Imprese boschive sempre più consapevoli e orientate a una gestione sostenibile. Il parere dell’esperto: “Fondamentale dare garanzia alla società di come lavoriamo”
Dopo la notizia delle sanzioni rilasciate a carico di imprese bellunesi per opere di disboscamento in aree soggette a vincolo, Il Dolomiti ha contattato Luca Canzan, dottore forestale e membro del Cifort, che ci ha spiegato come le ditte boschive siano oggi sempre più attente alla gestione corretta e sostenibile della loro attività

BELLUNO. Dopo la recente notizia di una serie di illeciti scoperti nell’ambito della gestione boschiva nel Bellunese, abbiamo interpellato un esperto per approfondire quello che è oggi un settore centrale per il territorio.
È infatti recente il dato relativo a quasi 3.200 euro di sanzioni rilasciate dai Carabinieri forestali a carico di imprese per disboscamento in area soggetta a vincolo idrogeologico (qui i dati). Come si spiegano? “Andrebbe approfondito cosa si intende qui per disboscamento - commenta Luca Canzan, dottore forestale e membro della direzione tecnica del Cifort (Consorzio imprese forestali del Triveneto) - ma quello che posso dire è che, se questi sono i dati ufficiali trasmessi dall’autorità competente, si tratta di una cifra tutto sommato minima e che, quindi, la gestione forestale complessiva è positiva".
In provincia di Belluno ci sono circa 152 imprese boschive, oltre la metà di quelle venete, e una sessantina è associata al Cifort, che recentemente ha organizzato una giornata di formazione a Villa Carpenada, con una partecipazione molto numerosa. “Da quella giornata - prosegue Canzan - è emersa in particolare la volontà delle ditte di mettersi in regola e avere una corretta gestione che eviti il contenzioso. Come Consorzio, infatti, lo sforzo è aiutarle a capire le norme, fornire loro gli strumenti adeguati e supportarle verso una gestione legale e sostenibile dell’attività forestale, compresa la sicurezza sui luoghi di lavoro. Nel 2025, infatti, sono iniziati in provincia dei controlli incrociati e congiunti tra carabinieri, Spisal e Direzione provinciale del lavoro che hanno stimolato ulteriormente a porre attenzione a una serie di aspetti amministrativi e organizzativi ormai fondamentali”.
Il messaggio principale è dunque che sono le ditte stesse ad autoregolarsi. “In una situazione dove, se una volta era il corpo forestale a dare una mano e spiegare cosa fare, oggi è più così - aggiunge - le ditte devono dotarsi di un'organizzazione propria. E in questo, il confronto con professionisti di diversa specializzazione è importantissimo per l’attività imprenditoriale”.
Non è un ulteriore aggravio per le piccole imprese? “Certamente - risponde Canzan - ma proprio perché sono in difficoltà il Consorzio cerca di aiutarle. Dopo Vaia, di fatto, le piccole ditte si stanno sempre più strutturando, hanno più operai e diventano società organizzate dotate di una gestione amministrativa importante. È chiaro che quelle individuali sono penalizzate, ma è purtroppo un’evoluzione necessaria al fine di rispondere a una mole di controlli sempre più serrata”.
La consapevolezza però è crescente: erano infatti oltre 100 gli imprenditori presenti all’incontro durato tutto il giorno, una partecipazione che Canzan definisce impensabile fino a dieci anni fa. “Ormai la complessità del fare impresa è tale - aggiunge - che, anche nel settore forestale, bisogna organizzarsi per tempo. In più c’è maggiore consapevolezza, considerando che siamo sotto attacco mediatico essendo spesso il taglio del bosco visto come un’azione negativa. Perciò si inizia a ragionare sul fatto di dover anche comunicare all’esterno che lavoriamo in modo legale e sostenibile: un messaggio non solo di facciata, ma fatto di documenti, organizzazione e sicurezza fondamentali per dare una garanzia alla società di quello che si sta facendo”.
Infine, il recente mancato rifinanziamento dell’Istituto di formazione superiore a Feltre “Formazione forestale per la montagna veneta” ha sollevato parecchie critiche (qui l’articolo). Eppure, di figure preparate c’è bisogno. “È stato un colpo al cuore - conclude Canzan - perché l’idea era eccezionale e ci abbiamo davvero messo l’anima. La passione da parte degli studenti era tanta, c’erano anche molti ragazzi e ragazze laureati: insomma, l’integrazione era estremamente varia e costruttiva e l’interessamento da parte delle imprese fortissimo, poiché cercano sempre più persone con una visione aperta e la conoscenza di norme e aspetti organizzativi. Purtroppo, un’occasione sprecata”.












