Tra riarmo e riforma costituzionale, la svolta di Takaichi in Giappone. Casanova (Ispi): “Ha saputo conquistare i giovani da conservatrice, ecco gli scenari"
L'analisi del ricercatore Ispi Guido Alberto Casanova: "Takaichi ha portato una ventata di novità nel conservatorismo giapponese che le ha permesso di intercettare una buona fetta di elettorato giovanile". Tra rilancio economico e riforma costituzionale: ecco gli scenari

TRENTO. Con una vittoria elettorale schiacciante la leader del Partito Liberaldemocratico giapponese, la premier Sanae Takaichi, si è assicurata negli scorsi giorni una maggioranza netta nella camera bassa del Parlamento nipponico. In termini numerici, il Pld ha conquistato 316 seggi su 465 – il totale arriva a 352 includendo anche il partner di coalizione, Nippon Ishin – segnando la fine di una parentesi particolarmente difficile sul fronte elettorale per il principale protagonista della vita politica del Paese del Sol Levante dal secondo Dopoguerra.
Più che il partito però, spiega a il Dolomiti Guido Alberto Casanova - ricercatore Ispi specializzato nel contesto orientale - l'elettorato giapponese ha premiato la stessa Takaichi, il cui stile energico ha raccolto molti consensi in particolare tra la popolazione più giovane, rinvigorendo quell'anima nazional-conservatrice del Pld che incarna la direzione politica ricercata dal “mentore” di Takaichi, Shinzo Abe. Direzione che, per la nuova premier, si concretizza in due principali ambiti d'intervento, economia e sicurezza, con un particolare riferimento alla possibilità di modificare la costituzione “pacifista” giapponese e di dotare il Paese di un vero e proprio esercito. Ma procediamo con ordine.
“Innanzitutto – dice Casanova – Takaichi ha portato una ventata di novità nel conservatorismo giapponese che le ha permesso di intercettare una buona fetta di elettorato giovanile. Secondo alcuni sondaggi effettuati negli ultimi mesi, tra i cittadini tra i 20 e i 30 anni i suoi tassi di approvazione hanno superato anche l'80%. È la prima premier donna del Paese ed è esponente dell'ala destra del Pld, nazionalista e conservatrice: pone dunque grande enfasi sui valori tradizionali e sostiene, per esempio, la successione solo maschile al trono imperiale giapponese. Ha uno stile molto energico rispetto ai predecessori, presentandosi agli elettori con un trasporto che ne ha favorito l'ascesa”.
In altre parole, la questione centrale nelle ultime elezioni – volute dalla stessa premier per capitalizzare sullo slancio politico del momento – era se Takaichi sarebbe stata in grado di trasferire la propria popolarità personale al partito. Una scommessa, in definitiva, stravinta: con la maggioranza dei due terzi alla Camera bassa infatti, spiega Casanova, il governo potrà di fatto bypassare l'opposizione alla Camera alta – dove il Pld non ha la maggioranza assoluta – forzando l'approvazione delle leggi ordinarie con un nuovo voto.
Come anticipato, la recente vittoria del Pld è arrivata dopo diversi anni di grande difficoltà per il partito, che dal 1955 è rimasto quasi ininterrottamente al governo in Giappone: “Dalle elezioni generali dell'ottobre 2024 – precisa il ricercatore Ispi – tutti gli appuntamenti elettorali di peso nel Paese hanno visto risultati deludenti per il Pld, il cui capitale politico è stato fortemente eroso da una serie di scandali che si sono susseguiti a partire dal 2022, anno in cui l'ex primo ministro Shinzo Abe è stato assassinato, e che hanno riguardato la Chiesa dell'Unificazione giapponese oltre che finanziamenti illeciti a membri del partito”.
Nel frattempo sul fronte economico, dopo decenni di prezzi sostanzialmente stabili, dal 2022 l'inflazione nel Paese è cresciuta fino a toccare i quattro punti percentuali – un 'salto', dice Casanova, che i predecessori di Takaichi alla guida del Paese non sono stati in grado di gestire ottimamente. Il tutto mentre, sullo sfondo, la questione della sicurezza nazionale nel contesto indo-pacifico è diventata sempre più centrale nel dibattito politico dopo la guerra in Ucraina, in particolare per quanto riguarda i rapporti con Cina e Stati Uniti.
