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| 04 nov 2025 | 11:31

''Dopo attimi di disperazione, noto il biglietto sul parabrezza. Praticamente un miracolo'', storia di un incredibile gesto di solidarietà: ''Vi dobbiamo almeno una cena''

Il racconto di un ragazzo che spiega come durante una gita al rifugio Sebastiani (Abruzzo) lungo un sentiero pieno di foglie aveva perso le chiavi della macchina. Tornato all'auto la stupenda sorpresa: ''Non so davvero cos'avremmo potuto fare. Eravamo letteralmente in mezzo al nulla, ultima macchina dell'area parcheggio, con gli ultimi minuti di luce e la temperatura sempre più bassa'' (qui la storia raccontata da chi le chiavi le ha trovate, una vera Odissea)

di L.P.

ROCCA DI MEZZO. ''Dopo qualche attimo di disperazione, noto questo biglietto sul parabrezza. Praticamente un miracolo''. E' una storia incredibile quella raccontata da un ragazzo di nome Lele che sta diffondendo il suo post nei gruppi di montagna per cercare i suoi benefattori. Qualcuno, infatti, ha ritrovato le sue chiavi della macchina che aveva perso lungo il sentiero e le ha direttamente riportate all'abitacolo lasciandole sul parabrezza con un bel bigliettino. Un gesto bellissimo reso ancor più incredibile dal contesto, come racconta lo stesso Lele. 

 

''La situazione è questa - scrive -. Io e la mia famiglia, con tanto di papà di quasi 70 anni piuttosto affaticato dalla giornata, arriviamo alla macchina dopo una salita e un pranzo al rifugio Sebastiani (Abruzzo). Mi rendo conto di aver perso le chiavi: panico totale. Non so davvero cos'avremmo potuto fare. Eravamo letteralmente in mezzo al nulla, ultima macchina dell'area parcheggio, con gli ultimi minuti di luce e la temperatura sempre più bassa. Il luogo antropizzato più vicino era un bar-rifugio (Rifugio del Lupo) a vari chilometri di sterrata, che sicuramente al nostro arrivo avremmo trovato chiuso, mentre il paese più vicino era a una decina di chilometri, ovviamente senza stazione del treno (dovevamo tornare a Roma)''.

 

''Dopo qualche attimo di disperazione, noto questo biglietto sul parabrezza - una sorta di visione mistica, racconta ancora il ragazzo -. Praticamente un miracolo, considerando che l'80% del percorso era ricoperto da un manto altissimo di foglie. Per non parlare del fatto che i nostri salvatori avessero un foglio e qualcosa con cui scrivere e che abbiano fatto il nostro stesso sentiero (potevano benissimo essere partiti da un altro punto). Francesco, Clarissa, Pietro e Moka (forse il nome di un cane?), se siete qui, fatevi avanti. Vi devo almeno una cena''. 

 

ps. per chi vuole conoscere la stessa vicenda raccontata da Francesco, Clarissa, Pietro e Moka ecco l'articolo di un bellissimo, ma complicato, gesto di solidarietà. 

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