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| 25 ott 2023 | 11:48

“Ruspe sui ghiacciai per i mondiali di sci? Un luna park che ricorda il gran ballo del Titanic (e uno show per pochi privilegiati: il biglietto per la funivia costa 240 euro)”

La denuncia della Commissione internazionale per la protezione nelle Alpi: “Sul Teodulo le ruspe si accaniscono su un ghiacciaio già in sofferenza per preparare la nuova pista della Coppa del mondo di sci alpino. Ma i ghiacciai non sono cumuli amorfi di ghiaccio a uso e consumo di una clientela extra lusso”

“Ruspe sui ghiacciai per i mondiali di sci?
Foto Sebastien Anex - 20 Minuten

TRENTO. I lavori per la messa a punto delle piste per la Coppa del mondo di sci alpino (Qui e Qui Articolo) stanno facendo discutere da settimane, visto in particolare l’utilizzo di ruspe ed escavatori sul ghiacciaio del Teodulo, tra Zermatt e Cervinia, per garantire le condizioni ideali alla partenza del Circo Bianco il prossimo 11 novembre (l’anno scorso le gare erano state annullate a causa delle temperature troppo elevate e dell’assenza di neve). Negli ultimi giorni, come riportato da il Dolomiti, le attività (che hanno impattato profondamente sul paesaggio in quota) sono state parzialmente bloccate da una decisione della Commissione cantonale delle costruzioni del Vallese. Decisione per la quale, aveva spiegato il blogger e scrittore Luca Rota: “Gli organizzatori faranno ricorso, come è loro concesso, e probabilmente lo vinceranno perché certi biechi e ipocriti interessi riescono ancora a prevalere sulla tutela delle nostre montagne”. Ed è in questa situazione che oggi (mercoledì 25 ottobre) una nuova voce si è unita al coro di chi denuncia le ‘sevizie’ subite dal ghiacciaio, quella della Commissione internazionale per la Protezione delle Alpi.

 

Il Teodulo: un ghiacciaio già in sofferenza – scrive Cipra – scavato e manipolato dalle ruspe per più di un mese, pur di avere tutto pronto per lo scintillante spettacolo della Coppa del Mondo di sci alpino 2023-2024 che inizierà l’11 novembre. Questo è il prezzo che deve pagare l’alta montagna per qualche scampolo di gara nell’era del riscaldamento climatico”. Come anticipato, prosegue la Commissione: “La stagione 2022-2023 per la Coppa del mondo di sci alpino iniziò con l’annullamento della competizione tra Zermatt e Cervinia: prima la gara maschile, poi la stessa sorte è toccata anche a quella femminile. Assenza di neve e condizioni meteo avverse caratterizzarono il calendario. Quest’anno invece l’inizio si annuncia con toni trionfali. Tutto è pronto per l’apertura delle competizioni il prossimo 11 novembre, su di un tracciato transfrontaliero tra Svizzera e Italia: la ‘Gran Becca’, una pista che va dalla Gobba del Rollin (3800 metri di quota) ai Laghi di Cime Bianche (2865 metri di quota), si dice la più alta al mondo. Ma a quale prezzo sta avvenendo tutto ciò?”.

 

Le immagini scattate in quota durante l’attività di ruspe ed escavatori parlano chiaro: “Per almeno un mese le ruspe hanno scavato, movimentando e deformando il ghiacciaio pur di raggiungere lo scopo degli organizzatori”. L’obiettivo? Arrivare all’apertura delle gare “con superfici di gara livellate come piani di un biliardo, poiché questo vuole oggi la competizione nel mondo dello sci, in barba alle morfologie della natura. Anche la neve asportata servirà al cantiere sempre in funzione, coperta con teloni pur di averla a disposizione per il grande spettacolo. Eppure siamo nel bel mezzo di un ghiacciaio – scrive Cipra – il ghiacciaio del Teodulo. Un corpo glaciale che come tutti gli altri presenti sulle Alpi è in forte sofferenza. Si pensi ai dati che abbiamo comunicato recentemente con Carovana dei Ghiacciai (Qui Articolo), la campagna internazionale di Legambiente in collaborazione con Cipra e che ha prodotto il Manifesto per i ghiacciai. Sottoscritto da alcuni tra i maggiori glaciologi europei, traccia le linee di un percorso di governance dei ghiacciai e delle risorse connesse, proponendo azioni ben diverse da ciò che sta accadendo sul Teodulo”.

 

“Fortunatamente – aggiunge Vanda Bonardo, presidente di Cipra Italia – non è sempre così, in altre situazioni i gestori degli impianti procedono con molte più accortezza e attenzioni sapendo di manipolare ambienti di alta quota; qui invece non si va per il sottile: the show must go on”. Uno show, precisa la Commissione: “Per pochi privilegiati. Il solo biglietto della nuova funivia di lusso Matterhorn glacier ride II (inaugurata lo scorso luglio tra Zermatt e Cervinia) costa 240 euro per la traversata. Chissà se negli atleti che sottoscrissero lo scorso anno la lettera alla Fis – dice Bonardo – per richiamare l’attenzione sui cambianti climatici s’insinua il dubbio sul buon senso di questa operazione? Questo grande luna park di alta quota riporta alla mente il gran ballo del Titanic, e non è retorica. Recenti studi ci raccontano di un tempo di 20-25 anni di sopravvivenza per lo sci da discesa nelle aree più in quota delle Alpi italiane, quelle piemontesi e valdostane, per il resto delle montagne italiane finirà molto prima. Al di là del danno ambientale ci si domanda se in una sana economia ha senso che un’industria, per il bene del paese necessariamente proiettata verso il futuro, insista con investimenti consistenti che non hanno speranza di futuro. Quella stessa industria che paradossalmente sta cercando di usare maggiori risorse naturali con l’intento di rendersi indipendente dalla natura”.

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