Contenuto sponsorizzato
| 21 feb 2023 | 18:24

"Allevare api in montagna? Col cambiamento climatico la sfida si è fatta ancor più ardua", storia di Elio e Francesco Pezzè, 'artigiani' del miele ai piedi della Marmolada

Un nettare, quello prodotto ai piedi della Marmolada, che diventa ancor più prezioso, soprattutto in tempi in cui "il cambiamento climatico provvede a cancellare ogni certezza"

Allevare api in montagna?

ROCCA PIETORE. Nascono e crescono in casette che guardano, imponente, la Regina delle Dolomiti. Sono le api di Elio e Francesco Pezzè, che da oltre 30 anni le allevano a Saviner di Laste, a quota 1.017, ai piedi della Marmolada. "Un tempo le api che vivevano in montagna era straordinariamente performanti - anticipa Francesco a Il Dolomiti -. Il cambiamento climatico, tuttavia, ha letteralmente stravolto le carte in tavola".

 

"Tutto ha avuto inizio nel 1986, da mio padre - esordisce -. Grazie a lui è nata l'apicoltura "Due valli", attività che 'oggi' portiamo avanti, con passione, insieme". Un'azienda agricola a conduzione familiare che affonda le proprie radici nel comune di Rocca Pietore, "dove abbiamo il nostro fornitissimo laboratorio e l'apiario".

 

Le arnie trovano dimora in zone diverse a seconda della stagione e del clima, "per favorire le api, minacciate negli ultimi anni dal cambiamento climatico - fa notare Francesco -. Una volta gli insetti che vivevano in montagna erano una 'bomba', ora invece il troppo caldo, che caratterizza nondimeno l'autunno, mette le api potenzialmente a rischio".

 

Francesco, fra le 'casette' di famiglia ci bazzica da quando era piccolo: "Siamo artigiani del miele, un lavoro che ci piace ma che conduce a fronteggiare innumerevoli difficoltà, tanto che, ammetto, abbia a volte pensato di mollare tutto", confessa. Dopo aver sperimentato differenti lavori, Francesco aveva deciso qualche anno fa di diventare apicoltore come il padre, reggendo, per il momento insieme a lui, un prezioso testimone. 

 

"Il clima ideale per il nettare? In generale, soleggiato e con un buon livello di umidità - semplifica l'esperto -. I fiori, infatti, producono nettare soltanto se c'è umidità: un clima secco, temperature troppo basse o il vento sono infatti nemici dei fiori, e di conseguenza anche delle api".

 

"Negli ultimi anni ci siamo ritrovati a dover combattere contro il cambiamento climatico, soprattutto a causa di temperature elevate e del clima troppo secco - premette -. Le api crescono e lavorano in primavera ed estate mentre in autunno dovrebbero andare in una sorta di 'semi-letargo' per sopravvivere alle temperature rigide, facendo il cosiddetto "glomere": da tempo, tuttavia, rimangono operative anche nei mesi autunnali, poiché fa ancora caldo, finendo per consumare cibo, energie e morire anzitempo".

 

"Capita quindi, purtroppo, che molte di loro muoiano o che stentino a 'ripartire' in primavera perché rimangono in poche in una casetta", rivela Francesco, che ammette quanto il clima, sebbene le arnie si trovino in montagna, non favorisca più il ciclo vitale di questi insetti come un tempo. Un nettare, quello che nasce ai piedi della Marmolada, che diventa ancor più prezioso, soprattutto in tempi in cui "il cambiamento climatico provvede a cancellare ogni certezza".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 19 agosto | 21:37
Dispiegamento di soccorritori e operazioni di ricerca di una donna in corso nelle acque del lago. L'allarme lanciato dai familiari che hanno [...]
Politica
| 19 agosto | 20:22
Il giornalista e conduttore di Report è in Trentino per presentare il suo libro, le prime uscite pubbliche di Sigfrido Ranucci dopo gli sviluppi [...]
Cronaca
| 19 agosto | 20:01
Nuovo regolamento per gli interventi della guardia di finanza: "L'obiettivo non è scoraggiare le persone dal chiedere aiuto, ma evitare [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato