Il papa americano, Vance e i Maga, Del Pero: “Sui migranti scontro con Trump, per i conservatori cattolici ora difficile contestare le posizioni della Chiesa”
Mario Del Pero, storico e docente di Sciences Po a Parigi, approfondisce con il Dolomiti l'impatto che l'elezione di Robert Francis Prevost al soglio pontificio avrà negli States e in particolare nel variegato mondo cattolico americano: “Per politici conservatori e cattolici, come Vance, diventa più complicato contestare le posizioni di un'autorità indiscussa nella chiesa e a sua volta americana”

TRENTO. I primi commenti, naturalmente, sono stati entusiastici: “Congratulazioni al cardinale Robert Francis Prevost, che è stato appena nominato papa. È un tale onore rendersi conto che è il primo papa americano. Che emozione e che grande onore per il nostro Paese”. D'altronde, davanti a un pontefice a stelle e strisce non poteva essere altrimenti per il profeta dell'America First. Nonostante però il breve messaggio affidato ai social dal presidente statunitense, Donald Trump, gli umori tra i conservatori americani, e in particolare nella frangia cattolica capitanata dal vice-presidente J.D.Vance, con ogni probabilità non sono alle stelle. I primi segnali si sono visti già poco dopo l'elezione quando l'influencer complottista di estrema destra Laura Loomer, molto vicina a Trump, ha parlato di un papa apertamente “anti-Maga” e “marxista convinto”. Da cardinale infatti, Prevost ha commentato in diverse occasioni sui social le posizioni trumpiste in particolare sull'immigrazione, correggendo lo stesso Vance in un suo tentativo di interpretazione para-teologica, e sostanzialmente discriminatoria, dell'ordo amoris di agostiniana memoria: “J.D.Vance sbaglia – aveva scritto Leone XIV– Gesù non ci chiede di fare una classifica del nostro amore per gli altri”.
JD Vance is wrong: Jesus doesn't ask us to rank our love for others https://t.co/hDKPKuMXmu via @NCRonline
— Robert Prevost (@drprevost) February 3, 2025
La continuità con il messaggio di Francesco sul tema, tanto avversato dal fronte conservatore americano, sembra insomma evidente e lo scontro con l'ala trumpista, forse, inevitabile. Con la differenza che ora l'autorità massima nella Chiesa di Roma è anche americana. Al di là dei singoli episodi, che effetti avrà quindi a livello politico l'elezione del primo papa statunitense a Washington? Che tipo di rapporto ci sarà con Trump e con il movimento Maga? Che influenza sull'importante componente cattolica negli States? Il Dolomiti ne ha parlato con Mario Del Pero, storico e docente di Sciences Po a Parigi e tra i maggiori esperti di politica americana.
“Il dato più interessante, e sul quale sarà necessario fare particolare attenzione, è che il mondo cattolico americano è composito, diviso – dice –. È un mondo privo di gerarchie nette e definite, nel quale sono ben rappresentate posizioni conservatrici e critiche verso Bergoglio. Negli Stati Uniti ci sono piuttosto diocesi più o meno pesanti, ma è importante ricordare tra l'altro che questo papa proviene da un'esperienza missionaria ed episcopale in Perù, non ha guidato una grande diocesi americana come quella di New York, Detroit o Chicago. Ora il mondo cattolico americano, così diviso, frammentato e litigioso, si trova a doversi relazionare con un'autorità ultima e superiore che è essa stessa statunitense”.
Si andrà quindi verso una maggiore unità? “Personalmente non credo – continua il professore –. Ma renderà sicuramente più difficile muovere critiche conservatrici alla chiesa o permettere a politici come J.D. Vance addirittura di investirsi di una funzione quasi supplente, di intervenire su questioni politico-teologiche come ha provato a fare in tempi recenti, ricevendo tra l'altro il rimbrotto tanto di Francesco quanto dell'attuale papa. Tra tutti per papa Leone XIV pare esserci un tema molto caro: quello dei migranti e dell'accoglienza, che lo porta in naturale rotta di collisione con questa amministrazione”.
Una situazione che si è già vista tra l'altro durante il papato di Francesco in occasione della prima amministrazione Trump. “Leone XIV è intervenuto abbastanza seccamente sui social recentemente in più occasioni, criticando Vance e l'accordo con El Salvador per la deportazione di immigrati. Sono posizioni che sembrerebbero porlo in continuità con Francesco e metterlo quindi, come detto, verso uno scontro con l'amministrazione Trump. Oggi il variegato mondo del cattolicesimo Usa si trova quindi davanti una figura superiore, un'autorità indiscussa e americana con la quale si deve riferire. E diventa quindi più complicato per figure politiche conservatrici e cattoliche, come Vance, contestare le sue posizioni”.
Saranno quindi possibili particolari intese con il mondo liberal? “Da quel che sappiamo – continua Del Pero – Leone XIV è un papa con posizioni in realtà conservatrici su alcuni dei temi cari della sinistra progressista, a partire dai diritti civili e da quelli per le comunità Lgbtq+. Da questo punto di vista il mondo progressista era rimasto in qualche modo deluso anche da Francesco, se si escludono alcuni gesti più simbolici che altro. D'altra parte va sottolineato che è buona cosa che nessuna parte politica si appropri della figura del papa. Credo però, come anticipato, che per la centralità di alcuni temi, su tutti l'immigrazione, è probabile che tensioni e frizioni, esplicite o meno, ci saranno con Trump e con la destra Maga piuttosto che con il mondo progressista. Guardando al discorso del nuovo papa ieri è importante sottolineare alcune metafore significative, in particolare quella che fa riferimento alla necessità di costruire ponti, sulla quale il nuovo pontefice è tornato più volte. È un modo per denunciare chi, al contrario, erige muri, va ad alimentare fratture e divisioni. È ancora una volta un messaggio antitetico rispetto a quella frammentazione del mondo, anche geopolitica, che Trump cavalca politicamente e contribuisce ad alimentare”.
Al di là poi della discussione più legata ai vertici politici, va presa in considerazione anche la grande influenza che il nuovo papa avrà sulla comunità cattolica statunitense, che ha un peso tutt'altro che indifferente nel Paese: “In primo luogo – spiega il docente – il cattolicesimo è la principale confessione religiosa negli Stati Uniti: poco più di un quinto degli adulti americani si dichiara cattolico. È una confessione che, come tutte le grandi chiese, sta soffrendo di una crisi di religiosità che negli Stati Uniti si sente molto. Ed i numeri sono impressionanti: nonostante i nostri stereotipi infatti, gli Stati Uniti sono un Paese che negli ultimi vent'anni si è fatto molto meno religioso, molto meno cristiano. Nel quale sono cresciuti i cittadini non credenti. Tra tutte, la chiesa cattolica ha sofferto meno di questa dinamica: il calo della religiosità ha colpito molto più duramente le chiese evangeliche bianche e conservatici”. Il peso sociale della componente cattolica, in altre parole, può essere determinante a livello politico: “Il mondo cattolico – conclude Del Pero – ha eletto l'ultimo presidente, Joe Biden, e l'attuale vice-presidente, potendo contare su un numero importante di giudici della Corte suprema. Un papa americano introduce un elemento nuovo: come anticipato, rende più difficile contestare la chiesa cattolica da parte dei cattolici stessi, delle gerarchie cattoliche americane e dei politici cattolici più influenti”.












