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| 20 dic 2022 | 13:20

In un borgo sperduto fra le Dolomiti, il ristorante "Astra". I proprietari: "Siamo due spiriti liberi: proponiamo piatti sempre diversi per raccontare i nostri viaggi"

Partendo da prodotti locali come uova, formaggio o farine macinate sul territorio Gregor Eschgfäller e Melanie De Lazzer hanno iniziato a creare pietanze dal 2015 nel loro "Astra", ristorante sorto a Collepietra, un paesino di appena 900 anime

In un borgo sperduto fra le Dolomiti, il ristorante "Astra"

COLLEPIETRA. In un paesino di appena 900 anime ha preso vita da qualche anno anche una straordinaria attività: il ristorante “Astra” di  Gregor Eschgfäller e Melanie De Lazzer, che appariva nella Guida Michelin 2019 con tanto di stella (persa quest'anno ndr). “È impossibile imbrigliarci in una categoria: la nostra è una cucina che prende spunto e ispirazione da quella di tutto il mondo – anticipa Eschgfäller, chef del locale, a Il Dolomiti -. Da ogni viaggio torniamo con qualche nuova idea”.

 

Dal 2006 al 2014 io e mia moglie abbiamo lavorato un po’ dappertutto – racconta -. Abbiamo fatto stagioni sul lago di Garda ma anche in Toscana, Austria, Inghilterra e Australia – sottolinea lo chef -. Esperienze che ci hanno consentito di imparare molto, decidendo di tornare a casa, in Alto Adige, e di aprire un ristorante”.

 

Accanto all’hotel Berghang della famiglia di De Lazzer a Collepietra, in val d’Ega, i due hanno così avviato (ormai 8 anni fa ndr) il loro locale: “Lo abbiamo chiamato “Astra”, poiché da sempre puntiamo alle stelle: attraverso piatti accuratamente preparati trasportiamo i clienti in un viaggio che vorrebbe condurre verso l’alto”, rimarca Gregor.

 

“Ci siamo messi in gioco e ci siamo detti: ‘Abbiamo imparato molto, ora vediamo cosa riusciamo a fare’”, ricorda. Partendo da prodotti locali come uova, formaggio o farine macinate sul territorio, la coppia ha iniziato a creare pietanze nuove “che non rispettano schemi, perché figlie delle nostre esperienze all'estero. Faccio un esempio: se andiamo in vacanza in Asia, probabilmente il menù che proporremo nel ristorante al nostro ritorno rimanderà a piatti da noi assaggiati lì e rivisitati”.

 

“Lo stesso varrebbe per un viaggio in Sudamerica o in qualsiasi altro Paese: quello che prepariamo non può essere inserito all’interno di una categoria ‘fissa’, poiché continua a cambiare ed è frutto di differenti influenze. Siamo spiriti liberi”, spiega. 

 

Due sono i menù proposti nell'“Astra”, fra l’omonimo menù vegetariano “composto da 6 portate e vari ‘saluti’ dello chef e quello ‘Fantasy’, costituito da 8 portate sempre diverse”. Accanto ai due, anche quello ‘alla carta’, con la possibilità di scegliere singolarmente uno (o più ndr) piatti fra quelli di "Astra" o quelli di "Fantasy".  

 

Dall’ormai lontano 2015 ne è trascorso di tempo, anni volati fra la certosina attenzione di Melanie che da sempre si occupa di sala, cantina e clienti e l’inventiva dello chef Gregor: “Attualmente stiamo lavorando a nuovo progetto, il nostro “Astra lab”: un servizio di consulenza completa partendo dalla cucina e arrivando fino alla sala che dal prossimo anno offriremo a tutti i ristoratori che ci chiederanno una mano per gestire la loro attività”, conclude Eschgfäller entusiasta. 

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