“Uno dei punti centrali che verrà affrontato nei prossimi mesi – aggiunge Casanova – è infatti la revisione della costituzione 'pacifista' del Giappone, imposta durante l'occupazione statunitense del Paese”. In particolare, la discussione è relativa all'articolo 9 del testo costituzionale, nel quale il Giappone rinuncia formalmente alla guerra come diritto sovrano, vietando il mantenimento di forze armate e di potenziale bellico. “Da questo punto di vista Takaichi ha due strade – dice l'esperto –. La prima è di attendere l'estate del 2028 e le elezioni alla Camera alta, sperando di ottenere una maggioranza che le permetta di procedere formalmente con una riforma costituzionale. L'altra, che ritengo molto più probabile, è di cominciare fin da subito il processo di revisione, forte dello slancio delle ultime elezioni, e forzare le opposizioni alla Camera alta a prendere una posizione”.
Il Giappone, in ogni caso, possiede già oggi delle 'forze armate' – le Forze di auto-difesa, il cui unico scopo è appunto la difesa della nazione – ma la trasformazione in vero e proprio esercito nazionale testimonierebbe un netto cambio di paradigma per il Paese. Per portare avanti la riforma, oltre a un voto dei due terzi dei rappresentanti in entrambe le Camere, sarebbe necessario anche un referendum popolare confermativo. Con la sua nuova maggioranza però, Takaichi potrebbe fin da subito forzare l'approvazione di leggi ordinarie che permettano, per esempio, di espandere l'esportazione di armi all'estero.
“Già nel 2022 – continua Casanova – l'obiettivo di spesa per la difesa era stato fissato al 2% del Pil entro il 2028. Takaichi si è insediata come premier a fine ottobre 2025, dopo aver vinto le primarie del Partito Liberaldemocratico, e a dicembre la nuova manovra finanziaria straordinaria giapponese ha ridotto i tempi per il raggiungimento della soglia, che sarà toccata già a marzo 2026. Un eventuale ulteriore aumento, sul quale spinge Donald Trump ma di cui al momento non si discute ancora apertamente a Tokyo, non richiederebbe comunque una riforma costituzionale”. Sul fronte economico, nell'ambito della stessa manovra economica straordinaria sono stati tra l'altro messi a punto anche pacchetti di stimoli economici per oltre 100 miliardi di dollari, molti dei quali legati a industrie strategiche e legate alla sicurezza - anche economica - del Paese.
La nuova postura di Tokyo infatti si lega inevitabilmente al contesto indo-pacifico e, in particolare, al rapporto con la Cina. Al suo arrivo al governo, Takaichi aveva scatenato la reazione di Pechino confermando che, in caso di un'aggressione militare cinese, il Giappone sarebbe potuto legalmente intervenire a sostegno di Taiwan. “A livello esplicito – sottolinea Casanova – la Cina non si dice preoccupata, ma qualche pensiero le autorità di Pechino lo stanno sicuramente facendo su cosa succede in Giappone. L'enorme libertà di manovra di Takaichi si potrebbe tradurre nel concreto in una strada politicamente spianata per prendere decisioni che porteranno il Paese a rafforzare le proprie forze militari e a rafforzare la cooperazione con i partner democratici nell'indo-pacifico. E tutto questo per la Cina potrebbe rappresentare un problema”.
Negli scorsi giorni il ministero degli Affari esteri cinesi ha ribadito la volontà di non esprimersi sull'esito delle elezioni giapponesi, considerate una questione interna del Giappone, ma che Pechino sarà attenta “a far rispettare l'ordine internazionale post-bellico che vige in Asia". “Il riferimento – sottolinea il ricercatore – è al One China Principle, il principio che segue Pechino secondo cui Taiwan appartiene alla Repubblica popolare cinese”.
Nel frattempo invece, conclude Casanova, il rapporto con la Corea del Sud e con il suo presidente – Lee Jae-myung – sta vivendo una sorta di idillio: “Jae-myung è stato a Nara il mese scorso per un incontro con Takaichi, nel corso del quale si è parlato tra le altre cose di un rafforzamento dei rapporti bilaterali tra i due Paesi. La fase positiva e di fiducia che i due Paesi stanno vivendo è tale da far sì che la Corea del Sud non si senta impensierita da un potenziale riarmo giapponese. Certo, non si possono escludere stravolgimenti politici, ma bisogna tenere in considerazione che l'attuale presidente è legato alla sinistra sudcoreana, tradizionalmente scettica nei confronti di Tokyo. La fase di idillio attuale è quindi una sorta di anomalia rispetto alla tradizione diplomatica di Seoul”.












