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| 26 dic 2022 | 14:03

Impianti sciistici nelle valli alpine, un'economia al tramonto con i cambiamenti climatici. La stagione invernale non può essere l'unica speranza

Nel grande dibattito che negli ultimi anni sta interessando lo sci, si parla - giustamente - molto di economia e - ingiustamente - poco di clima. Su questo aspetto si dovrebbe migliorare, perché le variazioni climatiche hanno già incominciato a condizionare quello che forse tutt'oggi si può considerare il motore trainante del sistema economico alpino. O, meglio, di alcune vallate alpine

Impianti sciistici nelle valli alpine, un'economia al tramonto con i cambiamenti climatici
Foto di Météo Express
di Pietro Lacasella

TRENTO. Nel grande dibattito che negli ultimi anni sta interessando lo sci, si parla - giustamente - molto di economia e - ingiustamente - poco di clima. Su questo aspetto si dovrebbe migliorare, perché le variazioni climatiche hanno già incominciato a condizionare quello che forse tutt'oggi si può considerare il motore trainante del sistema economico alpino. O, meglio, di alcune vallate alpine.

 

Questa comparazione fotografica, arrivata stamattina dal sito Météo Express, evidenzia ulteriormente tale dinamica, mostrandoci gli effetti delle forti piogge, cadute tra giovedì sera e venerdì, sulle piste di Manigod, in Alta Savoia.

Noi non possiamo certo vantare una situazione più rosea. Dalle mie parti, dopo un inizio di stagione promettente, la notte tra il 15 e il 16 dicembre ha diluviato fino a 1.700 metri e oltre, sciogliendo parte del manto nevoso depositatosi nelle settimane precedenti. Le temperature decisamente "tiepide" che si stanno registrando in questi giorni stanno completando il lavoro.

 

Io non sono e non sono mai stato contrario allo sci di discesa. Sono perfettamente consapevole che è stato in grado di sollevare diverse valli ormai destinate allo spopolamento e che in molti casi ha garantito alle comunità alpine una vita meno precaria.

 

Ma l'industria sciistica dovrebbe essere un settore capace di integrarsi con una trama economica eterogenea, non - come nel tempo è diventata - l'unica speranza della stagione invernale per chi abita in montagna.

 

Alla luce delle malinconiche conseguenze dei cambiamenti climatici, implementare ulteriormente questa economia (penso al Vallone delle Cime Bianche, o alle basse quote del monte San Primo) servendosi spesso di fondi pubblici, è un'operazione priva di lungimiranza oltre che eticamente biasimevole. Si specula infatti sulle comunità, rafforzando la dipendenza con un'economia che, come un sole ormai stanco, si sta avviando verso tramonto.

 

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