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| 14 nov 2022 | 20:09

Crisi climatica e il futuro dello sci, l'esperto: ''Assenza di visione comune o di un dibattito laico sulla montagna: si prende tempo pensando sia una strategia''

Il Ceo di Plus, esperto del settore e un guru per quanto riguarda la creazione e la gestione di Brand destination, Roberto Locatelli: "Serve una decisione forte, le scelte coraggiose quasi sempre pagano. Ma non sembra esserci questa visione a livello di politica e di territori"

Crisi climatica e il futuro dello sci, l'esperto: Assenza di visione comune o di un dibattito laico sulla montagna

TRENTO. "C'è senza dubbio un sistema economico da salvaguardare e non si possono prendere decisioni sull'emotività oppure sul momento". A dirlo Roberto Locatelli, Ceo di Plus, agenzia di Trento specializzata nella comunicazione, esperto del settore e un guru per quanto riguarda la creazione e la gestione di Brand destination. "Eventualmente è preoccupante la quasi assenza di visione comune o di un dibattito laico sulle strategie future della montagna. Non sembra esserci all'orizzonte la capacità di affrontare la necessità di prendere una decisione coraggiosa e forte".

 

La stagione invernale è alle porte ma ci sono grandi incertezze per un industria della neve che spera di potersi mettere alle spalle il periodo Covid tra lockdown e restrizioni. Oggi le sfide sono il caro energia e l'inflazione. E resta la crisi climatica sempre più marcata. 

 

Un'estate caratterizzata dalla siccità, anche in Trentino, dalle tragedie, quelle della Marmolada e nelle Marche, effetto del cambiamento climatico. Le gare saltate di coppa del mondo. Un autunno a temperature elevate e, tolta la spolverata degli ultimi giorni, neve che stenta a scendere e precipitazioni a quote sempre più alte. Ma sembra esserci poca propensione all'adattamento

 

La luce a led costa poco e allora via libera alle luminarie nel periodo natalizio e idem per le piste da sci aperte di notte. Si pensa agli impianti funiviario (se non è il collegamento Trento-Monte Bondone è quello Brentonico-Malcesine o Rovereto-Alpe Cimbra) e sui bacini. Per un motivo o per un altro non si compie mai un passo indietro

 

I cambiamenti climatici mettono a rischio di estinzione lo sci entro fine secolo. Con un aumento di 4 gradi centigradi delle temperature le piste accessibili si ridurrebbero del 12%. Un elemento di preoccupazione se si tiene in considerazione che nella gran parte delle nostre montagne è atteso, rispetto alla situazione attuale, un aumento delle temperature tra i 2 e i 3 gradi per il 2050; ed entro fine secolo lo scenario parla di un ulteriore incremento dai 3 ai 7 gradi a seconda dei livelli delle emissioni di gas serra.

 

Il futuro non è garantito ma anche la situazione attuale rischia di assestare un colpo al mondo della neve. L'energia costa e le stazioni sciistiche sono quasi certe di chiudere i bilanci in rosso o azzerare i margini nel caso delle località più blasonate e strutturate. E la quasi certezza che qualcuno passerà a saldare il conto. La siccità ha richiesto qualche sacrificio la popolazione ma, seppur con livelli più bassi rispetto alle stagioni scorse, l'acqua per l'innevamento programmato è garantita dai bacini. I cannoni pronti a scaricare tutta la loro potenza (solo per il Trentino per i 1.600 ettari delle piste trentine i costi sforano i 25 milioni di euro) e i listini prezzi della filiera che sono già stati ritoccati con segno "più". 

 

Lo sci è in calo e c'è il rischio di un effetto boomerang dovuto alla necessità di aprire a regime i caroselli? "E' evidente che serve un grandissimo equilibrio - dice Locatelli - però questo settore resta certamente un sistema economico fondamentale per determinate zone a vocazione turistica particolarmente alta in questo senso. Il rischio non riguarda esclusivamente lo sport ma anche l'occupazione. Si possono comprendere le preoccupazioni dalle persone lontane da questo mondo, però non ci sono dubbi che in questo momento le strade sono poche". 

 

Il Trentino è certamente ancorato a un modello classico del settore neve e sarebbe assurdo rinunciare tout court ai caroselli. La necessità di riconversione emerge ma nei fatti tutto resta uguale. "Questo è il nodo critico", prosegue Locatelli. "Il problema reale è che non sembra esserci un dibattito per affrontare la questione a livello di sistema. La volontà di definire una strategia da qui a 5 anni con orizzonte fino a 10 anni. La percezione è che si tratti di una sommatoria di interventi o proposte tattiche, convinti che questo porti a una strategia. Ma una sommatoria di medietà non darà mai come risultato un'eccellenza. E il tempo inizia a stringere perché le difficoltà sono oggettive".

 

Saper prepararsi a una nuova concezione di montagna è un tema vitale per le destinazioni trentine. "Serve una decisione forte - evidenzia Locatelli - le scelte coraggiose quasi sempre pagano. Ma non sembra esserci questa visione a livello di politica e di territori. Non è facile ma la strada è quella di saper condividere, saper spiegare e riuscire a ragionare su vantaggi e criticità".

 

Insomma, la riconversione non è banale ma manca un immaginario. "Si devono ricostruire valori, prodotti e strategie trasversali: unicità e paesaggi, scenari e avventura, una tipologia diversa di brand strategy per una nuova narrazione in grado di evolvere con e sul territorio. Non bastano però pochi mesi e diventa urgente affrontare questo percorso", conclude Locatelli.

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