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Trento
15 luglio | 13:52

Un bacino da 200 mila metri cubi sotto le Tre Cime del Bondone? Le funivie: "La zona è ok, approfondiamo questa soluzione"

La nuova localizzazione del bacino verso le Tre Cime del Bondone nella area tra la val dei Cavai e la val del Merlo. Un'opera ritenuta strategica da Trento Funivie. L'ex consigliere comunale Marco Ianes: "Si allarghi il bacino a Mezavia e si installino pannelli fotovoltaici". Il presidente della società impianti Rigotti: "Non è economico, soluzione non percorribile" 

Un bacino da 200 mila metri cubi sotto le Tre Cime del Bondone?

TRENTO. Riprende forza la discussione sul nuovo bacino alle Viote. E la nuova localizzazione sarebbe stata individuata verso le Tre Cime del Bondone nell'area tra la val dei Cavai e la val del Merlo. Un'opera ritenuta strategica dalla società impianti, Trento Funivie ormai da tempo chiede di poter realizzare un invaso in quota. "Abbiamo analizzato una quindicina di possibilità, di queste 8 sono state valutate in modo più approfondito", dice il presidente Fulvio Rigotti. "Questa zona è tra quelle che presenta meno problemi".

 

Un 'opera tra i 150 mila e i 210 mila metri cubi per servire l'innevamento programmato per la discesa e il fondo. Questa possibilità è stata presentata nel corso di una riunione negli scorsi giorni, un vertice informale per sondare la disponibilità a poter valutare la percorribilità di realizzare un bacino in questa nuova zona. "Questo incontro è stato convocato dalla Provincia per coinvolgere i servizi tecnici", spiega il presidente di Trento Funivie. "Una presa di visione preliminare per poter analizzare l'area e poi esprimere un parere pubblico".

 

Un'area quella delle Viote particolarmente pregiata e delicata, un biotopo e parte della Rete delle Riserve per il valore naturalistico. "La zona individuata presenterebbe ridotti rischi geologici e sembra particolarmente adatta", evidenzia Rigotti. "Ci sarebbero degli impatti ambientali e una modifica del territorio, come per qualsiasi attività o intervento dell'essere umano. Si tratta di valutare il rapporto costi-benefici di quest'opera che andrebbe a raccogliere la risorsa idrica, sempre più preziosa, per uso pubblico. La realizzazione e la manutenzione resterebbe in capo alla società impianti ma l'opera riceverebbe il finanziamento provinciale per le funzioni antincendio, irrigazione, abbeveraggio animali e idropotabile". 

 

Un bacino inserito alla Viote nel Prg del Comune, poi stralciato e quindi più volte ritornato d'attualità. "Oggi dobbiamo spingere l'acqua dalla valle e da Sopramonte per coprire dai 1.100 metri di Mezavia ai 2.090 metri di cima Palon a costi esorbitanti. Il bacino che si trova a bassa quota è scarso e limitato. Ci sarebbe un grande risparmio e un dimezzamento dei costi, solo di energia sono stati spesi 200 mila euro". 

 

A intervenire anche Marco Ianes, ex consigliere comunale di Europa Verde e contrario a un'opera di questo tipo alle Viote. "Da decenni si parla del bacino che, grazie anche a un’intensa attività consiliare, eravamo riusciti a togliere dal Prg. Non si contesta la realizzazione del bacino ma che si voglia fare a tutti i costi alle Viote, deturpando un biotopo unico in Europa per la biodiversità". 

 

A inizio gennaio 18 associazioni ambientaliste avevano organizzato una passeggiata per dire "No" al bacino e al grande impianto da Trento al Bondone. Una manifestazione organizzata da Extinction Rebellion Trentino, Comitato permanente di difesa delle Acque del Trentino, Fridays for Future Trentino, Circolo di Trento di Legambiente, Enpa del Trentino, Wwf Trentino, Italia Nostra, The Outdoor Manifesto, Protect Our Winters, Mountain Wilderness, Lac Trentino Alto Adige, Lipu sezione di Trento, Lav Trentino, Pan-Eppaa, Falenablu, Arte nel verde, Slow Food Trentino Alto Adige e Movimento Decrescita Felice.

 

"Daremo sicura battaglia, anche con ricorsi legali, visto che il luogo è tutelato da vincoli ambientali e soggetto a usi civici", commenta Ianes. "Un bacino di accumulo, dedito all’innevamento, esiste già a Mezavia; dicono che i costi di esercizio per il pompaggio siano elevati in termini energetici; bene, realizziamo un impianto fotovoltaico per alimentare le pompe; serve ampliarlo come capienza? Bene, progettiamo il suo ampliamento, dato che abbiamo già invaso quel territorio. E, su questo, ricordo, che avevo avanzato questa proposta proprio nel contesto dell’attività messa in campo per fermare il bacino delle Viote e per dimostrare che non siamo contro lo sviluppo o le attività economiche in Bondone, ma si deve anche saper calibrare il giusto perso sull'ambiente, perché altrimenti è inutile parlare di “transizione ecologica” e continuare con le stesse politiche invasive di sempre". 

 

Per le funivie è però difficile poter intervenire sul bacino di Mezavia. "E' stata tra le prime soluzioni analizzate ma non è economico. Allargare quell'invaso per aumentare la capienza del 50% significa demolirlo e ricostruirlo. E' stato realizzato nel 2002 con altre tecnologie, presenta tantissimo cemento armato da dover smaltire e la completa messa in sicurezza dell'area costerebbe troppo rispetto ai benefici", conclude Rigotti.

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