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Il pessimismo del presidente Dorigatti: ''Società frammentata e rancorosa. C'è bisogno di un nuovo Concilio di Trento''

Un bilancio di fine anno a tinte fosche quello tracciato dal presidente del Consiglio provinciale: "Fenomeni erosivi della società trentina. Serve un concilio dei territori alpini, ma anche delle religioni e delle culture e delle periferie d'Europa che vuole guardare a tutte le realtà del Continente"

Di Donatello Baldo - 27 dicembre 2017 - 14:39

TRENTO. Un bilancio di fine anno a tinte fosche quello del presidente del Consiglio Bruno Dorigatti in occasione dello scambio di auguri a Palazzo Trentini. E' arrivato addirittura a dire che "nell'anno Mille ci sono stati processi analoghi" a quelli che stiamo vivendo ora. Un millenarismo apocalittico forse un poco esagerato che però si è concluso con un auspicio: "A Trento un nuovo Concilio".

 

Proprio così: "Recuperando una storica vocazione all'incontro e al confronto, si potrebbe immaginare di dar vita a una sorta di Nuovo Concilio. Un concilio dei territori alpini, ma anche delle religioni e delle culture e delle periferie d'Europa che vuole guardare a tutte le realtà del Continente".

 

Per Dorigatti la situazione è pessima, c'è bisogno di una svolta. Non dice verso dove, sarà forse il Concilio a tracciare la rotta, chissà. Nel suo intervento ha descritto la situazione partendo dalla descrizione di quel che vede dall'altezza dello scranno di presidente del Consiglio provinciale.

 

"Non tocca a me esprimere giudizi. Mio dovere - spiega - è quello di registrare i cambiamenti dell'Aula consiliare e offrire una lettura riassuntiva sottolineando la differenza dell'agire parlamentare". E cos'ha visto Dorigatti in questa XV legislatura? "Una trasformazione della politica con la scomposizione e la riconfigurazione dei soggetti politici rappresentati in consiglio confluiti nel gruppo misto".

 

Un gruppo che effettivamente non c'era il giorno della nomina dei consiglieri, che si è però via via ingrossato per l'abbandono di alcuni consiglieri del gruppo con cui sono stati eletti. Da questo fenomeno, che ha riguardato cinque consiglieri in tutto, deduce quadro depressivo dell'intera società trentina.

 

"Questo - dice come premessa - è un fenomeno che in parte rispecchia una certa frammentazione sociale. Anche nella società trentina stanno avvenendo cambiamenti e nuove aggregazioni. E' il risultato della fluidità dei corpi sociali e delle loro istanze e aspettative". Un nuovo aspetto che indica una società ondivaga, frammentata e rancorosa, meno coesa che in passato e scarsamente sensibile ai grandi temi della politica".

 

E ancora, con pessimismo: "E' una società che appare sospesa tra le incertezze del presente e le domande del futuro con un abbandono dei modelli di coesione sociale. Pensiamo alla cooperazione - osserva - disorientata rispetto alla sua missione e alla sua cultura di provenienza". 

 

"Uno spaesamento - continua Dorigatti - che disegna un profilo del Trentino più litigioso che fatica ad adattarsi alla modernità. Un Trentino timoroso dei cambiamenti sociali ed economici, come la rivoluzione digitale e la crescente robotizzazione del lavoro".

 

Il presidente spiega a chi lo ascolta che c'è bisogno di "una comunità attenta alle dinamiche di cambiamento che la veloce realtà di sviluppo ci chiede, per evitare il rischio di ripiegamento su se stesso del corpo sociale e un conseguente indebolimento della tensione ideale dell'autonomia".

 

"Una debolezza diffusa - sottolinea Dorigatti - che sta provocando fenomeni erosivi della società trentina come quelli legati all'emigrazione giovanile, alle venature xenofobe, connesse con le paure epocali del terrorismo ed al disagio sociale provocato dai flussi migratori".

 

A questo dovrebbe rispondere la politica, "ma sembra che la risposta politica faccia fatica ad emergere, le forze politiche sono assorbite dalle diatribe interne e non appaiono in grado di indicare la rotta". Allora intervengano le istituzioni: "Le istituzioni - scrolla la tesata Dorigatti - sono oggetto di processi di scardinamento, arrancano nel tenere le briglie dello sviluppo. I fenomeni sociali di disuguaglianza non trovano risposte allargando la fascia delle sofferenze".

 

Insomma, sembra proprio che sia giunta l'ora di un nuovo Concilio. Nel discorso di apertura dell'ultimo, il Vaticano II del 1962, il papa Buono disse questo: "A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo".

 

 

 

 

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