Sold out per i Mercatini e l'overtourism arriva in città, tra camper ovunque e strade prese d'assalto. L'esperto: "Quale modello di turismo vogliamo sviluppare?"
Nel capoluogo sono state stimate 40 mila presenze con code ai negozi e di auto sulle strade. Il Ceo di Plus e tra gli esperti di brand destination, Roberto Locatelli: "Serve un grande equilibrio ma anche la volontà di definire una programmazione da qui a 5 anni con orizzonte fino a 10 anni. Si procede con una sommatoria di interventi o proposte tattiche nella convinzione che l'attesa sia una strategia"

TRENTO. Un assalto dei turisti, si conferma il forte afflusso nelle città per i Mercatini di Natale oppure sulle montagne per sciare. La mobilità e i servizi sono messi a dura prova mentre aumenta la conflittualità tra i residenti e i visitatori. A Trento sono state stimate 40 mila presenze, mentre la skiarea di Campiglio ha stabilito un nuovo record con quasi 20 mila primi ingressi (Qui articolo). Un boom tanto che l'Acqua & Sapone Roma, avversaria della Trentino Volley femminile, ha pernottato nella zona di Affi perché tutte le strutture trentine che potessero accogliere la richiesta erano sold out.
"Quelli che Trento non è poi tanto turistica e in centro non ci va nessuno. E' iniziato il Ponte dell'Immacolata e la città, guarda te, è letteralmente presa d'assalto", festeggia il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, mentre l'assessore comunale alla mobilità di Bolzano, Stefano Fattor, è più drastico nella considerazione: "Aboliamo i Mercatini o il Ponte di Sant'Ambrogio" (Qui articolo).
Sono giorni di forte stress in città con lunghe code nei ristoranti e sbarramenti di persone tra le vie del centro, poi code e rallentamenti lungo sulle principali vie di comunicazione. Si parla di contrastare l'overtourism e di gestire i flussi ma ogni anno si contano auto, camper, presenze e così via. Le attività ordinarie diventano praticamente straordinarie nella massima espressione del turismo "mordi e fuggi", persone che percorrono chilometri e chilometri per mettersi in fila e vedere tre o quattro Mercatini nell'arco di pochissime ore. Una tipologia di movimento a cui si vorrebbe rinunciare per puntare sulla qualità ma che poi viene ricercata come comfort zone.
"Siamo una sommatoria di ossimori, di contraddizioni", dice Roberto Locatelli, Ceo di Plus, Agenzia di Trento specializzata nella comunicazione, e tra i massimi esperti per quanto riguarda la creazione e la gestione di Brand Destination. "L'ambizione è del sold out e di vedere una città particolarmente viva ma poi ci si lamenta se ci sono disagi, i servizi arrancano oppure la qualità non rispecchia l'aspettativa. La tendenza è quella di riservare il difetto agli altri: non mi va bene se qualcuno parcheggia in doppia fila con le quattro frecce ma sono il primo a farlo e va bene perché tanto mi fermo 5 minuti, la colpa in caso è di qualcun'altro. In generale si fa fatica a sviluppare un ragionamento per cui bisogna rinunciare a qualcosa per sviluppare le comunità e il territorio in prospettiva".
Un acutizzarsi del fenomeno di overtourism, un eccesso di frequentatori che poi manda in crisi il sistema e che può pregiudicare la qualità dell'esperienza. La questione è quale tipo di sviluppo si vuole per il territorio? Un indirizzo è quello di destagionalizzare. "Si parla da 30 anni di puntare sugli altri periodi, poi però fuori stagione non tutti sono aperti, i servizi sono dimezzati e l'esperienza è diversa", evidenzia Locatelli. "C'è stata una reiterazione di tentativi più o meno andati bene, come il foliage per esempio. Destagionalizzare significa però rinunciare qualcosa per ottenere di più non nell'immediato ma ancora non c'è una piena consapevolezza. Questa è un'epoca di passaggio ma deve cambiare più velocemente il modello sociale, serve un patto per delineare le regole d'ingaggio del prossimo decennio".
La sfida è fissare un numero massimo di persone che possono frequentare una destinazione turistica nello stesso momento, senza causarne il degrado dell’ambiente, economico e socio-culturale e la diminuzione della qualità della soddisfazione dei visitatori. Questa la domanda, sempre più urgente, che è centrale nell'analisi avviata dal Comune di Molveno, Azienda per il turismo Dolomiti Paganella, Agenzia territoriale d'area Dolomiti di Brenta e Trentino Marketing (Qui articolo). Anche a Tenno sono stati avviati alcuni ragionamenti in questo senso. E per l'inverno si muove proprio Madonna di Campiglio in strettissimo raccordo con la val di Sole. Non "numeri chiusi" ma comunque flussi da gestire. Intanto anche durante l'estate la montagna è presa d'assalto.
"Il ragionamento è però ancora prevalentemente in verticale ma non nel modo trasversale per affrontare la gerarchia tra territorio, prodotto e comunicazione. Qualcosa si muove ma ancora lentamente e più per iniziative individuali. Le regole possono e devono essere ridefinite in anticipo perché quando parte una dinamica è difficilissimo rimediare, anche ai danni. Non si può nemmeno pretendere che le soluzioni arrivino solo dalla politica o dalle singole destinazione. La riflessione deve riguardare tutto il sistema per sviluppare un pensiero legato alla progettazione del prossimo decennio: accompagnare questo modello verso un altro paradigma, altrimenti ci faremo trovare impreparati".
In Trentino si è passati da 806.066 arrivi e 6.130.825 presenze nel 1986 a 1.242.549 arrivi e 7.309.926 presenze nel 2000, poi 1.520.114 arrivi e 7.906.029 presenze nel 2010, per finire a 2.254.547 arrivi e 9.741.006 presenze nel 2019, una crescita abbastanza costante fino all'ultima estate prima di Covid e il conseguente tracollo (Qui articolo). Dopo i segnali di ripresa dal 2021 si è tornati a festeggiare i record, come quello della scorsa stagione invernale (fonte dati Ispat - comparto alberghiero e extralberghiero, escluso seconde case e alloggi privati).
Il Trentino è certamente ancorato a un modello classico del settore neve. Motore di sviluppo e di benessere, sarebbe assurdo rinunciare tout court ai caroselli sciistici, regge ancora sul mercato e i dati sono positivi ma incombe la crisi climatici. A guardare troppo i numeri, si rischia di perdere di vista il domani. E si rischia ancora di cadere nell'overtourism. La necessità di riconversione emerge ma nei fatti tutto resta uguale. "Questo è un nodo critico", prosegue Locatelli. "E' evidente che serve un grande equilibrio ma anche la volontà di definire una programmazione da qui a 5 anni con orizzonte fino a 10 anni. Si procede con una sommatoria di interventi o proposte tattiche nella convinzione che l'attesa sia una strategia. Invece bisogna fermarsi, prendere atto della situazione e cambiare, questo significa impegno e fatica ma solo nel vocabolario successo arriva prima di sudore".
Una visione complessiva di un modello culturale diverso. "Oggi per realizzare una brochure ci si impiega anche 3 mesi, mentre 30 anni fa 2 mesi. Questo è un esempio di un processo decisionale che va a dissipare il vantaggio della tecnologia. Non ci sono ricette magiche ma bisogna avere un pensiero, un'idea di progettazione e un'analisi di contesto per posizionarsi e per sviluppare un percorso alternativo", conclude Locatelli.













