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Trento
06 marzo | 06:00

La guerra in Medio Oriente rischia di mandare in frantumi l'economia. "Dobbiamo avere fiducia ma è sempre più difficile", Confindustria: "Gli impatti sono già forti"

Il presidente di Confindustria Trento, Lorenzo Delladio: "Si respira una certa fatica perché la fase delicata ormai diventa ogni giorno preoccupante. Navi ferme, commercio difficile, la logistica è saltata e raggiungere i mercati è diventato più oneroso perché i tempi di percorrenza e gli spostamenti sono più lunghi. I costi salgono e si ripercuotono a più livelli"

TRENTO. "Il tessuto imprenditoriale deve avere fiducia e cerchiamo, come associazione di categoria, di infondere questo atteggiamento alle nostre aziende ma è chiaro che c'è preoccupazione". A dirlo Lorenzo Delladio, presidente di Confindustria Trento. "Il rischio più concreto è che ci sia un ritocco dei listini prezzi nel breve periodo perché anche recuperare le materie per completare i prodotti diventa sempre più costoso".

 

Il momento per il mondo imprenditoriale è particolarmente complesso dal periodo Covid. Superata la pandemia e messa alle spalle una fase di rimbalzo c'è stata la crisi legata al fortissimo rialzo delle materie prime e dell'energia. Affrontate anche quelle difficoltà, ecco l'aggressione russa all'Ucraina, i dazi degli Stati Uniti di Donald Trump con il rischio di una guerra commerciale, e il conflitto tra Israele e Palestina. Ora i missili e il caos in Medio Oriente.

 

I primi effetti sono l'aumento del carburante e ancora una volta del gas, le preoccupazioni sono naturalmente generali dal Bellunese (Qui articolo) al Friuli Venezia Giulia (Qui articolo). "E l'energia è già più costosa rispetto agli altri Paesi dell'Unione Europea come Francia, Spagna e Germania", evidenzia Delladio. "Ci sono già impatti forti e preoccupanti sull'economia. Si respira una certa fatica perché la fase delicata ormai diventa ogni giorno preoccupante. La speranza è che la guerra finisca presto per uscire dall'emergenza".

 

La chiusura dello stretto di Hormuz ha impatti enormi sul commercio, snodo fondamentale per il trasporto delle merci. I voli cancellati incidono sul turismo ma anche sul trasporto delle merci. "Ci sono tantissime navi ferme e le aziende hanno difficoltà nel ricevere i materiali per concludere i cicli produttivi", aggiunge il presidente di Confindustria. "La logistica è saltata e raggiungere i mercati è diventato più costoso perché i tempi di percorrenza e gli spostamenti sono più lunghi. A questo si aggiunge poi il rafforzamento delle necessarie misure di sicurezza. I costi salgono e si ripercuotono a più livelli".

 

A Occidente tiene ancora banco la questione dazi. "Ancora più delle imposte negli Stati Uniti pesano soprattutto una fortissima inflazione e una drastica riduzione del potere d'acquisto". A Oriente i conflitti in serie. "C'è un'enorme incertezza, le nostre aziende hanno investito per aprire i mercati, posizionare sedi produttive o commerciali e far conoscere i prodotti, interventi che potrebbero risultare vani. Si è senza certezze e lo zaino è sempre più pesante per un'azienda".

 

Un altro colpo alla globalizzazione? "Qualche azienda valuta una filiera più corta, sicuramente più costosa ma con maggiori garanzie", dice Delladio. "Però poi l'export delle produzioni è fondamentale, così come l'import di quei materiali e di quelle materie che non possiamo trovare a livello locale o nazionale. Se la prospettiva di dipendere meno dalle altre economie può essere una soluzione per alcuni aspetti, questo approccio tuttavia non può essere percorso realmente".

 

Giorni e ore di interlocuzioni e di confronti in casa Confindustria. "La prossima settimana in particolare prevediamo una serie di incontri per settore per capire nel dettaglio i problemi differenziati e discutere sulle migliori strategie per affrontare le varie emergenze", conclude Delladio.

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