A 3.000 metri di quota (in funivia) per degustare vini, il Cai Alto Adige: "Fra qualche tempo faticheremo a trovare i pochi luoghi rimasti ancora autentici"
"Ormai stiamo portando in montagna qualsiasi tipo di esperienza: dalle cene stellate in cabinovia agli apertivi e dal pesce a 2.000 metri alle degustazioni di vini con esperti sommelier. In tempi in cui le montagne vengono comunque prese d'assalto non c'è motivo di tentare di aumentare ancora di più il flusso turistico. In un futuro sempre più prossimo, toccherà informarsi per scovare quei pochi luoghi in quota rimasti ancora autentici"

BOLZANO. Degustazioni con vini di pregio ed esperti sommelier? "Sono belle iniziative, ma solo se fatte in fondovalle. In montagna non c'è bisogno di queste cose". Sono le parole di Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige che a Il Dolomiti sottolinea quanto certi eventi, "se proposti in quota, diventano assolutamente fuori contesto". Nel mirino è finita in particolare l'esperienza che troverà presto dimora sulle vetta del Sass Pordoi, a 2.950 metri di altitudine (QUI I DETTAGLI).
Si tratta di Top Wine 2950, l'evento organizzato dalla Società Incremento Turistico Canazei con la collaborazione tecnica dei Sommelier di Fassa e Fiemme. Un appuntamento fissato per il 13 e 14 ottobre al Rifugio Maria che prevederà una masterclass condotta da uno dei migliori sommelier AIS insieme ad una degustazione libera di grandi etichette del Trentino-Alto Adige e della Valpolicella.
"Un'esperienza sicuramente da provare, ma in fondovalle - tiene a rimarcare Zanella -. Dopo l'aperitivo sulla seggiovia in corsa e la cena stellata in cabinovia non poteva mancare la degustazione di vini a 3.000 metri di altitudine - ironizza -. Non dico che non si possa bere un bicchiere di vino o birra gustando un piatto di minestra o canederli ma ritengo sia ridicolo raggiungere in funivia un rifugio in quota solo per fare una degustazione, con tanto di selfie per mostrare al mondo d'essere andati in montagna".
Stando alle molte e variegate proposte in quota nate negli ultimi anni, fra le quali non mancano 'starlight rooms', pesce e cocktail a 2.000 metri o saune con vista, "è evidente che si sta facendo di tutto pur di accontentare un certo tipo di 'clientela'. Così facendo, però, si va a perdere la vera essenza dell'esperienza in quota: la montagna è godimento e noi invece stiamo cercando di 'impoverirla', di portare le esperienze 'cittadine' a quote dove non dovrebbero essere proposte", conclude il presidente del Cai Alto Adige .
"Tutto questo, molto probabilmente solo per fare soldi. In tempi in cui le montagne vengono comunque prese d'assalto non c'è motivo di tentare di aumentare ancora di più il flusso turistico. In un futuro sempre più prossimo, toccherà informarsi per scovare quei pochi luoghi rimasti ancora autentici".













