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Dopo il referendum in Veneto e Lombardia esultano Lega e Patt. Fugatti: ''Grande occasione per la nostra Regione", Marchiori: "Via al regionalismo"

Il segretario del Carrocio: "L'Autonomia trentina può solamente avere benefici in quanto in primo luogo essa è vista come modello di riferimento da parte di quei territori che chiedono maggiori livelli di autogoverno". Il vice-segretario del Patt: "La nostra regione può e deve essere un modello"

Pubblicato il - 23 ottobre 2017 - 21:13

TRENTO. Il referendum che si è tenuto ieri in Lombardia e in Veneto ha galvanizzato i due governatori targati Lega Nord. Sia Luca Zaia che Robarto Maroni sono più che soddisfatti, anche se quest'ultimo deve tamponare le polemiche sul flop del voto elettronico. Ma l'affluenza c'è stata e ora i due si dicono pronti a trattare con il Governo per l'ottenimento di maggiore autonomia da Roma.

 

La Lega, quindi, ha vinto la sua sfida, e quella trentina non poteva che condividere i festeggiamenti. "Il grande risultato della partecipazione nei referendum in Veneto e Lombardia e la conseguente vittoria dei Sì rimette al centro del dibattito politico italiano il tema delle Autonomie", afferma Maurizio Fugatti, che del Carroccio è consigliere provinciale e segretario.

 

"Tema - continua - che era stato accantonato a causa della riforma costituzionale del Governo Renzi, poi bocciata dagli elettori, che andava in una direzione centralista". E si riferisce al referendum dell'anno scorso in cui trionfò il No e che costrinse Renzi addirittura alle dimissioni. 

 

"La volontà di autogoverno delle popolazioni di Veneto e Lombardia dimostrata ieri rappresenta l'occasione per riprendere il percorso federalista del nostro Paese, cioè quella unica e vera riforma che può realmente rendere efficiente il sistema istituzionale italiano". 

 

"All'interno di questa cornice - sostiene Fugatti - l'Autonomia trentina può solamente avere benefici in quanto in primo luogo essa è vista come modello di riferimento da parte di quei territori che chiedono maggiori livelli di autogoverno".

 

E spiega il perché: "Essendo un modello al quale ambiscono anche altre Regioni diventa più difficile da parte del centralismo romano mettere in discussione le specificità della nostra autonomia".

 

"In secondo luogo inoltre un livellamento verso l'alto dei margini di autonomia delle regioni ordinarie porterà anch'esso vantaggi alla nostra Autonomia, che difficilmente potrà subire ridimensionamenti proprio per la nascita di questo fronte autonomista che si autoalimenta all'interno delle regioni a statuto ordinario virtuose".

 

"Il principio della virtuosità e del pareggio di bilancio all'interno di un 'regionalismo differenziato' così come previsto dall'articolo 116, comma 3, della Costituzione - afferma il segretario - da ieri è quindi diventato il motore del cambiamento istituzionale del nostro paese. Al suo interno - conclude - le Autonomie Speciali possono solamente uscirne rafforzate". 

 

Interviene anche il Patt. "Il regionalismo torna al centro dell’agenda politica italiana", commenta il vice-segretario, Simone Marchiori che, a nome della segreteria politica del Partito, interviene all’indomani del referendum in Veneto e Lombardia.

 

"La percentuale dei votanti - aggiunge Marchiori - per la Lombardia molto significativa e nel caso del Veneto assolutamente determinante, afferma in modo palese con la forza della democrazia la volontà dei cittadini di puntare in modo deciso sulla strada dell’autonomia e della responsabilità. I risultati delle province montane, come Belluno e Sondrio, dove esistono da tempo movimenti autonomisti vicini al Patt, confermano questo desiderio di autonomia che, in queste realtà, assume un significato particolare volto a contrastare lo spopolamento delle vallate con politiche più vicine alla montagna".

 

"In Italia – continua il vice-segretario – non si è mai perseguita con convinzione la via del federalismo, nonostante alcune autonomie speciali come quelle di Trento e Bolzano rappresentassero un esempio virtuoso di gestione responsabile, vicina al territorio e capace di dare risposte ai cittadini. Ora, dopo il voto, pare chiara la necessità di un cambio di approccio. Del resto la strada è segnata, considerando che anche l’Emilia Romagna, ha attivato con la procedura prevista dall’art.116 della Costituzione per ottenere maggiori competenze".

 

La strada però è ancora lunga: "Non si deve pensare - spiega Marchiori - che il voto significhi automaticamente autonomia o, peggio ancora, solamente più risorse. Va avviato un confronto serio con il Governo, nel solco della Costituzione, per concordare una proposta concreta ed attuabile che metta assieme le giuste rivendicazioni del territorio con il principio di sussidiarietà che deve governare i rapporti con lo Stato, vista anche la necessità di risanare i conti pubblici. Tuttavia ci sono tutte le premesse affinché si possa giungere ad un esito positivo: è notizia di stamane che il rappresentante del Governo incaricato di seguire la trattativa con Veneto e Lombardia in questa prima fase sarà il sottosegretario Gianclaudio Bressa, profondo conoscitore delle autonomie trentina e sudtirolese".

 

"La nostra Regione, infatti – conclude Marchiori – può e deve essere un modello a cui ispirarsi per far sì che quanto sancito dal voto popolare si traduca in un nuovo corso del regionalismo in Italia, che metta finalmente al centro i territori, garantendo a tutti, non solo alle Regioni più ricche, ma anche a quelle meno sviluppate, di poter adottare politiche adeguate per i propri cittadini che consentano crescita, competitività e una migliore qualità della vita. Come autonomisti sentiamo la responsabilità, in questo particolare momento, di stare al fianco dei territori che ambiscono a ottenere un maggiore livello di autonomia".

 

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