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| 04 febbraio | 18:54

"Così le forze nucleari di Russia e Usa potrebbero raddoppiare". La scadenza dell'ultimo trattato per il controllo degli armamenti e gli scenari, cosa succederà?

L'analisi di Ludovica Castelli, esperta di non proliferazione e disarmo dell'Istituto Affari Internazionali: “In assenza di un regime di controllo le forze nucleari strategiche di Stati Uniti e Russia potrebbero quasi raddoppiare: in tutto il numero degli ordigni a disposizione di Washington e Mosca si aggira rispettivamente nell'ordine dei 4mila e 5mila. Anche un aumento dell'arsenale dispiegato di ordine molto più piccolo, qualche centinaio di missili per esempio, rappresenterebbe però un segnale molto forte”

TRENTO. Per la prima volta in oltre mezzo secolo, le due maggiori potenze nucleari del pianetaRussia e Stati Uniti – potrebbero trovarsi da domani prive di qualsiasi forma di accordo sul controllo dei rispettivi arsenali atomici. È attesa infatti per la mezzanotte del 5 febbraio la scadenza del New Start, l'ultimo trattato di limitazione degli arsenali operativi delle due potenze e di fatto ultimo pilastro di un regime di controllo bilaterale che affonda le sue radici nella Guerra Fredda

 

L'uso del condizionale è d'obbligo – parlando di Donald Trump e Vladimir Putin è impossibile escludere sorprese dell'ultimo minuto – ma il prolungato silenzio dell'amministrazione americana sul dossier, scrive sul New York Times W.J.Hennigan, specializzato in sicurezza nazionale e armamenti, ha posto le basi per una fine in qualche modo sottotraccia dell'accordo, la cui scadenza potrebbe aprire scenari ben diversi: “L'unica cosa più allarmante della mancanza di interesse da parte dei nostri rappresentanti su questa questione – scrive l'analista – è la crescente pressione sull'amministrazione Trump, sia dall'interno che dall'esterno del governo, per aggiungere nuove testate nucleari all'arsenale, piuttosto che ridurle”. 

 

In un contesto internazionale, infatti, nel quale l'invio di segnali muscolari e assertivi sembra sempre più sostituirsi ai canali della diplomazia e del diritto internazionale – con tutti i rischi del caso –, non è fuori portata a questo punto immaginare nel prossimo futuro “un aumento delle testate a disposizione da parte delle due potenze”, soprattutto di fronte “all'indolenza e all'apatia con le quali oggi sembra si affronti il tema del controllo degli armamenti” dice a il Dolomiti Ludovica Castelli, esperta di non proliferazione e disarmo dell'Istituto Affari Internazionali

 

Negli ultimi mesi, dice Castelli, al netto dell'apertura di Vladimir Putin a settembre per un'estensione informale del trattato, sostanzialmente ignorata dall'amministrazione Trump, non s'è vista traccia “di un dialogo costruttivo tra le due parti” dice la ricercatrice, né sul fronte di una possibile rinegoziazione dell'accordo né su un'eventuale proroga. Nonostante, come detto, il New Start rappresenti uno strumento di grande importanza in un'architettura internazionale sul fronte nucleare – il Trattato di Non Proliferazione – sempre più in crisi (e alla quale è tra l'altro molto difficile immaginare oggi un'alternativa). 

 

“Il regime di controllo degli armamenti nucleari – spiega Castelli – affonda le sue radici negli anni '70, con il Salt 1, il Salt 2 e i loro successori. Il New Start è stato firmato nell'aprile 2010, fissando un limite di 1550 testate nucleari strategiche schierate, e quindi pronte all'uso, e di 700 vettori schierati (cioè i sistemi che trasportano le testate stesse, missili intercontinentali da terra, su sottomarini e bombardieri strategici)”. Si tratta di un numero di testate comunque molto grande, ma ben lontano dai picchi raggiunti durante la Guerra Fredda, quando Usa e Urss potevano contare su un totale di oltre 60mila armi nucleari. Il processo di riduzione delle forze strategiche nucleari è stato però lento e difficoltoso e ha richiesto decenni: proprio per questo per gli addetti ai lavori la decisione di lasciar scadere il trattato rappresenta un dato rilevante, anche a livello politico

