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| 27 ago 2022 | 17:35

''Fate qualcosa, per piacere. Non mettete badilate di soldi solo per i grandi eventi. Il vecchio Rifugio Gavia sta piangendo, nessuno più s’interessa a lui''

L'appello a recuperare quella struttura tanto importante nella Prima Guerra Mondiale dove si ''riparavano'' i soldati italiani che poi servivano il fronte anche il San Matteo, arriva dallo scrittore Giovanni Peretti autore di diverse pubblicazioni proprio sulla grande guerra in Alta Valtellina

PASSO GAVIA. ''Il vecchio Rifugio Gavia sta piangendo, nessuno più s’interessa a lui''. Il grido di dolore per lo stato di abbandono di una struttura dal grande valore storico protagonista nelle tragiche vicende della Prima Guerra Mondiale lo lancia lo scrittore Giovanni Peretti, uno che la storia e la montagna le conosce entrambe molto bene autore di testi come ''Cuore nella neve'', ''Battaglie per il San Matteo'', ''Battaglie per la Trafojer'' e vincitore di premi e riconoscimenti come il premio giornalistico Val di Sole sezione speciale dedicata alla Grande Guerra.

 

Le vicende della Prima Guerra Mondiale, specie nella zona dell'Alta Valtellina sono state al centro di molte sue pubblicazioni, analisi e approfondimenti (ha anche firmato ''Itinerari storici e culturali in Alta Valtellina'') ed è per questo che il suo appello per il recupero di quel rifugio è ancor più accorato e da spingere a voce alta. ''Di proprietà del Cai di Brescia - spiega - fu costruito prima della Grande Guerra, durante la quale fu importantissimo punto d’appoggio. Allora non c’era l’attuale strada del Gavia, quindi ancora si percorreva l’antico sentiero: in pratica la Via Imperiale d’Allemagna correva a poca distanza dal Rifugio Gavia''. E infatti quell'edificio posizionato a quota 2.541 metri era ricovero, assieme ad altri baraccamenti, delle truppe italiane che combattevano gli austro-ungarici sul vicino confine e servivano il fronte del San Matteo che fu teatro della più alta battaglia mai combattuta in Europa. 

 

''Costruzione in muratura a due piani, aveva sette ambienti e disponeva di una ventina di posti letto - prosegue Peretti nella sua descrizione -. Come tutti i Rifugi alpini di quel periodo era generalmente chiuso, ma è interessante notare che le varie Sezioni Cai proprietarie avevano approntato una chiave comune a tutti i loro Rifugi (in questo caso era denominata “Chiave Sat”, dalla Società che aveva molti Rifugi soprattutto nella parte trentina), disponibile per chiunque la chiedesse. Altra cosa interessante da ricordare è che bisognava pagare una ‘tariffa d’accesso’, che per i Rifugi di più alta quota poteva anche arrivare alla metà di quella di pernottamento''.

 

''Il vecchio Rifugio Gavia era ancora funzionante, pur senza servizio di alberghetto, fin verso gli anni cinquanta del secolo scorso - continua lo scrittore -. Ora versa in pessime condizioni, soprattutto le lamiere del tetto se ne stanno andando: come noto, via quelle l’acqua e le intemperie ci impiegheranno pochi anni a deteriorarlo definitivamente. E’ un peccato. Cai Brescia, Parco dello Stelvio, Comune di Valfurva, Comunità Montana Alta Valtellina, Provincia di Sondrio, Regione Lombardia… fate qualcosa… per piacere… è la storia del vecchio Rifugio Gavia che ve lo chiede, è la cultura legata a quei luoghi. Non pensate solo a mettere badilate di soldi per grandi eventi, riflettete moderno, con pochi spiccioli salvate il vecchio Rifugio Gavia''.

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