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In cima agli 82 "quattromila" delle Alpi in soli 80 giorni, l'impresa di Perenzoni e Castagna. "Siamo partiti colleghi e tornati fratelli"

Tutti e 82 i quattromila presenti sulle Alpi, scalati in soli 80 giorni, con 737 chilometri percorsi e ben 82.350 metri di dislivello. E’ questa l’impresa colorata di albe e tramonti che sono riusciti a realizzare Gabriel Perenzoni e Nicola Castagna. "La nostra è stata un’avventura vissuta per inseguire un sogno e non un record"

Di Lucia Brunello - 28 luglio 2021 - 13:03

TRENTO. Tutti e 82 i quattromila presenti sulle Alpi, scalati in soli 80 giorni, con 737 chilometri percorsi e ben 82.350 metri di dislivello. E’ questa l’impresa colorata di albe e tramonti che sono riusciti a realizzare Gabriel Perenzoni, 37enne di Mori, e Nicola Castagna, 26enne di origini bresciane ma ormai da anni stabile a Pinzolo.

 

Un’impresa incredibile, in passato compiuta solamente da altri 4 alpinisti, tra cui nel 2008 dai due trentini Franco Nicolini e Diego Giovannini

 

I due ragazzi si sono conosciuti due anni fa a dei corsi per diventare guide alpine del Collegio del Trentino-roveretano. Lo scorso novembre si sono incontrati quasi per caso in un negozio di sport ad Arco, dove Perenzoni lavorava e Castagna era andato a comprare una corda. “Abbiamo fatto due chiacchiere - racconta Perenzoni - e siamo finiti a parlare del sogno comune di scalare tutti quanti i quattromila delle Alpi in una volta sola”.

 

Detto fatto, appena sette mesi dopo, presi gli sci, ramponi, piccozza, i due sono partiti all’avventura di quella che hanno battezzato come l''Altavia 4000'. Gabriel e Nicola hanno anche creato un blog per tenere aggiornati gli appassionati di montagna interessati nel seguire la loro impresa. Un blog che aggiornavano tra una cima e una cena cucinata nel furgone e l'altra.


Avevate programmato un itinerario ben preciso da seguire?
Ci eravamo posti degli obiettivi, ma non avevamo scelto un itinerario vero e proprio. Abbiamo sempre cercato le condizioni migliori così da avere margine di sicurezza. Il meteo è sempre imprevedibile, e quindi ci siamo dovuti adattare cogliendo l’occasione nelle finestre di bel tempo.
Il nostro non è stato un concatenamento delle cime, infatti ci siamo sempre mossi un po' avanti e indietro per le Alpi, prima ad Ovest, poi a Est, poi di nuovo a Ovest. 

 

Quando è iniziata la vostra avventura?
Siamo partiti il 4 maggio con gli sci ai piedi salendo il Gran Paradiso, l'unico quattromila interamente italiano. I circa primi 30 quattromila li abbiamo saliti con gli sci da scialpinismo. Successivamente abbiamo iniziato ad arrampicare.

 

E quando si è conclusa?

Il 22 luglio. Nell'ultima parte del nostro viaggio abbiamo percorso delle creste stupende. La Singal sul Monte Rosa, la Peuterey sul Monte Bianco e la Brouillard sulle Jorasses, salendo ovviamente tutte le cime che incontravamo percorrendo le creste.

Quale era una vostra giornata tipo?
Ogni giornata era diversa da quella precedente e da quella successiva. Posso dire che dipendeva un po’ dalle montagne che ci attendevano. Alcune salite le abbiamo fatte partendo dal parcheggio e la sera facendovi ritorno, specialmente con gli sci da scialpinismo, mentre nella parte alpinistica abbiamo dormito spesso nei locali invernali dei rifugi. 

 

In ogni caso, solitamente la notte la trascorrevamo in bivacco, con sveglia tra l’1 e le 2 di notte per cercare di sfruttare il più possibile le ore più fredde della giornata. C'era infatti tantissima neve e durante il giorno le temperature erano molto alte, il che ci faceva sprofondare nella neve, fino alle cosce, a volte addirittura fino alla pancia. Molte giornate però eravamo in movimento fino a 16 ore, il che ci costringeva, nonostante la sveglia presto, a muoverci anche nelle ore più calde.

 

Quali sono le difficoltà in cui vi siete imbattuti?
Al di là dei rischi che abbiamo corso, visto che in montagna questi non sono mai azzerati, il meteo ha certamente rappresentato una variabile che ci ha addirittura portati a tornare a casa per alcuni giorni, per poi ripartire appena possibile.

Voi siete i quinti e sesti alpinisti della storia ad essere riusciti a portare a termine una simile impresa. Come vi fa sentire questa cosa?
La nostra è stata un’avventura vissuta per inseguire un sogno e non un record. Certo, questa è una bellissima consapevolezza che ci riempie di felicità. Siamo partiti con tanta emozione nel cuore e con la speranza di riuscire nell’impresa, così da incoronare il nostro sogno. Ci eravamo dati 3 mesi di tempo. Man mano che passavano le giornate e raggiungevamo le cime, ci sentivamo sempre più vicini all’obiettivo di riuscire a salire tutti e 82 i quattromila in 82 giorni. Alla fine ce l’abbiamo fatta in 80.

 

L’ultima cima qual è stata? Che emozione avete provato?
Il 22 luglio abbiamo concluso il nostro lungo viaggio in Svizzera salendo prima lo Schreckhorn e poi il Lauterhaarhorn. Si tratta di due montagne collegate da una cresta bellissima e rocciosa in un ambiente himalayano.

Quando siamo arrivati in cima eravamo quasi increduli da quello che avevamo fatto. E’ difficile spiegare quell’emozione lì. Ci è scesa qualche lacrima, e abbiamo iniziato a metabolizzare che la tanta fatica fatta ci aveva portati a concludere un viaggio stupendo. È stato un vero sogno alpinistico.

Quale è il primo momento che ti viene in mente ripensando a questi intensi 82 giorni?
E’ difficile dirne solo uno. Ma se devo proprio rispondere, direi l’immagine di me e Nicola che ci stringiamo la mano per 82 volte sulla cima e sorridiamo. Siamo partiti colleghi e tornati amici e fratelli.

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