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| 14 set 2023 | 06:01

In 3 mesi 35 vittime in Trentino Alto Adige: “La montagna? È sempre più un luna park: ho fermato diverse persone che cercavano di fare una ‘storia’ durante un soccorso”

La stagione estiva deve ancora dirsi del tutto conclusa in Trentino Alto Adige (in particolare guardando alle temperature estive di questo primo scorcio di settembre), ma dopo il picco di agosto è possibile tracciare un primo bilancio dei mesi estivi: ecco le impressioni dei vertici del soccorso alpino e della presidente dell’Associazione rifugi del Trentino

In 3 mesi 35 vittime in Trentino Alto Adige: “La montagna?

TRENTO. Dal boom dell’uso delle e-bike in quota alla frequentazione sempre più massiccia della montagna fino al numero di interventi e, purtroppo, di decessi segnalati sulle vette e agli effetti del cambiamento climatico nel contesto delle terre alte: sono molti gli spunti dai quali si potrebbe partire per fornire un primo bilancio dei mesi estivi sulle montagne del Trentino Alto Adige in questo 2023, nel quale, assicura la presidente dell’Associazione rifugi del Trentino Roberta Silva, la presenza di turisti ed escursionisti si è confermata buona anche rispetto ai livelli del 2019 (anche se inferiore rispetto allo scorso anno). Al di là però dei numeri e delle presenze, i vertici del soccorso alpino in Regione hanno messo l’accento in particolare su un altro aspetto, sul come la montagna stia diventando una meta sempre più ricercata (anche da chi, magari, non ha la preparazione o la capacità per determinati percorsi) e più ‘social’, tra chi affronta escursioni a oltre 2mila metri di quota in infradito per trovare il punto esatto dove scattarsi un selfie a chi, nel bel mezzo di un’operazione di soccorso, tira fuori il cellulare per fare una storia su Instagram. Ma procediamo con ordine.

 

Sebbene infatti la stagione estiva non possa dirsi ancora del tutto conclusa in Trentino Alto Adige (in particolare guardando alle temperature estive di questo primo scorcio di settembre), dopo il picco di presenze segnato ad agosto è possibile tracciare un primo bilancio dei mesi estivi, in particolare per quanto riguarda il numero di soccorsi effettuati in quota. “I dati completi – dice a il Dolomiti il presidente del Soccorso alpino trentino Walter Cainelli – verranno pubblicati nel dettaglio alla fine di settembre, per ora possiamo dire che da inizio giugno a fine agosto sono stati circa 850 gli interventi portati avanti in Trentino”. Un totale al quale, solo nella giornata di lunedì, vanno aggiunti tre interventi per altrettanti piloti di parapendio precipitati al suolo in Val di Fassa (uno dei quali si è gettato a ben 85 anni, Qui Articolo). Per quanto riguarda i decessi invece, le vittime registrate nei mesi estivi (giugno, luglio e agosto) in Trentino sono 16. Oltre la metà degli interventi (56%) è stato portato avanti per soccorrere gli escursionisti, in seconda posizione (18%) ci sono invece gli incidenti in mountain bike. Si tratta, per quanto riguarda il parziale a fine agosto, di numeri in linea con quelli registrati lo scorso anno in Provincia di Trento, dice Cainelli, ma all’interno dei quali vanno segnalate diverse operazioni difficili in notturna.

 

Differente invece la situazione in Provincia di Bolzano, spiega il presidente del Soccorso alpino altoatesino Giorgio Gajer, dove al 13 settembre erano 606 gli interventi registrati dal 1 giugno, una settantina in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (quando erano stati 530): “Ci aspettavamo che sarebbe stata un’estate ‘calda’ da questo punto di vista – spiega – e tra gli interventi dobbiamo contare purtroppo anche 19 decessi. Al primo posto tra gli incidenti troviamo come sempre gli escursionisti, seguiti però dagli infortuni sulle e-bike. Tanti infatti si avvicinano alla montagna con questi mezzi attirati dalla salita agevolata, senza però tenere in considerazione le difficoltà per esempio di controllare il mezzo stesso nella fase di discesa: come accade durante l’arrampicata, anche in questi contesti bisognerebbe prendere in considerazione la possibilità di accompagnarsi con esperti che insegnino come muoversi sulle due ruote su ambienti impervi e potenzialmente pericolosi”.

