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Belluno
22 aprile | 12:21

Un progetto per studiare gli stambecchi sulle Dolomiti: “Chiediamo l’aiuto degli escursionisti per valutare l’impatto dei cambiamenti climatici sulla specie”

Un progetto per studiare gli stambecchi che vivono sulle Dolomiti: “I dati raccolti  hanno un grande interesse scientifico poiché, a oltre cinquant’anni dagli interventi di reintroduzione, è importante conoscere l’attuale composizione, uso del territorio, stato di salute e distribuzione della colonia. Sarà inoltre interessante indagare come e se lo stambecco, specie d’alta quota, risenta dei mutamenti ambientali conseguenti al riscaldamento climatico in atto”

Un progetto per studiare gli stambecchi sulle Dolomiti: “Chiediamo l’aiuto degli escursionisti per valutare l’impatto dei
di Tiziano Grottolo

BELLUNO. Da diverso tempo i ricercatori stanno monitorando le colonie di stambecchi che vivono sulle Dolomiti. Più di recente il progetto pluriennale “Studiamo insieme lo Stambecco” ha allargato la raccolta dati anche agli appassionati di escursioni che frequentano queste zone di montagna. Per l’appunto questo è un progetto di citizen science che invita gli escursionisti a prendere nota di alcuni dati nel momento in cui dovessero imbattersi in uno o più stambecchi.

 

Il progetto nasce infatti da un’idea del Comitato Scientifico Veneto Friulano e Giuliano del Club alpino italiano (Cai) con la supervisione scientifica del Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue. Centro operativo dell’iniziativa è il Rifugio Pietro Galassi gestito dal Cai di Mestre, che si trova nei pressi della Forcella Piccola dell’Antelao e pertanto in posizione centrale rispetto al territorio interessato.

 

Lo stambecco è simile a una capra, con forme più tozze e massicce. I maschi invece sono riconoscibili per le loro caratteristiche corna lunghe fino a un metro. Questa specie vive in branchi , quelli maschili sono costituiti solo da individui maturi (a partire da 3-4 anni) mentre quelli femminili comprendono le femmine, i giovani e i maschi fino ai 2 anni di età.

“I dati raccolti – spiegano i ricercatori – hanno un grande interesse scientifico poiché, a oltre cinquant’anni dagli interventi di reintroduzione, è importante conoscere l’attuale composizione, uso del territorio, stato di salute e distribuzione della colonia. Sarà inoltre interessante indagare come e se lo stambecco, specie d’alta quota, risenta dei mutamenti ambientali conseguenti al riscaldamento climatico in atto”.

 

Non tutti sanno che gli stambecchi presenti non sarebbero originari di quest’area ma vennero rilasciati nel 1965. La riserva comunale di San Vito di Cadore progettò e realizzò questo intervento di reintroduzione in cui furono rilasciati otto individui alle pendici della Croda Marcora (Sorapis), provenienti dalla Riserva di Pontresina, nel Canton dei Grigioni (Svizzera). Durante il trasporto sopravvissero solo tre maschi e tre femmine.

 

Poco dopo il rilascio una coppia migrò spontaneamente verso nord e, passando per il gruppo del Sorapis e del Cristallo, si insediò nella Croda Rossa d'Ampezzo, dando origine a una colonia ancor’oggi presente. Nel 1975 il Comitato Provinciale della Caccia di Belluno acquistò altri 12 esemplari, quattro dei quali (un maschio e tre femmine) vennero rilasciati nel comune di San Vito di Cadore per rinforzare il piccolo nucleo esistente che non riusciva a crescere numericamente.

 

“Da questo esiguo numero – dicono gli esperti – si è lentamente sviluppata una popolazione che ora è ben radicata nel territorio, nonostante alcune difficoltà dovute al bracconaggio, all’elevata consanguineità e a problemi legati alla rogna”. Ad oggi gli stambecchi si sono insediati nel cuore del Cadore a cui appartengono i gruppi montuosi dell'Antelao (3.264 metri, la seconda cima delle Dolomiti), del Sorapis (3.205 metri) e l'imponente catena delle Marmarole (2.932 metri).

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