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Attualità | 05 novembre 2025 | 19:00

Trovano le chiavi di un'auto nel bosco e inizia l'Odissea per restituirle: dalla telefonata al rifugio alla macchina che non c'è, dai passanti fermati ai chilometri percorsi, l'altra faccia della solidarietà

Francesco, Pietro, Clarissa e Moka ci hanno contattati per raccontarci la storia del ritrovamento delle chiavi smarrite sul sentiero di montagna verso il Rifugio Sebastiani: i proprietari dell'auto avevano pubblicato sui social un messaggio per rintracciarli e ringraziarli. La stessa famiglia pochi anni fa ha salvato il cane Moka dalle violenze, dopo averla ritrovata con le zampe spezzate

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Domenica scorsa, una semplice escursione al Rifugio Sebastiani si è trasformata in una piccola avventura che racconta lo spirito più genuino della montagna, quello fatto di solidarietà, comunità e reciproco aiuto.

 

Partiti dai Piani di Pezza, Francesco, Clarissa e Pietro, insieme alla loro inseparabile Moka, sono arrivati al rifugio verso le 11.30, giusto in tempo per pranzare. Intorno alle 12.30 hanno iniziato la discesa e, a circa un terzo del percorso, si sono imbattuti in un mazzo di chiavi abbandonato sul sentiero.

 

La reazione è stata immediata: hanno subito contattato Eleonora, che gestisce il Rifugio Sebastiani, chiedendole di avvisare i presenti. Poco dopo è intervenuto un signore che effettivamente non riusciva a trovare le chiavi della sua auto, una piccola utilitaria bianca. Si sono accordati: avrebbero lasciato le chiavi sotto un sasso, dietro alle ruote posteriori della vettura. Dopo aver scambiato i contatti telefonici, si sono rimessi in marcia.

 

Giunti al parcheggio, però, dell'auto bianca descritta nessuna traccia. In quella zona dell'altopiano non c'è campo per le comunicazioni, impossibile contattare il proprietario. Hanno ipotizzato che potesse aver parcheggiato al Rifugio del Lupo, a circa tre chilometri dall'inizio del sentiero.

 

Spostandosi, hanno individuato altre auto parcheggiate a circa 500 metri di distanza. Lì c'era effettivamente un'auto bianca. Hanno attivato il telecomando e, con grande sorpresa, ad aprirsi è stata l'auto grigia parcheggiata a fianco.

 

Dopo venti minuti di ricerca di segnale telefonico, sono finalmente riusciti a contattare il signore che ha dato loro una notizia inaspettata: aveva ritrovato le chiavi nel suo zaino. Non era lui ad averle smarrite. Dal Sebastiani, nel frattempo, nessuna chiamata.

 

Tornati all'inizio del sentiero, per circa un'ora hanno chiesto a tutti coloro che arrivavano se avessero perso le chiavi o se avessero incontrato qualcuno in difficoltà. Il tempo passava, dovevano rientrare a Roma.

 

Dopo un confronto con altre persone presenti, hanno preso una decisione. Qualche timore c'era, ma hanno scelto di comportarsi seguendo quello che ritenevano giusto, accettando il margine di rischio. Alla fine è andata bene. I proprietari dell'auto lunedì avevano condiviso sui social un post per rintracciare e ringraziare chi li aveva aiutati facendogli ritrovare (inaspettatamente) le chiavi.

 

"Con i se e con i ma non si va molto lontano", raccontano Francesco, Clarissa e Pietro. "Noi crediamo fortemente nello spirito di chi cammina tra le montagne e di chi naviga per mare. Abbiamo forte il senso di comunità, solidarietà e aiuto reciproco che solamente chi cammina e chi naviga porta sempre dentro di sé. Un codice morale ed etico indiscutibile che nel nostro piccolo portiamo avanti con orgoglio e semplicità, e che ammette una soglia di rischio accettato e condiviso".

 

Hanno scelto di rimanere anonimi perché questo cercano tra i sentieri e per mare: un anonimato che non è nascondersi, ma essere parte di una comunità naturalmente attenta che rispetta l'ambiente e il prossimo. Indistintamente.

 

Con loro c'era Moka, nata in una stalla a Celano quattro anni fa. Cacciata alla nascita insieme alla madre e all'intera cucciolata, venne trovata con le zampe posteriori spezzate. Furono proprio Francesco, Clarissa e Pietro ad accoglierla e a salvarla dai maltrattamenti, permettendole di rinascere. Oggi è un cane meraviglioso che, pur non fidandosi ancora completamente dell'uomo, cammina serenamente tra i sentieri d'Abruzzo al fianco di chi l'ha salvata. Una storia di solidarietà che unisce animali e persone, dove il rispetto per la vita, in ogni sua forma, diventa il filo conduttore di ogni gesto quotidiano.

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