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| 11 lug 2023 | 11:22

Scalare l'Everest? Bastano 93.500 dollari e c'è anche la doccia calda, lo yoga e la tenda-cinema. Rota: ''E' il caso di continuare a consentirle questo genere di turismo?''

La riflessione di Luca Rota che da anni si occupa della relazione tra i territori, i luoghi, le genti che abitano la montagna e i paesaggi che ne derivano e che di recente ha pubblicato il libro

TRENTO. ''È veramente il caso di continuare a consentire questo genere di “turismo” d’alta quota? O forse, per il bene di tutti e in primis di quelle grandi montagne, del loro ambiente e di chi ci vive – viste anche le conseguenze di questo folle turismo himalayano – sarebbe finalmente il momento di dare a tale business una bella regolata?''. Se lo chiede nel suo blog Luca Rota che da anni si occupa della relazione tra i territori, i luoghi, le genti che abitano la montagna e i paesaggi che ne derivano e che di recente ha pubblicato il libro “Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne”. 

 

Rota per la sua riflessione parte da un articolo de il Post Il settore del turismo estremo per miliardari nel quale si spiega che ''spendendo 93.500 dollari, la società statunitense Madison Mountaineering offre la possibilità di scalare l’Everest usufruendo di un campo base con doccia calda, sessioni di yoga, una tenda che fa da cinema e la possibilità di mangiare bistecche e prodotti di alta cucina, non solo per la quota a cui vengono consumati''. ''L’offerta - prosegue l'articolo - è una delle tante nel settore del turismo estremo di lusso, che può contare su un crescente numero di clienti milionari e miliardari alla ricerca di emozioni forti, possibilmente senza rinunciare alle comodità''.

 

A questo aggiungiamo noi il negozio di tatuaggi più alto del mondo. Si chiama Nima Dorjee Sherpa ed ha 26 anni ed a maggio di quest'anno ha dato il via alla sua attività: offrire tatuaggi agli alpinisti che si apprestano ad affrontare la salita fino alla cima più alta del mondo. E' posizionato anche lui al campo base dell'Everest, a oltre 5mila metri di quota

 

''Leggendo il brano lì sopra - spiega Rota - credo capirete da subito quale sia il problema: non certo che chiunque se lo possa permettere spenda i soldi per vivere quelle “esperienze”, ma di quali “esperienze” (virgolette necessarie) si stia parlando. Cioè, voglio dire: un campo base all’Everest con sessioni di yoga, una tenda-cinema e piatti di cucina gourmet? A 5000 m di quota? E magari un bel casinò dove giocare alla roulette, un night con cameriere in topless e decolleté ramponabili nonché, fuori dalle tende sulla morena del ghiacciaio, un grande shopping mall con i migliori brand del lusso? No? A questo punto non stonerebbero affatto e farebbero la gioia di chissà quanti “alpinisti” (virgolette inevitabili) danarosi giunti fin lì''.

 

Un paradosso che però interroga tutti sul presente e il futuro delle nostre montagne oltre dell'approccio alla natura e all'ambiente. Come spiegava Fabio Andreatta nel suo blog su il Dolomiti: ''La natura è diventata sempre più la contrapposizione teorica del vivere quotidiano, la via di fuga o di compensazione del nostra "normalità" ed il tutto naturalmente con un buon incremento del Pil''. 

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