"Rumore, traffico e turismo: per anni sulle Dolomiti si è voluto massimizzare l’afflusso e i profitti, inutile ora lamentarsi"
La lettera di Alberto Montanari, un motociclista lettore de il Dolomiti: "Rivolgo un’osservazione agli abitanti e alle istituzioni, sempre più critici verso il turismo di massa che oggi affolla le Dolomiti: per anni è stato promosso e incentivato un modello turistico aggressivo, volto a massimizzare l’afflusso e i profitti. Oggi, però, si scopre che quel modello è divenuto insostenibile. Mi spiace, ma queste sono le conseguenze di scelte precise. Quando si privilegia l’economia a ogni costo, è inevitabile che si arrivi al punto in cui la qualità della vita ne risente"

TRENTO. Un motociclista appassionato di montagna e delle sue strade, testimone del contestato passaggio notturno delle Harley-Davidson sui passi dolomitici: si presenta così Alberto Montanari, che tramite una lettera indirizzata alla email de il Dolomiti porta alla luce alcune sue considerazioni sullo "stato dell'arte" della stagione estiva sui passi tra overtourism, eventi "rumorosi" e contraddizioni.
Alberto contesta le dichiarazioni degli organizzatori della 500 Miles che avevano minimizzato l'impatto acustico della manifestazione, denunciando scarichi non omologati e disturbi notturni; ma non si sottrae alle critiche da rivolgere al modello turistico "locale" che ha favorito un afflusso di massa cresciuto fino a diventare insostenibile, evidenziando l’ipocrisia di lamentarsi del rumore quando auto potenti, spesso straniere, contribuiscono altrettanto al problema. Il modello economico scelto, conclude, porta inevitabilmente a queste conseguenze.
IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA.
Scrivo questa lettera, come comune cittadino, in risposta alle dichiarazioni apparse su diversi quotidiani riguardanti il passaggio delle motociclette Harley-Davidson sui passi dolomitici, in particolare nell’area dei “quattro passi”.
Intervengo perché, proprio nel fine settimana oggetto delle polemiche, mi trovavo lungo quelle stesse strade e ho potuto constatare personalmente il continuo passaggio di questi mezzi, a qualsiasi ora del giorno e della notte, con conseguenti disagi per chi soggiornava nelle strutture ricettive, in cerca di riposo.
Premetto di essere anch’io un motociclista. Tuttavia, il mondo Harley-Davidson rappresenta un universo a parte. Chi guida queste moto, infatti, non viene quasi mai etichettato come “delinquente” o irresponsabile, come invece spesso accade a chi guida altri tipi di motociclette. Il motivo? Si dice che “loro vanno piano”.
Ma questo presunto andare piano non giustifica in alcun modo l’irregolarità tecnica della stragrande maggioranza di queste motociclette. È risaputo che uno dei primi interventi effettuati da molti possessori è la sostituzione degli scarichi originali con versioni non omologate, completamente aperte, che producono un rumore assordante e illegale.
A maggior ragione mi sento di rispondere agli organizzatori dell’evento, i quali, a fronte delle numerose segnalazioni, hanno minimizzato l’impatto acustico parlando di un “sporadico e rarissimo problema di rumore”. Vorrei far notare che sentire gruppi di Harley-Davidson sfrecciare davanti agli alberghi alle 5 del mattino, con scarichi aperti, non può in alcun modo essere definito un semplice “disturbo sporadico”. Non si trattava di pochi motociclisti, ma di un flusso costante e notturno durato per ore.
Detto ciò, rivolgo anche un’osservazione agli abitanti e alle istituzioni della zona, sempre più critici verso il turismo di massa che oggi affolla le Dolomiti: per anni è stato promosso e incentivato un modello turistico aggressivo, volto a massimizzare l’afflusso e i profitti. Oggi, però, si scopre che quel modello è divenuto insostenibile. Mi spiace, ma queste sono le conseguenze di scelte precise. Quando si privilegia l’economia a ogni costo, è inevitabile che si arrivi al punto in cui la qualità della vita ne risente.
Infine, ci si lamenta spesso del fatto che auto e moto utilizzino i passi alpini come se fossero circuiti. Tuttavia, basta recarsi sul posto per rendersi conto che la stragrande maggioranza dei veicoli ad alta velocità sono automobili da oltre 400 cavalli, con targhe prevalentemente tedesche, olandesi e svizzere. Si tratta di gruppi organizzati che portano ingenti profitti agli hotel di lusso, oggi sempre più diffusi su tutto il territorio dolomitico.
In sintesi, in questo contesto, è quantomeno incoerente sollevare critiche: è il modello stesso che è stato voluto, promosso e alimentato. Ora, inevitabilmente, bisogna accettarne anche le conseguenze.
Cordiali saluti, Alberto













