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| 08 ago 2023 | 19:54

"Siamo passati da 40 a 0 predazioni", Nicolò Pastorelli sulla sua 'esperienza di convivenza' con l'orso: "I grandi carnivori trovano terreno fertile nell'incompetenza"

Una zona impervia nella quale l'orso bazzica da anni, non senza creare problemi. È quella in cui Nicolò Pastorelli ha deciso di stabilirsi a monticare con le proprie pecore e le sue quattro Silane, una sorta di scommessa anche per dimostrare che "con i giusti accorgimenti coi grandi carnivori ci si può convivere". Ecco la sua storia

"Siamo passati da 40 a 0 predazioni", Nicolò Pastorelli sulla sua 'esperienza di convivenza' con l'orso

PORTE DI RENDENA. Una zona impervia nella quale l'orso ormai bazzica da anni, non senza creare problemi. È quella in cui Nicolò Pastorelli ha deciso di stabilirsi a monticare con le proprie pecore, una sorta di scommessa (anche) per dimostrare che, “con i giusti accorgimenti, si possa convivere con i grandi carnivori - anticipa l'allevatore a Il Dolomiti -. Siamo passati da 40 a, per ora, zero predazioni e questo grazie a differenti fattori, a partire dalla scelta dei cani da protezione del gregge”. 

 

“Sapevamo che non sarebbe stato semplice venire a monticare in queste zone, terreni difficili, pascoli impervi, alta densità di predatori - esordisce l'uomo che, originario di Pavia, ha scelto il Trentino per trascorrere la stagione estiva con i suoi animali -. La malga che abbiamo in gestione è stata vittima negli anni passati di numerose predazioni da orso”, premette, sottolineando che, anche le strutture limitrofe non sono, tutt'oggi, da meno fra predizioni su bovini, vitelli e vacche adulte. 

 

Nonostante gli avvertimenti degli allevatori della zona e dello stesso malgaro che nel 2022 aveva gestito Malga Praino, in val San Valentino, Nicolò ha deciso che quella era la zona in cui si sarebbe voluto ‘stabilire’ col proprio bestiame (170 capi ndr), “un territorio che da anni frequentiamo durante le ferie e che amiamo – rivela -. Le predazioni e i ‘terribili’ racconti non ci hanno scoraggiati ma ci hanno piuttosto spinti ad organizzare ogni minimo dettaglio prima e dopo il nostro arrivo in alpe”. 

I pascoli che cingono la malga “si inoltrano nel bosco in punti dove i predatori possono inevitabilmente avere molto spazio di manovra. Qui, in particolare, il problema sono gli orsi, presenti stabilmente in zona da anni. L’anno scorso, il malgaro che gestiva la struttura aveva con sé 11 cani (maremmani ndr): noi, ne abbiamo solo quattro - spiega -. La verità è che non è sempre una questione di numeri: se non si hanno i cani giusti se ne possono avere a decine, ma davanti a un orso non avranno la meglio”, precisa, raccontando l’importanza della scelta della razza, da selezionare in base al territorio in cui si fa ‘lavorare’ il cane. 

 

Non a caso, Nicolò ha deciso di portare con sé quattro pastori della Sila: “Non siamo gli unici in Trentino a impiegare questa razza nella protezione del bestiame, anche se non siamo in molti. Sono cani poco conosciuti rispetto ai maremmani, una razza in via di riconoscimento tuttavia perfetta per la montagna poiché specializzata in terreni in quota, impervi o rocciosi e ancora propensa alla coordinazione fra esemplari, che tendono a fare istintivamente gruppo - prosegue -. Sono educatore cinofilo (e in particolare addestratore di cani da pastore ndr) e devo ammettere che le mie conoscenze nel campo mi sono state di prezioso aiuto nella scelta dei cani”. 

Da inizio giugno, i 4 pastori della Sila (tutte femmine ndr) si occupano di proteggere le 170 pecore portate in val San Valentino: “Lo fanno con una guardia dinamica, che consente loro di intercettare l'orso ancora prima di raggiungere la malga, anticipando le sue mosse: due di loro stanno col gregge mentre le altre due continuano a rotearci attorno, spostandosi anche a 150 metri di distanza e inoltrandosi nel bosco per bonificare l'area, lasciando il segno del proprio passaggio con escrementi o urina, in modo tale da scoraggiare in prima battuta i predatori”.

 

“Anche quando ci muoviamo i nostri cani ci precedono e bonificano l'area: scompaiono e tornano indietro dandoci la sicurezza che nella zona in cui arriveremo poco dopo non ci sono pericoli”. Oltre a ciò, l'allevatore ed educatore cinofilo ha provveduto a mettere in campo altri accorgimenti che, insieme, riducono al minimo le possibilità di predazione: “I nostri animali trascorrono la notte in stalla insieme ai cani che hanno il loro box dedicato: se un predatore si avvicina avvertono della loro presenza abbaiando e lo scoraggiano quindi a cercare di entrare - fa sapere Nicolò -. Abbiamo inoltre recintato la zona con reti elettrificate di prima qualità, interamente acquistate a nostre spese: non abbiamo infatti ricevuto nessun tipo di contributo europeo”. 

L'orso, nonostante tutte gli accorgimenti, nei pressi della malga è stato comunque visto: “Ha tentato di avvicinarsi al gregge due volte e la seconda poche sere fa. Aspettava all'inizio del bosco intorno alle 23e30, al rientro delle pecore in ovile. Io non me ne ero minimamente accorto - ricorda -. Camilla, una delle femmine adulte (le altre due sono 'cucciolone' di 1 anno ndr), è arrivata vicino alla stalla ha emesso un ringhio sommesso ed è stata prontamente raggiunta dalle altre tre, che agguerrite sono salite in una zona sopra la stalla con una aggressività che mai avevo visto in loro. Dopo aver sentito ringhi, abbai e rumore di rami ho visto l'orso correre verso la parte alta della montagna, braccato dalle quattro Silane per circa 50 metri. Sparito nella boscaglia, le cagne si sono fermate e hanno continuato ad abbaiare per quasi un'ora verso la direzione di fuga”.

 

Un racconto, quello dell'allevatore ed educatore cinofilo che testimonia l'importanza dell'avere “i cani giusti. La cinofilia e la pastorizia sono due cose diverse: pensare di poter proteggere il proprio gregge in maniera efficace solo perché si possiede un cane nato nel gregge o per esempio di colore 'bianco' è un’illusione. In Italia manca la cultura, la consapevolezza che scegliere la razza giusta (selezionando l'esemplare ndr) sia più che mai cruciale: Regioni e Province dovrebbero creare dei corsi ad hoc per insegnare a scegliere i cani da guardiania - conclude Nicolò -. Sono un investimento necessario”​, conclude. 

 

“Dobbiamo capire che non siamo noi a stabilire se i predatori sono troppi o pochi e cercare di mettere in atto tutti gli accorgimenti possibili per evitare che le predazioni avvengano. È giunta l’ora di modificare le abitudini comode di una volta: i grandi carnivori trovano terreno fertile nell’incompetenza”. 

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