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"Basta nuove vie ferrate. Alcuni percorsi estremi hanno registrato un preoccupante numero di morti”, la presa di posizione di Cai Alto Adige, Sat e Alpenverein

Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige: "Le ferrate dovrebbero essere un’esperienza in grado di avvicinare alla montagna, e non qualcosa di estremo che rasenta il funambolismo". La Sat: "Non necessariamente la montagna deve essere accessibile a tutti e non può diventare un parco giochi. A volte il coraggio è avere la forza di abbandonare una strada a beneficio dell'ambiente, di una montagna che oggi è in serio pericolo e che noi dobbiamo rispettare e preservare"

Di Lucia Brunello - 09 gennaio 2022 - 15:11

TRENTO. “Siamo contrari alla costruzione di nuove vie ferrate, ormai diventate circuiti che ricercano l’estremo tra ponti tibetani, scalette che si affacciano sul vuoto e corde sopraelevate”, è questo il deciso pensiero condiviso da Sat e Alpenverein e di cui si fa portavoce Carlo Albero Zanella, presidente del Cai Alto Adige. “Continueremo con costanza a provvedere alla manutenzione di quelle storiche e già esistenti dove possibile, ma ci poniamo contro ogni intervento di costruzione di nuovi percorsi, ormai diventati superflui e, anzi, deleteri per l’ambiente e il paesaggio”.

 

Negli ultimi anni, si è visto un innegabile cambiamento nell’approccio alla montagna sotto innumerevoli punti di vista. Dal numero dei frequentatori (qui articolo), alla modernizzazione di rifugi già esistenti e costruzione di nuovi in delicati ambienti alpini, tutto riassumibile in una radicalmente mutata visione di cosa significhi fare alpinismo ed escursionismo. O più semplicemente, di cosa significhi “vivere la montagna”.

 

“Le ultime vie attrezzate che sono state realizzate io le trovo inconcepibili", continua Zanella. "Le ferrate dovrebbero essere un’esperienza in grado di avvicinare alla montagna, e non qualcosa di estremo che rasenta il funambolismo”.

 

Molti progetti realizzati negli ultimi anni, hanno infatti attirato a sé un nuovo tipo di turisti attratti dall’idea adrenalinica di affrontare un percorso che si alza nel vuoto, che però molto spesso si rivelano impreparati ed estranei ai possibili pericoli incontrabili lungo la via. La via ferrata, infatti, non presenta meno rischi di una via d’arrampicata e non andrebbe mai sottovalutata.

 

“Il maggior numero di interventi da parte del soccorso alpino si registrano proprio su queste ferrate e, purtroppo, anche il maggior numero di morti. E’ un dato di fatto, questo, che dovrebbe far profondamente riflettere sull’utilità di questi percorsi”.

 

Come accennato, questa presa di posizione è fermamente condivisa anche da Alpenverein e Sat. “L’infrastrutturazione con cavi, scale, ponti tibetani, crea antropizzazione in quota e favorisce una frequentazione superficiale della montagna, che nel tempo potrà mettere a rischio biodiversità, paesaggio (nuova viabilità, nuovi punti ristoro o potenziamento degli esistenti) e può falsare la valutazione del rischio da parte degli utenti”, si legge in un comunicato deliberato dal Consiglio della Sat.

 

Nello stesso comunicato, è affrontato anche il tema riguardante la manutenzione (e rinnovo) delle vie ferrate esistenti. "Alla luce di quanto accaduto in passato - continua - nonché delle sempre più frequenti richieste di interventi straordinari per consentire la percorrenza di vie attrezzate in un ambiente delicato e sempre più instabile come quello montano, Sat ritiene opportuno darsi un indirizzo che in prospettiva possa garantire trasparenza e coerenza nelle proprie decisioni. Si è però consapevoli che la manutenzione delle vie ferrate è a volte indispensabile, e che non si può prescindere dall’aspetto turistico che, oggettivamente, è un pilastro su cui poggia la nostra economia. Ciò osservato si ritiene che, dopo una valutazione attenta, caso per caso, si possa decidere di intervenire su una ferrata, ma solo attraverso interventi di ristrutturazione poco invasivi rispetto all’originale percorso. In taluni casi Sat può decidere di dismettere la via, se ritiene che l'eventuale intervento effettuato o da effettuare, la renda non conforme ai principi del Sodalizio".

 

Un'idea lanciata dalla Sat è quella di creare un gruppo di lavoro che coinvolga anche figure autorevoli come geologi e ingegneri ambientali, per tenere ben presenti le motivazioni che portano a progettare interventi per la riduzione del rischio in rapporto alle esigenze di contenimento del loro impatto, "Intervenire con modalità poco invasive, essenziali e sobrie, bocciando invece interventi che possano avere un impatto sul tracciato che ne snaturi l’essenza "alpinistica"".

 

Non necessariamente la montagna deve essere accessibile a tutti e non può diventare un parco giochi: la nostra volontà è quella di privilegiare un'escursione più attenta e consapevole preservando l'ambiente che in questi anni si è rivelato sempre più fragile. A volte il coraggio è avere la forza di abbandonare una strada a beneficio dell'ambiente, di una montagna che oggi è in serio pericolo e che noi dobbiamo rispettare e preservare”, conclude.

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