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Bolzano
03 novembre | 20:34

Lavoro, stranieri sempre più importanti: sono il 75% degli ausiliari di hotel e ristoranti e il 28% tra i docenti universitari e ricercatori. Manca il ricambio generazionale

Lo studio della Provincia analizza 79 gruppi professionali e mette in luce le differenze tra uomini e donne, il peso dei lavoratori stranieri e le difficoltà legate al ricambio generazionale. L'intelligenza artificiale potrebbe aiutare, ma il suo potenziale è limitato proprio in molte delle professioni con più lavoratori anziani

Lavoro, stranieri sempre più importanti: sono il 75% degli ausiliari di hotel e ristoranti e il 28% tra i docenti

BOLZANO. È stata presentato oggi, martedì 3 novembre, l’ultimo numero di Mercato del lavoro news, lo studio curato dal Servizio Mercato del lavoro della Provincia. L’analisi prende in considerazione i 79 gruppi professionali più rilevanti e ne guarda gli sviluppi, concentrandosi in particolare sul potenziale fabbisogno di sostituzione legato al pensionamento della popolazione anziana.

 

Ne esce un quadro complesso: il mercato del lavoro mostra ancora notevoli differenze sulla base del genere e dell’età, oltre che della cittadinanza e della forma contrattuale. Tra gli elementi analizzati, anche il potenziale dell’IA nella sostituzione di lavoratori che andranno in pensione a breve.

 

“Lo sguardo sulle singole professioni mostra quanto sia eterogenea la situazione di partenza sul mercato del lavoro altoatesino. I gruppi professionali analizzati mostrano differenze anche significative per quanto riguarda la distribuzione di genere, la presenza di forza lavoro straniera e l'età media. Dobbiamo tenere conto di queste differenze quando valutiamo le future sfide del mercato del lavoro”, afferma l’assessora provinciale al Lavoro Magdalena Amhof.

 

Secondo lo studio, i lavoratori dipendenti sono principalmente impiegati d’ufficio e personale amministrativo (donne 19,1 per cento, uomini 7,3 per cento). Per quanto riguarda le donne, seguono le commesse con il 9 per cento e le cameriere con il 7,9 per cento. Per quanto riguarda gli uomini, seguono gli addetti alla logistica con il 5,5 per cento e i cuochi e i commessi con il 4,2 per cento ciascuno.

 

Da questi dati si intravede un altro punto chiave dello studio: le differenze tra donne e uomini nel mercato del lavoro, che restano ancora molto importanti. Mentre le donne sono ancora principalmente concentrate in professioni di cura, sociali ed educative, gli uomini sono rappresentati in misura superiore alla media nei settori tecnici, artigianali e legati alla produzione. La permeabilità tra i diversi settori professionali rimane bassa: sia la percentuale di uomini nelle professioni tipicamente femminili, sia quella delle donne nelle professioni tipicamente maschili è inferiore all’uno per cento.

 

“È necessario aumentare questa permeabilità, perché la professione influisce anche sulle opportunità di reddito e sulle possibilità di garantirsi una sicurezza economica in età avanzata”, sottolinea Amhof. Inoltre, si rischia di sprecare preziose potenzialità quando giovani donne e uomini scelgono la propria professione basandosi prevalentemente su modelli di ruolo tradizionali.

 

Importante anche il ruolo degli stranieri in alcuni settori, soprattutto nelle professioni ausiliarie, stagionali e nel settore dei servizi. Tra il personale ausiliario del settore alberghiero e della ristorazione si raggiunge quasi il 75 per cento. Spazio a cittadini non italiani anche in settori ad alta complessità. Il 28,4 di docenti universitari e ricercatori dipendenti non sono italiani (18,7 per cento UE e 9,7 per cento extra UE).

 

Un’altra importante questione è quella dell'età, soprattutto per quanto riguarda i mestieri che rischiano di rimanere “sguarniti” in seguito al pensionamento di chi se ne occupa al momento. Per esempio, il 58,1 per cento dei collaboratori scolastici ha almeno 55 anni. Tra i conducenti di autobus sono il 39,6 per cento.

 

“L’IA e l’automazione potrebbero indubbiamente dare un contributo significativo per contenere gli effetti del cambiamento demografico sul mercato del lavoro”, spiega il direttore del Servizio Mercato del lavoro Stefan Luther. “Sarebbe una vera fortuna se potessero sostituire proprio quelle mansioni e professioni in cui è impiegato un numero particolarmente elevato di lavoratori anziani. È proprio qui, però, che risiede il limite: il potenziale di sostituzione è spesso limitato proprio in quei settori che presentano un’alta percentuale di occupati in età avanzata”, precisa il direttore.

 

L‘IA e l’automazione offrono senza dubbio opportunità per attenuare le conseguenze del cambiamento demografico – ma non necessariamente nei settori in cui il loro sostegno sarebbe più urgente.

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