 

Ambienti che, sempre più spesso, diventano l’obiettivo di chi, avendo magari visto uno scatto o un selfie sui social, decide di avventurarsi in montagna senza le giuste capacità e la giusta preparazione: “Saper andare in montagna – continua Cainelli – dovrebbe essere un valore per tutti. Con Internet, con i social, le informazioni non mancano certo anche se, purtroppo, in molti utilizzano la rete come unica fonte credendo poi di poter raggiungere i luoghi più impervi: lo stesso marketing anche in Trentino è accattivante, mostra giustamente le vette più belle, ma non è detto che quei luoghi siano raggiungibili da tutti, serve la consapevolezza dei propri limiti e l’umiltà di affidarsi a chi la montagna la conosce. Un discorso particolarmente importante vista l’impennata nel numero di frequentatori delle terre alte nel post Covid”. Sono sempre di più infatti, spiega il presidente del Soccorso alpino trentino, quelli che si trovano per esempio bloccati in alta quota in ciabatte ed infradito, cercando magari la location esatta per ricreare un selfie visto sui social: “In una occasione – racconta addirittura Cainelli – ho fermato alcune persone che stavano cercando di fare una storia su Instagram nel bel mezzo di un intervento di soccorso. Sembra che la montagna sia diventata sempre di più un luna park: tanti di quelli che salgono in vetta pare che vogliano condividere in diretta con il mondo la loro esperienza”.

 

Tanto in estate quanto in inverno, precisa poi Gajer: “Portiamo avanti campagne di prevenzione per spiegare come affrontare la montagna, come pianificare i percorsi, l’importanza di guardare i bollettini meteo e come portarsi dietro l’attrezzatura adeguata per ogni terreno. In tante situazioni abbiamo soccorso persone bloccate anche oltre i 2mila metri con i sandali ai piedi, e queste problematiche sono in aumento. I messaggi che vengono mandati su social o in televisione spesso fanno sembrare tutto facile, ma la realtà è ben diversa: noi diciamo alle persone che devono sapere anche rinunciare, che non è necessario arrivare in cima a tutti i costi. La montagna va affrontata con umiltà e rispetto, in particolare in questa fase di crisi climatica, che influisce sia sulla consistenza della roccia che su quella del ghiaccio. La parola d’ordine è prevenzione”.

 

E proprio sulla prevenzione si era concentrato, a giugno, il programma di incontri ed interventi organizzati tra gli altri proprio da Soccorso alpino e dall’Associazione gestori dei rifugi trentini (Qui Articolo): “Da anni – dice infatti la presidente Silva – sappiamo che c’è un aumento nel numero di escursionisti in montagna e tra le migliaia di persone che frequentano le nostre vette arriva sempre qualcuno di impreparato: ma guardando ai numeri generali ci sta. Noi stiamo lavorando assieme alle altre categorie che vivono la montagna proprio sulla prudenza in quota: la sicurezza totale non esiste ma è fondamentale usare consapevolezza”. A livello numerico, conclude Silva: “E’ ancora presto per fornire un bilancio preciso, visto che il boom di agosto è passato ma le stagioni tendono ormai ad allungarsi sempre di più e sono diverse le strutture che rimarranno aperte in Trentino dopo la chiusura canonica del 20 settembre. A livello generale però, sicuramente la stagione 2023 è partita più in sordina rispetto a quella 2022, quando alte temperature e tempo bello e stabile aveva caratterizzato buona parte dei mesi estivi”.

 

Quest’anno, spiega: “Siamo rientrati in una stagionalità normale, ma rispetto ai livelli pre-Covid osserviamo comunque una buona presenza. Diciamo che finora la stagione è andata bene un po’ per tutti, con un buon numero di pernottamenti in agosto anche se i passaggi sono leggermente calati rispetto allo scorso anno. A pesare c’è sicuramente da un lato il fatto che le persone sono tornate a viaggiare, scegliendo anche mete all’estero, mentre dall’altra in molti hanno dovuto fare i conti con il caro vita”. Anche nei rifugi però, la frequentazione sempre più massiccia della montagna porta i suoi effetti: “In molti arrivano in montagna solo per emulare il selfie scattato dall’influencer di turno, qualcuno pernotta in rifugio e chiede di fare la doccia sia la sera che la mattina, perché dice di essere abituato così. Anche per questo il nostro è un presidio che punta a divulgare la cultura della montagna, cercando di raggiungere anche chi magari non la conosce”.

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