di anzianità dei dipendenti più basso d'Italia

TRENTO. In un contesto nazionale (e non solo) che si trova a fare i conti con una pesante crisi demografica, la questione pensionistica rappresenta – sempre di più – una priorità dal punto di vista politico mentre, in diverse zone del Paese, il numero di pensioni erogate supera ormai abbondantemente quello degli occupati attivi. A riportarlo sono i ricercatori dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, che hanno realizzato un focus sul tema rilevando come a livello numerico il Paese sia spaccato tra Sud e Isole e Centro-Nord.

 

Il divario Nord-Sud

 

“Il sorpasso – dicono – è avvenuto già da alcuni anni: nel Sud e nelle Isole il numero delle pensioni erogate è nettamente superiore a quello dei lavoratori. Nel 2024, infatti, a fronte di 7,3 milioni di pensioni pagate, si contano poco più di 6,4 milioni di occupati. Il Mezzogiorno è l'unica ripartizione goegrafica del Paese che presenta questo squilibrio. La Regione con il disallineamento più marcato è la Puglia, che registra un saldo negativo pari a 231.700 unità. Ad eccezione della Liguria, dell'Umbria e delle Marche, invece, le Regioni del Centro-Nord mantengono un saldo positivo che si è rafforzato, grazie al buon andamento dell'occupazione avvenuto negli ultimi 2-3 anni. Dalla differenza tra i contribuenti attivi (lavorativi) e gli assegni erogati ai pensionati spicca, sempre nel 2024, il risultato della Lombardia (+803.180), del Veneto (+395.338), del Lazio (+377.868), dell'Emilia Romagna (+227.710) e della Toscana (+184.266)”.

 

 

“Contrastare il lavoro nero, incrementare i tassi di occupazione di giovani e donne”

 

Di fronte a questa situazione, dicono gli esperti, una delle priorità è il contrasto al lavoro nero: “Con sempre più pensionati e un numero di occupati – si legge nel report – che tendenzialmente dovrebbe rimanere stabile, nei prossimi anni la spesa pubblica è destinata ad aumentare. Nel giro di poco tempo queste dinamiche potrebbero compromettere l'equilibrio dei conti pubblici e la stabilità economica e sociale dell'Italia. Per frenare questa tendenza è fondamentale ampliare la base occupazionale, facendo emergere i tanti lavoratori in nero presenti nel Paese, incrementando in particolare i tassi di occupazione dei giovani e delle donne che, in Italia, restano tra i più passi d'Europa”.

 

La “fuga” dei baby-boomer e le prospettive per i prossimi anni

 

Nonostante poi la situazione, come anticipato, sia migliore oggi al Centro-Nord, nel breve termine saranno proprio queste le Regioni più colpite dall'uscita dal mercato del lavoro di una consistente fascia dei cosiddetti 'baby-boomer', rendendo le previsioni per i prossimi anni tutt'altro che rosee. “Nel breve periodo purtroppo – scrive infatti la Cgia – la situazione è destinata a peggiorare anche al Centro-Nord. Tra il 2025 e il 2029 infatti si stima che poco più di 3 milioni di italiani lasceranno il posto di lavoro e di questi 2.244.800 (il 74% del totale) riguarderanno persone che lavorano nelle Regioni centro-settentrionali. Questi dati non lasciano alcun dubbio: nel giro di qualche anno assisteremo a una vera e propria 'fuga' da scrivanie e catene di montaggio, con milioni di persone che passeranno dal mondo del lavoro all'inattività con conseguenze sociali, economiche ed occupazionali di portata storica per il nostro Paese. Lo sanno bene gli imprenditori che già adesso faticano a trovare personale disponibile a recarsi in fabbrica o in cantiere. Figuriamoci tra qualche anno, quando una parte importante dei cosiddetti baby-boomer lascerà l'occupazione per raggiunti limiti d'età”.

 

Province, solo 59 in Italia presentano un saldo positivo

 

Guardando nel dettaglio ai dati delle Province, quella più squilibrata in Italia nel 2024 è Lecce, con un saldo negativo di -90.306 tra il numero di occupati e le pensioni erogate. Seguono Reggio Calabria (-86.977), Cosenza (-80.430), Taranto (-77.958) e Messina (-77.002). Va segnalato però, si legge nel report, che l'elevato numero di assegni erogati nel Sud e nelle Isole non è ascrivibile alla eccessiva presenza delle pensioni di vecchiaia/anticipate ma, invece, all'elevata diffusione dei trattamenti assistenziali e di invalidità: “Un risultato preoccupante – scrivono i ricercatori – che dimostra con tutta la sua evidenza gli effetti provocati in questi ultimi decenni da quattro fenomeni strettamente correlati tra di loro: la denatalità, il progressivo invecchiamento della popolazione, un tasso di occupazione molto inferiore alla media Ue e la presenza di troppi lavoratori irregolari. La combinazione di questi fattori ha ridotto progressivamente il numero dei contribuenti attivi e, conseguentemente, ingrossato la platea dei percettori di welfare. Un problema che non riguarda solo l'Italia e che attanaglia, purtroppo, gran parte dei Paesi del mondo occidentale”.

 

Come anticipato, verosimilmente la situazione è prevista in peggioramento in tutto il Paese nei prossimi anni, anche nelle zone più avanzate economicamente. “Tuttavia – si legge nell'approfondimento – già oggi ci sono 8 Province settentrionali che al pari della quasi totalità di quelle meridionali registrano un numero di pensioni erogate superiore a quello dei lavorativi attivi. Si tratta di Rovigo (-2040), Sondrio (-2793), Alessandria (6443), Vercelli (-7068), Biella (-9341), Ferrara (-9984), Genova (-10074) e Savona (-13753)”. In generale, delle 107 Province d'Italia solo 59 presentano un saldo positivo. Le uniche realtà territoriali del Mezzogiorno che registrano una differenza positiva sono Matera (+938), Pescara (+3547), Bari (+11689), Cagliari (+14014) e Ragusa (+20333).

 

Trentino Alto Adige la Regione con il più basso indice di anzianità dei dipendenti privati

 

Nella classifica generale Trento e Bolzano occupano il 15esimo e il nono posto, con un saldo rispettivamente di +50.377 e +79.429 lavoratori rispetto alle pensioni erogate. Dati che posizionano la Regione al sesto posto in Italia (dietro a Lombardia, Veneto, Lazio, Emilia Romagna e Toscana) con un saldo cumulato di +129.806. Molto positivi anche i numeri relativi a un altro parametro, quella legato all'anzianità dei lavoratori, che certificano il Trentino Alto Adige come Regione più 'giovane' nel contesto nazionale.

“Con tanti pensionati e pochi giovani – dicono infatti in conclusione dalla Cgia – anche le imprese sono in seria difficoltà. Reperire sul mercato del lavoro figure professionali altamente specializzate è ormai diventata un'impresa quasi impossibile. Ad oggi, la Regione che presenta l'indice di anzianità dei dipendenti privati (si tratta del rapporto percentuale tra gli over 55 e gli under 35 presenti in un determinato territorio ndr) più elevato è la Basilicata (82,7)”. In altre parole, ogni 100 dipendenti al di sotto dei 35 anni ve ne sono 82 che hanno oltre 55 anni.

 

“Seguono la Sardegna (82,2), il Molise (81,2), l'Abruzzo (77,5) e la Liguria (77,3). Il dato medio nazionale è pari al 65,2. Le Regioni meno 'colpite' da questo fenomeno, anche se già da alcuni anni sono costrette comunque a fare i conti con questa criticità, sono l'Emilia Romagna (63,5), la Campania (63,3), il Veneto (62,7), la Lombardia (58,6) e il Trentino Alto Adige (50,2)”.

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