 

“Oltre alla riduzione nel numero di testate – sottolinea infatti la ricercatrice dell'Iai – il New Start ha per anni rappresentato anche uno strumento di coordinamento tra Washington e Mosca, che hanno collaborato in un complesso e strutturato sistema di verifica e ispezioni incrociate”. Prima del 2020, quando le attività sono state bloccate a causa della pandemia, le ispezioni venivano portate avanti negli impianti russi e americani rispettivamente dai gruppi tecnici dell'altro Paese. Dopo l'avvio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di sospendere le ispezioni nel 2023, come risposta all'appoggio americano a Kyiv

 

L'impianto generale del trattato e i limiti numerici che impone per gli arsenali dei due Paesi non erano però stati messi in discussione: “Da domani invece – continua Castelli – potrebbe di fatto succedere di tutto. In primo luogo è possibile che la situazione si congeli grazie a dichiarazioni dell'ultima ora da patte dei rispettivi Capi di Stato: non stupirebbe vista la declinazione prettamente personalistica che ha assunto la diplomazia internazionale, in particolare a Washington e Mosca. Al momento sembra però più probabile che non succeda nulla: alla mezzanotte di domani il trattato scadrà formalmente e, di fatto, sarà un potenziale via libera all'aumento del numero delle testate dispiegate”. Il processo non sarebbe particolarmente difficile: oltre alle testate schierate infatti, quindi quelle pronte all'uso, entrambi i Paesi dispongono di migliaia di testate non dispiegate nei rispettivi siti di stoccaggio. Ordigni che, in assenza di limitazioni, potrebbero quindi essere montati sui vari sistemi di lancio: missili balistici intercontinentali, sottomarini e bombardieri

 

“In assenza di un regime di controllo – dice ancora la ricercatrice dell'Istituto Affari Internazionali – le forze nucleari strategiche di Stati Uniti e Russia potrebbero quasi raddoppiare: in tutto il numero degli ordigni a disposizione di Washington e Mosca si aggira rispettivamente nell'ordine dei 4mila e 5mila. Anche un aumento dell'arsenale dispiegato di ordine molto più piccolo, qualche centinaio di missili per esempio, rappresenterebbe però un segnale molto forte”. 

 

Segnale al quale, in un mondo che ha ampiamente superato il bilateralismo che ha caratterizzato gli anni della Guerra fredda, potrebbero oggi rispondere anche altri attori, Cina in primis. Stando agli ultimi dati, Pechino ad oggi può contare su circa 600 ordigni nucleari ma con un tasso di crescita molto alto. Una possibile inclusione della Cina in un ambito di controllo degli armamenti nucleari con Russia e Stati Uniti – ipotesi rilanciata lo scorso anno dallo stesso Trump – non è però contemplata dalle autorità cinesi, ribadisce Castelli, che giustificano la loro reticenza proprio sulla base dell'inferiorità del loro arsenale

 

“La discussione – conclude la ricercatrice – va poi inserita in un contesto internazionale più ampio, nel quale è possibile ipotizzare che un trattato sugli armamenti nucleari possa essere ricompreso in una dinamica transazionale sulla risoluzione del conflitto ucraino. Sullo sfondo va infine valutato l'impatto internazionale che la fine del New Start avrà sul Trattato di Non Proliferazione, che prevedeva la promessa da parte delle potenze nucleari di ridurre i loro arsenali. Promessa spesso disattesa nel corso degli anni e oggi, a quanto pare, dimenticata”. 

 

Proprio la fine del New Start è citata come uno degli elementi che hanno spinto il Bulletin of the Atomic Scientists ad avvicinare la lancetta dell'orologio dell'Apocalisse a 85 secondi alla mezzanotte, il valore più basso di sempre. In attesa del prossimo.

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