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Trento
24 luglio | 14:47

Dalla perdita di biodiversità al rischio speculazione, una LETTERA APERTA per dire "No alla "diffusione incontrollata dei vigneti in quota"

Negli ultimi mesi ci sono stati investimenti, anche importanti, di privati per l'acquisizione di ettari da destinare alla viticoltura. Il Comune intende attivare un tavolo per regolamentare i possibili sviluppi sul territorio. Intanto alcuni cittadini, preoccupati, scrivono una lettera aperta: "Difendiamo la montagna - no alla diffusione incontrollata dei vigneti in quota"

BRENTONICO. Preoccupazione. Questo esprime parte della popolazione per l'espansione della viticoltura a 1.200 metri di altitudine dell'Altopiano. I rischi? Uso di pesticidi e pressione sulle risorse idriche, perdita di biodiversità e effetti climatici e paesaggistici, impatti sul territorio, speculazione e concentrazione fondiaria e assenza di dialogo con il territorio. Bene invece la volontà del Comune di voler attivare un tavolo per avere regole chiare e certe di sviluppo dell'area.

 

La viticoltura è entrata in una fase di profondo cambiamento, spinta dalla crisi climatica con temperature sempre più elevate nel fondovalle ma anche per incentivi comunitari. La prospettiva è di spostare e installare i vigneti in quota. Ecco che sul monte Baldo, versante Brentonico, c'è un investimento importante per ettari firmato Veronesi Signorvino.

 

L'amministrazione comunale non esclude ulteriori sviluppi ma vuole regolamentare eventuali interventi futuri per non creare conflitti con le tradizioni e per non snaturare il territorio, oltre che ridurre possibili preoccupazioni e malumori dei cittadini. In sostanza si cerca di rispondere alla domandaquanta vite è compatibile con l’identità e l’equilibrio di Brentonico? (Qui articolo). Anche gli attori del sistema, come Marcello Ferrari e Albino Armani, su il Dolomiti hanno proposto una riflessione sul futuro del comparto, ma anche sulla necessità di una regolamentazione che può rappresentare un punto di innovazione ma anche di protezione per non essere aggrediti e per non subire investimenti e dinamiche economiche (Qui articolo).

 

E da qui prende spunto la lettera aperta di alcuni cittadini: "Difendiamo la montagna - no alla diffusione incontrollata dei vigneti in quota. Sosteniamo chi si prende a cuore il benessere della montagna e chiede limpidezza e partecipazione collettiva ai processi di modifica del territorio".

 

LA LETTERA IN FORMA INTEGRALE

Difendiamo la montagna – no alla diffusione incontrollata dei vigneti in quota

 

Gentili redazioni,

 

a seguito dei recenti articoli pubblicati da Il Dolomiti, noi, cittadini di Brentonico e non solo, vogliamo esprimere la nostra profonda preoccupazione per l’espansione incontrollata della viticoltura fino a 1200 metri di altitudine.

 

Questa espansione vitivinicola, basata su coltivazioni massicciamente irrorate con pesticidi, ha impatti gravi e diretti sulla salute del nostro territorio e di tutti noi — dagli operai agricoli agli abitanti, con particolare rischio per i bambini — compromettendo la disponibilità e la qualità dell’acqua, inquinando l’ambiente, riducendo drasticamente la biodiversità (autentico patrimonio dell’Hortus Europae del Monte Baldo) e modificando irreversibilmente il paesaggio storico-culturale. 

 

Riteniamo che sia responsabilità comune — di cittadini, politici, giornalisti e amministratori — mettere il benessere della comunità e del territorio al primo posto.

 

Invitiamo quindi la stampa a farsi carico di questo impegno, approfondendo i seguenti temi e dando voce alle comunità locali che rischiano di essere pericolosamente marginalizzate.

 

Riteniamo che principali rischi legati all’espansione dei vigneti convenzionali a Brentonico siano:

 

Uso massivo di pesticidi chimici: i trattamenti convenzionali sono caratterizzati da un utilizzo massiccio di antiparassitari, anticrittogamici e fitofarmaci che mettono a rischio la salute pubblica, con malattie riconosciute come, ad esempio, il Parkinson – malattia professionale dei viticoltori. Inoltre, è ampiamente dimostrato come i trattamenti utilizzati in agricoltura tradizionale si accumulino pericolosamente nel suolo e negli alimenti che arrivano successivamente sulle nostre tavole. Infine, i vigneti si trovano spesso in prossimità di falde acquifere potabilizzate, il che espone ad un alto rischio di contaminazione la comunità.

