Apertura Punto nascite di Cavalese, dopo i medici anche gli infermieri in allarme: ''Preoccupati per gli standard di sicurezza''
Dopo che sulla riapertura della struttura di Cavalese si era già espresso il presidente dei medici Ioppi (''Tutti si sbracciano e si vantano, senza però considerare i rischi'') l'assessora ha tentato di rassicurare tutti ma subito è arrivato l'Ordine delle professioni infermieristiche a ribadire le perplessità di una scelta per troppi dal sapore demagogico

CAVALESE. Mentre da un lato c'è una parte della politica che esulta dall'altro ci sono molte persone preoccupate e tra loro ci sono essenzialmente i tecnici, gli esperti, i medici. L'annunciata riapertura del punto nascite per il primo dicembre di Cavalese ha strappato applausi da molti cittadini dopo che la questione si era trasformata in una battaglia dal sapore demagogico che la politica, proprio per questo, non ha potuto ignorare.
Oggi, mentre la neo assessora Stefania Segnana annuncia che ''si garantirà un servizio sicuro e al tempo stesso sostenibile'' arriva la voce dell'Ordine delle professioni infermieristiche di Trento che esprime la sua ''preoccupazione per la sostenibilità e il mantenimento dei criteri di sicurezza nel tempo''. E qualche settimana fa avevamo dato voce anche all'Ordine dei medici che esprimeva le stesse paure. Il presidente Ioppi spiegava che ''alcuni politici hanno cercato consensi facili tra populismo e demagogia. Tutti si sbracciano e si vantano, senza però considerare i rischi, le angosce e i pericoli per i professionisti, ma anche per la madre e il nascituro".
D'altronde la posizione di chi lavora in questi ambiti non poteva che essere questa. Il numero di parti, infatti, previsto per un punto nascite sicuro e a pieno regime sarebbe superiore ai 1.000 parti all'anno. Si era stabilita, a livello di Stato-Regioni, una possibilità di deroga per le strutture rispondenti a particolari requisiti (per esempio posizionati in zone impervie o che coprono comunità altrimenti isolate) se comunque riuscivano a mantenere una soglia superiore ai 500 parti all'anno. Cles, per esempio, è riuscita a centrare questo obiettivo. Cavalese non ci arrivava nemmeno vicina: nel 2015 erano state 232 (meno della metà di quanto previsto per legge) le nuove nascite e nel 2016 erano crollate a quota 80 (anche perché dal novembre 2015 il punto nascita era aperto solo nelle ore diurne). Ora è stata concessa la deroga alla deroga ma si vedrà se sarà sostenibile sia sul piano della sicurezza garantita all'interno che sul piano economico.
"La decisione di riaprire il punto nascite di Cavalese è stata presa perché a monte vi sono impegno, responsabilità e dialogo fra tutte le parti. Un dialogo che non faremo certo venire meno né su questa né su altre tematiche che riguardano la salute dei cittadini". Ha detto l'assessora Stefania Segnana. "Voglio assicurare i professionisti ed in particolare il presidente dell'ordine dei medici - prosegue l'assessore - che Provincia e Azienda sanitaria porranno la massima attenzione ai fini di garantire un servizio sicuro e al tempo stesso sostenibile sotto tutti i punti di vista. Prezioso sarà ancora una volta il confronto che manterremo costantemente, promuovendo fin dai prossimi giorni un incontro con l'ordine dei medici e le loro rappresentanze sindacali”.
E mentre rassicurava il presidente dell'ordine dei medici ecco alzarsi la voce dell'Ordine delle professioni infermieristiche. Il Presidente Daniel Pedrotti e il Consiglio Direttivo dell’Ordine ''prendono atto della delibera della nuova Giunta provinciale per la riapertura del punto nascita dell’ospedale di Cavalese, ma esprimono preoccupazione per la sostenibilità e il mantenimento dei criteri di sicurezza nel tempo''.
''Presa la decisione politica - comunicano - sarà ora compito dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari garantire il rispetto degli standard di sicurezza, reperendo medici, ostetriche, infermieri e altri operatori disposti, in tempi di carenza di personale, a lavorare a Cavalese. L'Ordine delle Professioni Infermieristiche esprime perplessità sulla tenuta di un Sistema sanitario provinciale che, a fronte di risorse limitate, deve necessariamente garantire massima sicurezza anche in strutture con numeri di parti annui di molto al di sotto degli standard che a livello internazionale sono previsti per il mantenimento dell'expertise del personale. Auspichiamo, quindi, che l'imprescindibile sicurezza di madri e neonati siano garantite attraverso modelli organizzativi, di presa in carico e formazione adeguati e che la sicurezza non venga garantita a discapito delle dotazioni - e quindi della sicurezza stessa - di altri ospedali e unità operative''.
''Di fronte al trend demografico - completa l'Ordine delle professioni infermieristiche - al quale stiamo assistendo, con un rapido invecchiamento della popolazione e un aumento dei bisogni socio sanitari complessi, riteniamo fondamentale che, in termini di appropriatezza nell'impiego delle risorse, la riapertura di un punto nascite che contempla solo 230 parti all'anno non implichi una riduzione di investimenti e di progettualità negli ambiti della cronicità, della disabilità, della continuità ospedale-territorio e dell'integrazione socio-sanitaria, tutti aspetti per i quali è necessaria e sensata un'organizzazione territoriale di prossimità. Come Ordine delle Professioni Infermieristiche, di fronte alla decisione presa, non possiamo che augurarci che si trovino le soluzioni appropriate per garantire la sicurezza di madri e neonati e un esercizio professionale sereno ai tanti professionisti sui quali graverà una grande responsabilità. Su questo vigileremo a tutela degli infermieri, rinnovando la nostra disponibilità a collaborare sui tavoli istituzionali''.













