Raschiando il fondo... dei ghiacciai. Quello che sta avvenendo a Teudulo piace sempre meno anche agli atleti
Sono in molti a storcere il naso dopo le immagini diffuse in questi giorni degli escavatori che rosicchiano i ghiacciai per confezionare il tracciato del “Matterhorn Cervino Speed Opening”

ASIAGO. Proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno: se una parte dell'umanità sta raschiando il fondo (in questo caso non del barile, ma dei ghiacciai), è confortante rilevare una crescente sensibilità collettiva. Quanto sta avvenendo sul ghiaccio del Teodulo ha infatti provocato una diffusa e decisa alzata di scudi.
Sono in tanti in questi giorni a storcere il naso di fronte alle immagini degli escavatori che, come enormi roditori, rosicchiano i ghiacciai per confezionare il tracciato del “Matterhorn Cervino Speed Opening”, la prima e discussa competizione di discesa libera transfrontaliera che, partendo da Zermatt, taglia il traguardo a Cervinia.
È una sorta di circo che piace sempre meno anche agli atleti: «Allestendo queste gare non credo si dia una buona immagine del nostro sport», ha dichiarato l'anno scorso l'atleta francese Johan Clarey. Ma allora perché si continua ad insistere in questa direzione? La risposta è semplice: come riporta il quotidiano "24 Heures", «questa gara, tanto inedita quanto redditizia, frutta oltre 100 milioni di franchi solo di pubblicità».
Ciononostante, se la pubblicità può influenzare le scelte e le opinioni delle persone, è anche vero che le persone hanno la capacità influenzare i grandi investitori. Pertanto, manifestare il proprio disappunto è il primo importante passo per convincere gli sponsor a sostenere iniziative sportive più attente alle dinamiche climatiche del presente.
Il bicchiere è mezzo pieno: è il momento di riempirlo fino all'orlo. Provarci è un dovere.