 

Pressione sulle risorse idriche: in un contesto di fragilità delle risorse d’acqua alpine, specie in zone calcaree come quella dell’ Altopiano di Brentonico, l’ installazione indiscriminata di impianti a vite, rischia di aggravare e generare crisi idriche già vissute, come quella del 2022. E’ di fatto consuetudine dotare i nuovi impianti di pozzi per la captazione dell’ acqua di elevatissime profondità, con il rischio di compromettere ulteriormente l’equilibrio delle falde.

 

Perdita di biodiversità: l’avanzamento della vite va direttamente a discapito dei prati, dei boschi e degli appezzamenti tradizionalmente destinati a molte altre colture agricole, danneggiando sensibilmente la preziosa biodiversità del nostro territorio e distruggendo i naturali rifugi ecologici di molti insetti impollinatori. L’avvento della monocultura della vite riverbera effetti negativi anche sul caratteristico paesaggio del Monte Baldo con la sua flora eccezionale e con il suo suggestivo fascino panoramico.

 

Effetti climatici e paesaggistici: le monocolture intensive aggravano gli effetti del cambiamento climatico a livello locale, oramai facilmente percepibile. Al contrario di quanto sarebbe necessario — come una gestione oculata del patrimonio boschivo — si procede con disboscamenti e riduzione dei prati, procedendo di fatto nella direzione opposta a quanto sarebbe opportuno.

 

Impatti sull’assetto del territorio: sbancamenti, recinzioni e realizzazione di terrazzamenti invasivi deturpano il paesaggio e aumentano i rischi geologici e idrogeologici. Ne sono esempio le frane avvenute nel 2019 e nel 2023 in zona Cornè e gli smottamenti sulla SP218 che va verso Polsa direttamente collegati al nuovo impianto vitivinicolo soprastante. (E' stato necessario attivare lavori di rifacimento della curva in corrispondenza della nuova cantina, presumibilmente con costi a carico della collettività.) Inoltre, l’aumento della frequenza di forti precipitazioni, dovuta dalla crisi climatica, intensifica ulteriormente questi problemi.

 

Speculazione e concentrazione fondiaria: senza una precisa regolamentazione, i terreni finiscono nelle mani di grandi gruppi e investitori esterni, non di giovani agricoltori locali. Penalizzati dalle ciniche logiche di mercato, questi ultimi agricoltori locali si trovano a dover affrontare grandi difficoltà nell’accesso a terra a prezzi sostenibili.

 

Assenza di dialogo con il territorio: La montagna è un delicato ecosistema da tutelare attraverso un’agricoltura rispettosa e partecipata, non con un modello imposto dall’alto, privo di trasparenza e confronto. Le comunità locali non possono essere così escluse dalle decisioni che trasformano il loro territorio.  
 

Accogliamo positivamente l’intenzione del Comune di Brentonico di aprire un tavolo tecnico e rivedere il Piano Regolatore Generale, ma chiediamo che questo processo sia trasparente, partecipato e vincolante, non solo consultivo. La voce dei cittadini, dei residenti, delle associazioni e degli operatori locali va ascoltata prima che sia troppo tardi.

 

In applicazione del principio di precauzione in caso di pericoli, anche solo potenziali, per la salute umana e per l’ambiente, deve essere assicurato il più alto livello di protezione. Il principio di precauzione costituisce l’ago della bilancia che fa sì che uno degli interessi oggetto di questa nostra sintesi, la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, abbia la meglio sull’altro, la libertà di iniziativa economica.

 

Ribadiamo che la viticoltura non è nemica, quando si sviluppa nel rispetto di un territorio e del suo fragile equilibrio ecologico. Diventa invece problematica se si trasforma in una monocoltura invasiva, estrattiva e disancorata dall’ecosistema montano. Quello che succederà in futuro non è certo. Ma anche solo il dubbio impone scelte attuali responsabili. Difendiamo insieme - cittadini, politici e giornalisti - e con determinazione l’equilibrio della montagna. Non accettiamo che venga svenduto alle logiche di mercato a breve termine e a favore di interessi particolari e non collettivi.

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