In un borgo sperduto fra le Dolomiti, il ristorante "Astra". I proprietari: "Siamo due spiriti liberi: proponiamo piatti sempre diversi per raccontare i nostri viaggi"
Partendo da prodotti locali come uova, formaggio o farine macinate sul territorio Gregor Eschgfäller e Melanie De Lazzer hanno iniziato a creare pietanze dal 2015 nel loro "Astra", ristorante sorto a Collepietra, un paesino di appena 900 anime

COLLEPIETRA. In un paesino di appena 900 anime ha preso vita da qualche anno anche una straordinaria attività: il ristorante “Astra” di Gregor Eschgfäller e Melanie De Lazzer, che appariva nella Guida Michelin 2019 con tanto di stella (persa quest'anno ndr). “È impossibile imbrigliarci in una categoria: la nostra è una cucina che prende spunto e ispirazione da quella di tutto il mondo – anticipa Eschgfäller, chef del locale, a Il Dolomiti -. Da ogni viaggio torniamo con qualche nuova idea”.
“Dal 2006 al 2014 io e mia moglie abbiamo lavorato un po’ dappertutto – racconta -. Abbiamo fatto stagioni sul lago di Garda ma anche in Toscana, Austria, Inghilterra e Australia – sottolinea lo chef -. Esperienze che ci hanno consentito di imparare molto, decidendo di tornare a casa, in Alto Adige, e di aprire un ristorante”.
Accanto all’hotel Berghang della famiglia di De Lazzer a Collepietra, in val d’Ega, i due hanno così avviato (ormai 8 anni fa ndr) il loro locale: “Lo abbiamo chiamato “Astra”, poiché da sempre puntiamo alle stelle: attraverso piatti accuratamente preparati trasportiamo i clienti in un viaggio che vorrebbe condurre verso l’alto”, rimarca Gregor.
“Ci siamo messi in gioco e ci siamo detti: ‘Abbiamo imparato molto, ora vediamo cosa riusciamo a fare’”, ricorda. Partendo da prodotti locali come uova, formaggio o farine macinate sul territorio, la coppia ha iniziato a creare pietanze nuove “che non rispettano schemi, perché figlie delle nostre esperienze all'estero. Faccio un esempio: se andiamo in vacanza in Asia, probabilmente il menù che proporremo nel ristorante al nostro ritorno rimanderà a piatti da noi assaggiati lì e rivisitati”.
“Lo stesso varrebbe per un viaggio in Sudamerica o in qualsiasi altro Paese: quello che prepariamo non può essere inserito all’interno di una categoria ‘fissa’, poiché continua a cambiare ed è frutto di differenti influenze. Siamo spiriti liberi”, spiega.
Due sono i menù proposti nell'“Astra”, fra l’omonimo menù vegetariano “composto da 6 portate e vari ‘saluti’ dello chef e quello ‘Fantasy’, costituito da 8 portate sempre diverse”. Accanto ai due, anche quello ‘alla carta’, con la possibilità di scegliere singolarmente uno (o più ndr) piatti fra quelli di "Astra" o quelli di "Fantasy".
Dall’ormai lontano 2015 ne è trascorso di tempo, anni volati fra la certosina attenzione di Melanie che da sempre si occupa di sala, cantina e clienti e l’inventiva dello chef Gregor: “Attualmente stiamo lavorando a nuovo progetto, il nostro “Astra lab”: un servizio di consulenza completa partendo dalla cucina e arrivando fino alla sala che dal prossimo anno offriremo a tutti i ristoratori che ci chiederanno una mano per gestire la loro attività”, conclude Eschgfäller entusiasta.













